Il maestro Stefano Burbi: “i media orientano l’opinione pubblica con una disinformazione sconcertante”


di Pietro Licciardi

IL MAESTRO STEFANO BURBI SPIEGA LE RAGIONI DI CHI MANIFESTA NELLE PIAZZE DI TUTTA ITALIA CONTRO L’ATTUALE “REGIME POLITICO-SANITARIO”

LEGGI QUI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA

Stefano Burbi, fiorentino, è compositore, direttore d’orchestra, con oltre mille brani all’attivo fra colonne sonore per film, balletti, musical, musica sinfonica, da camera e sacra. Ha diretto orchestre prestigiose ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Saggista e poeta, è stato definito uno dei più prolifici autori contemporanei. Una personalità, dunque, di grande cultura e sensibilità, che come moltissimi altri italiani ha voluto impegnarsi in prima persona in una civilissima battaglia per il diritto e la libertà.

Chi sono le persone che scendono in piazza o che condividono i motivi delle vostre manifestazioni?

«Famiglie, professionisti, medici, infermieri, operai, studenti, artisti, persone normalissime e non violente, profondamente segnate da restrizioni insensate e misure discriminatorie. Alcuni sono disperati nella loro disarmante dignità e meritano tutto il nostro supporto. Tutti pensano di essere finiti in un incubo dal quale sembra difficile svegliarsi, Moltissimi sono vaccinati, ma non accettano, giustamente, un mondo ostile con chi solo osa farsi delle domande o avere dei dubbi legittimi».

Lei che probabilmente ha il “polso della piazza”, per esserci stato, crede che l’opposizione sia destinata a durare o si spegnerà con l’inasprirsi della repressione da parte del governo?

«Finché ci saranno uomini e donne di buona volontà che credono nei valori di tolleranza e libertà, la resistenza non solo non cesserà, ma sarà sempre più forte, soprattutto se, come sembra, la repressione di questo governo, che secondo me ha dato vita ad un regime covidista, sarà destinata ad essere ancora più violenta. No, non si spegnerà affatto, anche se prenderà altre forme, probabilmente ancora più efficaci delle manifestazioni di piazza. In ogni caso parliamo di proteste civili, non violente ed inclini al dialogo con chi purtroppo non si sta rendendo conto dell’abisso in cui stiamo cadendo».

Da parte dei media si parla di complottiamo per screditare il movimento di opposizione. Lei cosa risponde?

«I media purtroppo non stanno facendo un buon servizio e stanno orientando l’opinione pubblica con una disinformazione sconcertante. Ovviamente non mancano nel variegato mosaico del movimento posizioni – minoritarie – che sono difficilmente difendibili o sostenibili, ma la posizione predominante è del tutto ragionevole e poggia su dati inoppugnabili, come incontrovertibile è il fatto che i governi che si stanno comportando in modo simile o seguano una regia unica o adottino un forte spirito di emulazione. Al momento si deve combattere con i dati reali che possiamo dimostrare e che provano che sono stati commessi tanti errori fin dalle prime fasi di questa pandemia. Di certo nel fronte contrario al green pass – che, sottolineo ancora, non significa no vax – ci sono molte anime, ma non si può né si deve parlare di terrapiattisti, complottisti, irresponsabili o negazionisti».

Qual è l’atteggiamento che ha riscontrato tra i cattolici su questa vicenda? Purtroppo ci sono preti e vescovi che sembra abbiano affatto idea della posta in gioco in questo momento.

«Preferisco, da cattolico, stendere un velo pietoso su questo e non commentare».

Continuerete con l’attuale strategia, ovvero con le manifestazioni di piazza?

«Non spetta a me prendere decisioni. Se posso esprimere la mia opinione, credo che le manifestazioni abbiano già fatto capire chiaramente che gran parte della popolazione non è favorevole a queste misure autoritarie e inaudite e che ora si debba adottare la strategia della controinformazione, anche se è difficile, visto che i media sembrano essere tutti schierati da una parte con pochissime eccezioni e le recenti dichiarazioni di Mario Monti sono la conferma che ormai abbiamo a che fare con  un regime in piena regola. Se vogliamo erodere il consenso verso questo governo, dobbiamo cercare di portare dalla parte della ragione coloro che sono ancora convinti che il virus sia la peste nera e che la salvezza dipenda solo dalle decisioni folli, strampalate e crudeli del governo».

Vi è una qualche forma di coordinamento tra le manifestazioni spontanee che si sono avute in questi mesi ovunque in Italia?

«Che io sappia no, o solo in parte. Ma è inevitabile che sia così».

Sulla nostra testata abbiamo scritto che forse è arrivato il momento di pensare ad una nuova Solidarnosc. Lei che ne pensa?

«Mi auguro che non sia necessario, ma certo, se continua così, una riflessione a più ampio raggio andrà fatta. Almeno 8 milioni di italiani sono rimasti senza voce e senza rappresentanza nel mondo della politica. Qualcuno compie l’errore madornale di contare fra i dissidenti solo i non vaccinati, mentre il malcontento serpeggia anche fra coloro che, o per libera scelta o per costrizione, si sono vaccinati ma sono contrari a queste assurde discriminazioni. Chi voteranno alla prossima consultazione elettorale questi italiani che ad occhio e croce valgono una bella fetta dell’elettorato? Non dimentichiamo che i 5 Stelle alle ultime elezioni politiche hanno preso 10 milioni e mezzo di voti (32%), più o meno il numero di italiani che sono palesemente contro questo governo, quindi anche contro i partiti che lo appoggiano. Se tutti questi italiani rimasti orfani di un punto di riferimento politico, scegliessero di convogliare le proprie preferenze in un partito che difendesse le libertà fondamentali, questa nuova entità raggiungerebbe la stessa percentuale e rischierebbe di diventare il primo partito in Italia. Chi raccoglierà questo nuovo consenso, che difficilmente andrà verso i partiti tradizionali, tutti, chi più chi meno, complici attivi o passivi di questo scempio? Qualcuno ci ha pensato?».


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