Il Pontefice, la sua potestà sulla Chiesa e un dipinto di Guido Reni


Di Aurelio Porfiri

SAN PIETRO PENITENTE

In anni recenti esiste un’ampia riflessione sul ruolo del Pontefice e sulla sua potestà di giurisdizione sulla Chiesa universale. In realtà questo tipo di dibattito non è certo cosa nuova e va avanti almeno dal Concilio Vaticano I, con la sua proclamazione di infallibilità. Ma bisogna dire che prima con Giovanni Paolo II e poi con Francesco questo dibattito sul ruolo del Papa è divenuto sempre più importante.

Pensando al Papa come successore di Pietro, possiamo riflettere su un dipinto del grande Guido Reni (1575-1642), il San Pietro penitente probabilmente dipinto intorno al 1600.

Una descrizione dell’opera ci dice: “Quest’intensa raffigurazione di San Pietro trasmette perfettamente l’angoscia e il pentimento derivanti dal rimorso di aver appena rinnegato il Cristo, caduto nelle mani dei farisei. L’episodio è narrato nel Vangelo di Matteo: “….E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all’aperto, pianse amaramente”. (Matteo 26, 75) Claudio Strinati mette in risalto come il maestro bolognese raggiunse la sua immensa e meritata fama anche grazie a ritratti “introspettivi”: solitari personaggi colti nel momento di un’intensa manifestazione emotiva (il pentimento, ad esempio), come avviene in questo dipinto: il senso di rimorso che attanaglia il cuore di San Pietro invade completamente la composizione e viene veicolato dal Reni  attraverso gli occhi supplichevoli bagnati di lacrime del santo, rivolti direttamente al Padre. Evidente in questo dipinto è il principio dell’impasto cromatico con cui il Reni  riesce a trasferire sulla tela quella dimensione emozionale senza cadere mai nella retorica, restando fortemente ancorata al classicismo colto che lo rese così rinomato” (collezione-m.it).

Il critico d’arte Claudio Strinati dice che Reni “restò famoso nella storia dell’arte anche per le sue immagini di santi o del Cristo dolente a mezzo busto con lo sguardo devotamente volto al cielo in segno di preghiera e di rovello interiore. Esempio magistrale di tale tendenza è in questo dipinto opera della piena maturità caratterizzato da una materia pittorica piena e densa che è metafora stessa della potenza emotiva espressa dalla mano del maestro e si pone tra i più grandi modelli del genere nel percorso artistico del grande bolognese. Va rimarcato proprio il principio dell’impasto cromatico con cui Reni trasferisce sul piano stilistico quella dimensione sentimentale che, nelle sue forme più elevate come in questo caso, non cadde mai nella retorica ma restò ancorata a una forma di eletto classicismo con cui egli fece scuola a tutto il mondo” (collezione-m.it).

Il dipinto ovviamente ci parla di almeno due cose, da un lato l’enorme responsabilità che Cristo ha messo sulle spalle di Pietro, dall’altro lato come lo stesso provi dolore intenso quando prova la consapevolezza di averlo tradito.

Guardando questo dipinto in cui è palpabile una emozione intensa, non possiamo che provare quei sentimenti ancora più intensamente verso noi stessi, noi che certamente non tradiamo di meno, malgrado le nostre responsabilità non siamo universali come quelle di ogni successore di Pietro.

 


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