Con il PNRR riavremo borghi storici rinnovati e nuovamente vissuti?


Di Vincenzo Silvestrelli*

I CENTRI STORICI ED I BORGHI SONO UN PATRIMONIO ITALIANO DA SALVAGUARDARE. CON IL “COMITATO BORGHI” APPENA COSTITUITO DAL MINISTERO DELLA CULTURA I FONDI DEL PNRR POTREBBERO UNA OPPORTUNITÀ DI VALORIZZAZIONE NON EPISODICA E IN GRADO DI FAVORIRE LA COLLABORAZIONE FRA PUBBLICO E PRIVATO

Il Ministero della Cultura ha ricostituito il Comitato Borghi, organismo pubblico permanente che, a detta del Ministro Dario Franceschini, sarà «funzionale alla realizzazione del progetto di valorizzazione dei borghi e delle aree interne contenute nel Pnrr che avrà anche il compito di definire le strategie per la valorizzazione di questi luoghi così importanti e unici del nostro Paese».

Il Pnrr prevede per i borghi un finanziamento di circa un miliardo di euro, ma come fare per rivitalizzare davvero i piccoli centri? L’associazione Italia Nostra ha elaborato da tempo un piano per i Borghi con l’intento di facilitare l’uso di risorse pubbliche e private nella valorizzazione di questo grande patrimonio nazionale.

«Nel dibattito pubblico italiano – osserva Italia Nostra da tempo è consolidato il concetto “Centro Storico” (centri storici grandi, medi e cosiddetti centri storici minori). Meno nitida invece è la definizione di “Borgo” che oltre a sovrapporsi spesso ai piccoli centri storici, non solo indica dimensioni particolarmente contenute bensì mostra il carattere della spiccata ruralità, ovvero assenza di aspetti tipicamente urbani (uno o più edifici pubblici, palazzi e non solo case, spazi per il commercio, più chiese), invece presenti nei centri storici minori anche i più decentrati».

Sia i centri storici che i borghi hanno bisogno di apposite politiche per salvaguardarne la specificità e la sopravvivenza. Anche città come Venezia, pur caratterizzate da un enorme flusso turistico, hanno il problema di un centro storico che si sta svuotando di residenti e ospita solo attività non essenziali. La città rischia così di diventare un “parco giochi” per turisti.

La crisi demografica italiana e le questioni poste dalla globalizzazione sono una minaccia per i piccoli centri. La recente pandemia ha però visto un ritorno temporaneo ai piccoli borghi grazie anche al lavoro agile (smart working). Questo fenomeno potrebbe essere sostenuto anche attraverso l’uso di fondi pubblici, l’adeguamento delle strutture di connessione e la messa a disposizione di locali per il lavoro in aree comuni (co-working).

Lavorare insieme in ambiente ben connessi e attrezzati, seppure collocati nel territorio e non nei grandi agglomerati urbani, consente di mantenere i vantaggi del lavoro in presenza insieme alla possibilità di eliminare spostamenti urbani ed extra-urbani che incidono moltissimo sull’ambiente e sulla qualità della vita.

I piccoli centri sono la specificità italiana e rappresentano un grande Patrimonio e un tratto identitario forte e inconfondibile, apprezzato e goduto da milioni di visitatori appassionati e studiosi italiani e stranieri, che molto più avrebbe da offrire sia in termini culturali che sociali ed economici.

La tutela dei Borghi e Centri Storici scaturisce dalla consapevolezza del valore civile, educativo, simbolico, spirituale ed evocativo delle nostre memorie, in essi contenuto e giunto fino a noi. Non di meno occorre consolidare la consapevolezza del loro potenziale valore economico, già oggi enorme ma certamente dagli sviluppi incalcolabili.

Gli interventi di un Piano per i borghi e i centri storici dovrebbero essere concepiti come azione organica sui singoli territori interessati sia per l’aspetto strategico di prevenzione del danno sia per gli aspetti tecnici, metodologici, progettuali e operativi.

I piccoli centri sono caratterizzati inoltre dalla permanenza di un Welfare di comunità che, adeguatamente sostenuto e integrato con il Welfare generale, rappresenta un elemento fondamentale per la qualità della vita. La presenza di reti familiari e sociali è infatti difficilmente sostituibile dai servizi pubblici. Un’altra caratteristica dei servizi organizzati a livello di comunità locali, è l’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti beneficiari. Organizzare asili di prossimità o servizi per la cura dei malati, pur in rapporto con i servizi pubblici, consentirebbe il loro maggiore controllo e lo sviluppo di professionalità nella comunità di appartenenza. Occorre solo crederci… e investire!

                                                                                *Presidente di Eticamente. Impresa e lavoro.


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