Le figure bibliche proposte dalla Liturgia dell’Avvento

di Giuliva di Berardino

IL PROFETA ISAIA, IL PRECURSORE GIOVANNI “IL BATTISTA”, MARIA, LA MADRE DEL SIGNORE, E SAN GIUSEPPE

Per aiutarci a vivere meglio il tempo liturgico dell’Avvento, la liturgia ci fa vivere un percorso spirituale specifico. In questo articolo vi presento le figure bibliche che la liturgia ci indica perché tutto il popolo di Dio possa imitare l’atteggiamento interiore di questi personaggi che hanno saputo attendere con fede e speranza la venuta del Signore, in modo da poter vivere questo tempo con un intenso percorso spirituale, in comunione con tutta la Chiesa. Durante tutto l’Avvento, quindi, impariamo ad attendere, insieme al popolo d’Israele e in comunione di spirito, nella speranza che fonda il messaggio profetico contenuto nel libro di Isaia, profeta che viene letto tutto il tempo di Avvento.

La prima domenica d’Avvento punta l’attenzione sulla fine dei tempi e sul ritorno del Signore. La seconda e la terza domenica sono centrate sulla persona e sull’opera del Battista. Gli ultimi otto giorni di questo tempo sono dedicati a Maria, la Madre di Gesù, che visse intensamente l’Avvento durante i nove mesi in cui portò Gesù nel suo grembo, figura anche di tutta la Chiesa che attende la venuta del Signore con fede e gioia grande.

IL PROFETA ISAIA

Un’antichissima e universale tradizione ha assegnato all’Avvento la lettura del libro di questo profeta, perché in lui, più che negli altri, si trova un’eco della grande speranza che ha confortato il popolo eletto durante i secoli duri e decisivi della sua storia, soprattutto durante l’esilio. La seconda parte del libro, costituita dai capp. 40-55, chiamata “Il libro della consolazione”, è opera del cosiddetto Deutero-Isaia. Essa contiene essenzialmente un lieto annuncio di liberazione, parla di un nuovo e più glorioso esodo e della creazione di una nuova Gerusalemme. Le pagine più significative di questo libro sono proclamate durante l’Avvento e costituiscono un annuncio di speranza perenne per gli uomini di tutti i tempi. Il Deutero-Isaia presenta agli sfiduciati esuli il fondamento dell’attesa del futuro. Non c’è motivo per dubitare che Iahvè non compia le sue promesse. Lui, che ha creato i cieli e la terra, non manca della potenza per redimere Israele (48,13). La salvezza sarà dunque una nuova creazione (45,7-8) e il futuro avrà il senso di un’azione creatrice

IL PRECURSORE GIOVANNI “IL BATTISTA”

E’ l’ultimo dei profeti e riassume nella sua persona e nella sua parola tutta la storia precedente nel momento in cui sfocia nel suo compimento. Ben incarna, pertanto, lo spirito dell’Avvento. Giovanni è il segno dell’intervento di Dio per il suo popolo; quale precursore del Messia, ha la missione di preparare le vie del Signore (cf Is 40,3), di offrire ad Israele la “conoscenza della salvezza” che consiste nella remissione dei peccati, opera della misericordia di Dio (cf Lc 1,77-78) e, soprattutto, di indicare Cristo già presente in mezzo al suo popolo (cf Gv 1,29-34). La coscienza lucida della sua missione, la sua volontà di far posto a Cristo che deve crescere, mentre lui deve diminuire (cf Gv 1,19-28), fanno del Battista una figura sempre attuale. Egli è il modello di coloro che Dio consacra totalmente a preparare le sue vie; di quanti sperimentano la gioia di udire la voce divina e di vedere accolta la propria testimonianza; di coloro che servono il Vangelo destando salutari inquietudini nelle coscienze assopite degli uomini; di quanti sono ridotti al silenzio nelle martorianti prigionie di ogni tempo. Non si può parlare di Giovanni senza parlare del Cristo; perciò la Chiesa non rievoca mai la venuta del Salvatore senza ricordarsi di Giovanni del quale Gesù stesso ha fatto il massimo elogio: “Fra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni”, anche se “il più piccolo nel Regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7,28).

MARIA, LA MADRE DEL SIGNORE

L’Avvento è il tempo liturgico nel quale, a differenza degli altri come sarebbe auspicabile, si pone felicemente in rilievo la relazione e la cooperazione di Maria al mistero della redenzione. Ciò avviene come “dal di dentro” della celebrazione del mistero e non per sovrapposizione o per aggiunta devozionistica. Nei testi della Liturgia dell’Avvento, possiamo dire con le parole della Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II, che Maria “primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. Con lei, eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura una nuova economia allorché il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana, per liberare coi misteri della sua carne l’uomo dal peccato” (n. 55). L’Avvento ci fa considerare particolarmente Maria in rapporto alla venuta del Signore. Con l’immagine biblica della “figlia di Sion” la Liturgia ci ricorda che in Maria culmina l’attesa messianica di tutto il popolo di Dio dell’Antico Testamento; questa attesa in lei si raccoglie in una aspirazione più ardente, in una preparazione spirituale più totale alla venuta del Signore. L’Avvento, nella sua immediata preparazione al Natale, ricorda particolarmente la divina maternità di Maria. Il Figlio di Dio non discende dal cielo con un corpo adulto, plasmato direttamente dalla mano di Dio (cf Gn 2,7), ma entra nel mondo come “nato da donna” (Gal 4,4), salvando il mondo, in questo modo, dal di dentro. Maria è colei che, nel mistero dell’Avvento e dell’Incarnazione, congiunge il Salvatore al genere umano. I testi evangelici delle genealogie di Gesù e dell’annunciazione, che vengono proclamati in questo tempo, ci ricordano tale mistero di “assunzione” dell’umano e di “immersione” nell’umano da parte di Dio. L’anello ultimo di questo mistero è la divina maternità verginale di Maria.

San Giuseppe

Dai testi biblici dell’Avvento natalizio emerge, anche se con l’umiltà che la contraddistingue, la figura di Giuseppe, sposo di Maria, e proprio nel momento più significativo e delicato insieme della sua missione di padre legale di Gesù. Il “mistero” di Giuseppe è riassunto in due parole dal testo evangelico: uomo giusto (cf Mt 1,19). Giuseppe appartiene alla stirpe di Davide e, come tale, permette di comprendere il compimento della promessa fatta da Dio al suo regale antenato: “Io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno” (2 Sam 7,12). Giuseppe, in tal modo, è l’anello di congiunzione che, attraverso Davide da cui discende, unisce Cristo alla grande “Promessa“, cioè ad Abramo. Proprio perché legalmente “figlio di Giuseppe” (Lc 4,22), Gesù ha potuto rivendicare a sé il titolo messianico di “figlio di Davide” (cf Mt 22,41-46). Come “figlio di Davide” (Mt 1,20), Giuseppe ha un posto nel mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio perché permette a Cristo di collocarsi nella stirpe davidica secondo le promesse messianiche. Infine la figura di Giuseppe appare l’uomo giusto per la sua fede. Egli è il tipo del “povero“, non solo perché assicura alla vita di Cristo l’inserimento nella comunità degli ultimi tempi, ma soprattutto perché la sua fede è modello di quella di ogni uomo che vuole entrare in dialogo e in comunione con Dio.

 

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