Kiko Argüello (Cammino Neocatecumenale): “non potete immaginare le lotte che abbiamo avuto Carmen e io quando ci conoscemmo”


di Kiko Argüello*

KIKO ARGÜELLO: “NON HO INVENTATO IO IL CAMMINO NEOCATECUMENALE E COSÌ NEMMENO CARMEN; NOI NON ABBIAMO INVENTATO NULLA, NON ABBIAMO PRETESO FARE NULLA. IL SIGNORE HA CONDOTTO ME, MEDIANTE L’INCONTRO CON LA SOFFERENZA DEGLI INNOCENTI E PER UNA SERIE DI CIRCOSTANZE – COME L’AVER CONOSCIUTO LA FIGURA DI CHARLES DE FOUCAULD –, A VIVERE CON I POVERI

Cari fratelli, vi presentiamo alcune note biografiche di Carmen Hernández affinché possiate conoscerla meglio. Dio ha scelto me, come anche Carmen, per compiere un’opera al servizio della Chiesa. Il Cammino Neocatecumenale deve molto a Carmen, moltissimo; il Cammino non esisterebbe senza di lei, senza la sua visione teologica.

Come ho ripetuto in molte occasioni, non ho inventato io il Cammino Neocatecumenale e così nemmeno Carmen; noi non abbiamo inventato nulla, non abbiamo preteso fare nulla. Il Signore ha condotto me, mediante l’incontro con la sofferenza degli innocenti e per una serie di circostanze – come l’aver conosciuto la figura di Charles de Foucauld –, a vivere con i poveri, pensando che, se il Signore sarebbe tornato nella sua seconda venuta, avrei voluto che mi trovasse ai piedi di Cristo crocifisso con gli ultimi della terra, con gli innocenti. È con questo spirito che andai a vivere nelle baracche. Carmen veniva da Israele, pensava di formare un gruppo di evangelizzazione per stare con i minatori di Oruro, in Bolivia. Così aveva concordato con alcune sorelle della Congregazione delle Missionarie di Gesù Cristo, in cui era stata. Carmen, mediante padre Farnés, aveva conosciuto tutto il rinnovamento del Concilio Vaticano II, del Mistero pasquale, della riforma liturgica; per di più, aveva studiato teologia a Valencia. Le Missionarie di Cristo Gesù l’avevano inviata in Inghilterra con il fine di prepararsi ad andare in India, ove era stata destinata. In quel momento, la sua Congregazione si trovava a un crocevia: si era celebrato il Concilio e dovevano riformare le Costituzioni dell’Istituto.

Le prime che erano partite alle missioni per evangelizzare in Asia, in Giappone, in India – a vent’anni dall’apertura di queste missioni – tornavano alla Congregazione e non volevano riformare nulla, mentre un gruppo di sorelle più giovani, che conoscevano la riforma del Concilio, desideravano cambiare un poco il loro Istituto; tra di esse vi era anche Carmen. La chiamarono dall’Inghilterra, dove si stava preparando per andare in India, perché avevano deciso che era meglio che lasciasse la Congregazione insieme con altre consorelle. Erano ragazze molto decise, molto competenti. La Congregazione pensava che Carmen fosse con loro e la chiamarono per comunicarglielo. Carmen soffrì molto perché non voleva lasciare l’Istituto. Raccontava che andava al museo Marés di Barcellona, in cui vi sono molti crocifissi romanici, e là piangeva vedendo Cristo, perché si sentiva crocifissa. Alla fine prevalse la decisione della Congregazione e le dissero che doveva lasciarla. A Barcellona sperimentò una vera kènosis, perché la espulsero senza un motivo grave, solamente per il fatto di voler rinnovare l’Istituto e renderlo più conforme al Concilio Vaticano II.

L’amore così grande che Carmen ebbe alla liturgia e ai sacramenti le veniva attraverso padre Farnés. Per lei fu molto importante padre Farnés, perché lo conobbe quando non le permisero di fare i voti con le Missionarie di Gesù Cristo e si trovava in un’enorme sofferenza; egli le stette molto vicino: come un angelo, la consolò e aiutò a vivere questo momento. Padre Farnés proveniva dall’Istituto di Pastorale Liturgica di Parigi, era stato discepolo di Bouyer – uno dei teologi più importanti del rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II. Fu molto importante per Carmen conoscere Farnés in questo momento di cambio, perché tutto il rinnovamento del Concilio era stato portato avanti principalmente dal Movimento Liturgico e dall’Istituto Biblico di Parigi. Per di più, la sofferenza che visse a Barcellona la preparò per sperimentare esistenzialmente il Mistero pasquale: il dinamismo di passare dalla morte alla vita lo sperimentò con una forza enorme nella propria carne.

Racconto queste cose per dire come Dio si è servito di Carmen, e di me, per portare avanti un’opera che non è nostra. Carmen, quando uscì dalla Congregazione, la prima cosa che fece è dire al gruppo delle sue amiche – che volevano fondare una nuova Congregazione di evangelizzazione –: «Io, seguendo Sant’Ignazio, me ne vado in Terra Santa per un anno con la Scrittura». Trovò un’amica irlandese che la accompagnò. Andarono con uno zaino e una tenda da campeggio e percorsero tutto Israele fin dalla Giordania. Carmen diceva che là in Israele, alle rive del Lago di Tiberiade, seduta sulla roccia del Primato di Pietro, domandò al Signore che cosa volesse da lei e sentì che Dio le avrebbe indicato la sua volontà nella Chiesa; l’amore a Cristo presente nella missione che doveva compiere nella Chiesa sarebbe stato aprire questa iniziazione cristiana mediante il Cammino Neocatecumenale.

In Israele conobbe alcuni padri Francescani, Basilio, Delfín, ecc… Carmen, senza saperlo, stava aprendo le porte per il Cammino in Terra Santa e, grazie a lei, ci concessero il terreno del Monte delle Beatitudini. Conobbe anche padre Gauthier, professore di teologia, francese; questi aveva scritto un libro sui poveri e aveva fondato Les Compagnons de Jésus charpentier (i Compagni di Gesù carpentiere), una Congregazione di evangelizzazione che aveva il suo centro a Nazaret. In questa Congregazione Carmen vide come collaboravano nell’evangelizzazione uomini e donne insieme, con grande zelo. Questo la impressionò, perché prima si pensava che le donne dovessero stare da una parte e gli uomini dall’altra. Dio si è servito di tutto questo per prepararci.

Dopo Israele, Carmen e io ci incontrammo grazie a una delle sue sorelle; io stavo già nelle baracche. Carmen, pensando forse di convincermi ad andare con questo gruppo che si formava per evangelizzare a Oruro, venne a vivere con un’altra compagna in una zona vicina a dove stavo io. Carmen venne a vivere alle baracche e conobbe quel primo gruppo con José Agudo, con gli zingari. Là il Signore cominciò a fare un’opera sorprendente: apparve lo Spirito Santo in mezzo a quei poveri. Quando Carmen vide quella comunità e come pregavano quei fratelli, rimase molto colpita. I poveri rispondevano alla Parola di Dio in una maniera incredibile: non si difendevano, non avevano nulla da difendere davanti alla Parola di Dio; le risposte dei poveri alla Parola di Dio lasciarono Carmen molto sorpresa.

La visita alle baracche di Mons. Casimiro Morcillo, Arcivescovo di Madrid – un vero miracolo – fu ciò che fece decidere Carmen a collaborare definitivamente con me. Nella zona delle baracche vi erano molti cani e tutti mi seguivano con amore: erano molto buoni, non morsero nessuno se non un fratello di Carmen che voleva portarla via da lì, una cosa sorprendente! La famiglia, i suoi fratelli non la capivano molto. Una volta questo suo fratello venne a parlare con lei per toglierla dalle baracche e un cane lo morse. Giammai un cane nelle baracche aveva morso qualcuno. Non so che cosa vide in questo signore per venire a morderlo, per cui egli dovette andarsene per farsi fare l’antirabbica e gli passò la voglia di tornare a cercare Carmen. La famiglia non capiva cosa facesse là, tra i poveri. Che orrore! I fratelli di Carmen erano persone molto pragmatiche e con molti soldi, degli industriali tra i più importanti di Spagna.

Non potete nemmeno immaginare le lotte che abbiamo avuto Carmen e io quando ci conoscemmo. Lei pensava che fossi un presuntuoso e che usassi i poveri per costruirmi un piedistallo, che ero un “cursillista”. Raccontava che impiegò tre anni per convincermi che Cristo era risuscitato, finché composi il canto “Risuscitò”. Mi diceva cose terribili perché non insuperbissi. Non aveva nei miei confronti nessuna dipendenza né affetto, nulla, era completamente libera! Stava con me perché sentiva che era volontà di Dio. Mi costò molto accettare Carmen, finché il Signore mi disse nell’intimo che lei era una grazia grandissima per me, che era una grazia che qualcuno mi dicesse costantemente la verità, che Dio l’aveva inviata con una missione; allora accettai Carmen nella fede come un’inviata di Dio. Soffrii, finché mi resi conto nella fede che veniva da Dio e da quel giorno fu una grazia per me. Carmen è stata stupenda, meravigliosa!

È qualcosa di sorprendente! Se penso alla mia vita, mi pare un sogno! Non sono io! Quante situazioni abbiamo vissuto! Siamo giunti a Roma, portati da Don Dino Torreggiani, al Borghetto Latino, poi alla parrocchia dei Martiri Canadesi; abbiamo vissuto con gli anziani a Firenze, nell’ospizio di Scandicci; poi con i poveri della Curraleira a Lisbona, ecc… Tutto è opera di Dio! Tutto lo ha fatto il Signore per noi!

Carmen amava la Chiesa e il Papa al di sopra di tutto. Particolarmente profonda fu la relazione tra San Giovanni Paolo II e Carmen. San Giovanni Paolo II ebbe sempre un’attenzione speciale per Carmen, una grande ammirazione, riconoscendo l’importanza che aveva per il Cammino, soprattutto per il suo “genio femminile” e per il suo grande amore al Concilio e alla Chiesa. Ricordo sempre che, come consultore del Pontificio Consiglio per i Laici, dopo un’Assemblea Plenaria, noi consultori passammo a salutare il Santo Padre uno ad uno. Questi era già molto malato: non sapevamo se sentiva o meno; rimaneva seduto con la testa inclinata e gli occhi chiusi. Quando giunsi dinanzi a lui, il Cardinal Riłko, che era al suo fianco, gli disse all’orecchio: «È Kiko!». All’istante, il Papa alzò la testa, aprì gli occhi e a voce altissima domandò: «E Carmen? Dov’è Carmen?». E tutti i presenti gli fecero un grande applauso.

In queste note biografiche vedrete una donna eccezionale, importantissima per la Chiesa, innamorata di Cristo, della Scrittura e dell’Eucaristia. Aveva chiara coscienza del fatto che la missione che Dio le aveva dato era appoggiarmi, difendermi e correggermi per il bene del Cammino Neocatecumenale. Rendo grazie a Dio per Carmen, che mi ha sempre detto la verità, costantemente. Era una donna profonda, autentica e libera nella sua relazione con tutti. Era molto intelligente. Amava Cristo e la Chiesa e il Papa al di sopra di tutto. Per amore alla Chiesa e ai fratelli è rimasta insieme a me cinquant’anni, benché alle volte le risultasse difficile. A Carmen importava solamente fare la volontà di Dio e vide che tale volontà consisteva nello stare al mio fianco in questa iniziazione cristiana che è il Cammino Neocatecumenale.

Crediamo che Carmen è con il Signore, è già nella festa. Queste note biografiche non sono solo per i fratelli del Cammino, bensì per tutta la Chiesa, per far conoscere una donna straordinaria, che ha vissuto la fede in grado eroico. Carmen Hernández! La migliore catechista del mondo! Donna davvero eccezionale, con una generosità enorme, ha negato se stessa per mostrare me, perché vedeva come i fratelli mi seguivano; nonostante le correzioni che mi faceva, rimaneva sempre dietro a me. Una donna importantissima per la Chiesa! Visse sempre innamorata di Cristo. Se leggete i suoi Diari, dice sempre: «Gesù, ti amo, ti amo!». In ogni pagina: «Ti amo, ti amo!». Amare Cristo è l’unica verità: «Ama Cristo e ti seguiranno a migliaia», affermano i Padri del Deserto. Io credevo che seguissero me, ma ora scopro che migliaia di fratelli sono nel Cammino grazie a Carmen e all’amore che Carmen aveva per Cristo. Pregate per me.

* Iniziatore del Cammino Neocatecumenale
Prefazione a “Carmen Hernández. Note biografiche“, di Aquilino Cayuela
[Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2021]


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