Campania: lo spettro della Dad e degli adulti che dialogano tra loro (ma non con i ragazzi)


Di Lisa Zuccarini

ANCHE SE IERI IL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA VINCENZO DE LUCA PARE AVER FATTO MARCIA INDIENTRO SULL’IPOTESI DI FAR TORNARE LE SCUOLE DELLA REGIONE IN DIDATTICA A DISTANZA (DAD), NON SAPPIAMO ORMAI PIÙ QUALE TRA I DUE SIA DIVENTATO IL MALE PEGGIORE, IL VIRUS O LA SUA GESTIONE BUROCRATICO-POLITICA

Il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola ha chiesto in sede di Conferenza Stato Regioni il ritorno alla Didattica a distanza (Dad).

Il numero dei contagi si fa pressante, l’ansia nei corridoi della regione monta, e la soluzione più pratica e “ragionevole” per tutti pare di nuovo una e sola: si chiude scuola, ragazzi a casa, lezioni in video, e tutto è bene quel che finisce bene. Una storia già vista.

Peccato che qui di storie finite davvero bene non si parli, perlomeno non di quelle dei diretti interessati, non davvero né profondamente. 

È innegabile che i contagi ci siano, i ricoveri incalzino, e le terapie intensive siano sorrette da operatori sanitari stremati (a cui va davvero tutta la nostra completa e assoluta stima, la loro presenza spesso inerme come di chi lotta con armi spuntate ci commuove e ci rincuora).

Non vogliamo perciò esprimere giudizi di sorta sulla necessità o meno di prendere provvedimenti. Se mosse da un sincero presagio di sventure peggiori, le azioni preventive sono utili, paternamente valide.

È il fatto che i ragazzi e l’istruzione scolastica vengano tirati in ballo così alla buona, immediatamente, come se non ci fosse troppo da pensare ad alternative possibili che tanto si fa prima a chiudere le scuole. È questo che fa ci venire un certo prurito alle tempie, e ci fa chiedere “ma siamo sicuri?”.

Ma ne siete certi? Al cento per cento? 

Ce l’avete esattamente in mente cosa vuol dire, cosa è significato per questi preadolescenti e adolescenti in piena tempesta puberale, isolarsi per un anno abbondante? Li avete guardati in faccia? Con i genitori ci avete parlato? Lo sapete sul serio che molte ragazze si sono avviate all’anoressia, alle dipendenze, altre hanno scelto di disinibirsi su TikTok per trovare un conforto irreale nel mondo virtuale? Lo sapete che i ragazzi hanno smesso di relazionarsi tra loro, e non escono più di casa perché la socializzazione che a quest’età è così determinante ma tremendamente difficile da gestire, ora li spaventa più della morte? 

Ma lo sapete che ad una fetta di ragazzi mancano oggi le basi psicologiche per un futuro sano, perché la struttura psichica di un giovane in piena esplorazione del proprio potenziale va in crisi in mezzo secondo, soprattutto oggi, in una società che non offre reti di contenimento e ideali nobili?

Se chiudere la scuola fosse l’unico innegabile atto di protezione dall’irruenza di questa nuova ondata pandemica (comunque meno focosa delle precedenti) allora si, la scelta di riportare tutti in Dad prima delle feste potrebbe avere un senso. 

Ma credo che a tanti, troppi giovani, venga tolta oggi l’aria con una facilità che un po’ mi impressiona. Il che è la stessa cosa che fa il Covid. E a questo punto non so quale tra i due stia diventando il male peggiore.


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