Virgo Lauretana, la “Madonna delle battaglie”

di Gianmaria Spagnoletti

È “ITALIANA” DA SECOLI, MA LA MADONNA DI LORETO HA AIUTATO I POLACCHI IN DIVERSE GRANDI OCCASIONI. NOTISSIMO IL RACCONTO DELLA SUA CASA TRASPORTATA DAGLI ANGELI DOPO LA CADUTA DI S. GIOVANNI D’ACRI (1291). MA È SOLO UNA LEGGENDA…O NO? QUALCHE PICCOLA CONSIDERAZIONE (CON SORPRESA FINALE)

 

Oggi 10 dicembre, la Chiesa celebra la memoria della Madonna di Loreto, patrona degli aviatori. Loreto, nelle Marche, è famosa per il Santuario a Lei dedicato, che ospita la Sua casa. Secondo tradizione l’edificio sarebbe giunto direttamente dalla Terrasanta al termine delle Crociate, trasportato dagli angeli con alcune tappe intermedie dove ancor oggi si ricorda il transito: Tersatto (in Croazia), Ancona (in località Posatora), a Monte Prodo e infine nella località attuale. Recentemente, però, ha preso piede una teoria secondo cui l’edificio sarebbe stato smontato da una famiglia di nome Angeli ai tempi della caduta delle ultime roccaforti crociate in Terrasanta (1291) e riassemblato dove si trova oggi.

Tuttavia, recenti studi hanno riaffermato la veridicità della Santa Casa e l’attendibilità del racconto del suo trasporto angelico, a partire da fattori molto concreti: il tipo di malta (gesso mischiato con cenere di legna) originale della Palestina, così come la porta in legno di cedro e le pietre usate per la muratura, che combaciano perfettamente con la “traccia” ritrovata a Nazaret, là dove l’edificio si appoggiava a una grotta (e questo spiega il perché ci siano tre pareti anziché quattro). Non mi dilungo su questo argomento perché già ampiamente affrontato da “Informazione Cattolica” in precedenza. Mi piace però ricordare che il culto della Madonna di Loreto è ancora molto sentito, anche fuori d’Italia. Soprattutto i polacchi sono particolarmente devoti, e non solo perché la “Madonna italiana” somiglia a quella di Częstochowa essendo nera (non si tratta di una coincidenza, ma di altri motivi). La spiegazione è prettamente storica, dato che l’immagine della Vergine Lauretana era sugli stendardi dell’esercito comandato da Jan Sobieski, che affrontò i turchi nella Battaglia di Vienna (11 settembre 1683), e che riportò una schiacciante vittoria pur essendo in netta inferiorità numerica. Una volta messo in rotta l’esercito ottomano, Jan si recò a Vienna insieme a Marco d’Aviano a ringraziare la Madonna di Loreto nella chiesa a Lei dedicata, dove venne cantato un “Te Deum” corale. Per questo, uno degli affreschi presenti nella Basilica rappresenta appunto la vittoria di Jan Sobieski.

Nella Basilica c’è anche un altro affresco dedicato sempre alla Polonia, ma riguardo a un avvenimento più recente: la Battaglia di Varsavia del 16 agosto 1920.
L’antefatto è la (ri)nascita della Polonia dalle ceneri dell’Impero tedesco, dell’Impero austro-ungarico e di quello russo dopo la Prima guerra mondiale. Questo nuovo Stato però dovette subito affrontare la forte Unione Sovietica, a motivo di contese territoriali e del desiderio di quest’ultima di “esportare” la Rivoluzione nel resto d’Europa.

Dopo una prima parte del conflitto favorevole ai polacchi, l’URSS ribaltò la situazione, tanto che a metà del 1920 la Polonia sembrava sull’orlo del crollo definitivo.

A quel punto il Generale Józef Haller, che comandava l’esercito polacco insieme al generale Józef Piłsudski, ordinò otto giorni di preghiere per propiziare una vittoria che sembrava impossibile, e anche il Papa del tempo, Benedetto XV, chiese ai fedeli la recita del Rosario con la stessa intenzione.

Contro ogni aspettativa, il 16 agosto una massiccia offensiva guidata da Haller ruppe l’assedio a Varsavia, mentre il Generale Władysław Sikorski isolò sulla Vistola le truppe sovietiche, che si ritirarono lasciando migliaia di morti e prigionieri. L’URSS fu quindi costretta a chiedere e a firmare un armistizio. Fu il Generale Haller a battezzare questa grande vittoria il “Miracolo della Vistola”.

In seguito, il destino portò i soldati di Varsavia direttamente a Loreto poco più di vent’anni dopo, perché tra le truppe alleate che risalivano la penisola italiana c’era il II Corpo polacco, comandato dal Generale Władysław Anders e formato da 75 mila uomini, in maggior parte liberati dai Gulag sovietici in seguito all’accordo di collaborazione Sikorski-Majskij del 1941 (che comunque molti attribuirono anche all’intervento della Madonna Nera). Senza sapere di aver evitato la terribile fine dei commilitoni uccisi a Katyń (!) furono trasportati attraverso il “corridoio persiano” (l’Iran occupato congiuntamente da inglesi e sovietici) nel Mandato britannico di Palestina, e da lì in Italia.

A loro si deve la liberazione di Loreto dall’occupazione tedesca il 1° luglio 1944, e il 18 luglio quella di Ancona. I polacchi avrebbero poi combattuto, con molte perdite, tra le macerie di Montecassino e avrebbero poi completato il loro percorso con la liberazione di Bologna il 25 aprile 1945. Fedeli alla loro devozione, scelsero di avere un proprio cimitero di guerra a Loreto oltre a quello di Montecassino, dove il Generale Anders (morto nel 1970) volle essere sepolto. Fra l’altro sua figlia Anna Maria Anders è ambasciatrice polacca in Italia dal 2019.

Infine, la Madonna di Loreto gode del titolo di “Patrona degli aviatori” che Lefu dato subito dopo la Prima guerra mondiale, quando papa Benedetto XV lo ufficializzò mediante un Breve pontificio il 24 marzo del (fatidico) 1920, che include anche la formula di benedizione degli aerei o “Preghiera dell’Aviatore”:

PREGHIERA DELL’AVIATORE

Dio di potenza e di gloria

che doni l’arcobaleno ai nostri cieli

noi saliamo nella Tua luce per cantare,

con il rombo dei nostri motori

la Tua gloria e la nostra passione.

Noi siamo uomini ma saliamo verso di Te

Dimentichi del peso della nostra carne

purificati dei nostri peccati.

Tu, Dio, dacci le ali delle aquile,

lo sguardo delle aquile, l’artiglio delle aquile,

per portare, ovunque Tu doni la luce,

l’amore, la bandiera, la gloria d’Italia e di Roma.

Fa, nella pace, dei nostri voli il volo più ardito:

fa, nella guerra, della nostra forza

la Tua forza, o Signore,

perché nessuna ombra sfiori la nostra terra.

E sii con noi, come noi siamo con Te,

per sempre.

L’Aeronautica Militare dimostra di tenere in grandissima considerazione il legame con la sua Patrona: oltre al fatto (altamente simbolico) di avere una propria base nella città marchigiana, ha messo in atto una serie di iniziative per celebrare il Giubileo Lauretano del 2020: in primis un pellegrinaggio della sacra effigie sia nei maggiori aeroporti civili che nelle diverse basi militari d’Italia, con grande partecipazione dei fedeli, militari e civili. Allo stesso tempo è stato emesso un francobollo celebrativo ed è stata fatta una raccolta fondi di beneficenza intitolata “Un dono dal cielo” a favore degli ospedali pediatrici “Giannina Gaslini” di Genova, “Bambino Gesù” di Roma e “Santobono Pausilipon” di Napoli.

Tutto ciò è veramente notevole, anche al di là delle celebrazioni in sé, perché mentre da una parte qualcuno cerca di “smitizzare” la storia della Santa Casa, è l’Aeronautica Militare a fare un “atto di fede” più aperto di chi, pur proclamandosi cattolico, non ammette il miracolo. In effetti, chi mai accetterebbe una Patrona degli aviatori la cui casa fosse stata trasportata via nave invece che per “via aerea”?  Eppure, è proprio l’Aeronautica Militare, dove le altissime tecnologie sono all’ordine del giorno, che onorando pubblicamente la Madonna di Loreto, paradossalmente riconosce l’attendibilità del “trasporto angelico”, a dispetto di tanti tentativi di “demistificazione” che vorrebbero una fede che “vola a bassa quota”. Ma come può la fede restare viva se scarta la possibilità del soprannaturale?

 

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A.M. Ringrazio di cure per quanto è stato pubblicato, Sono notizie storiche/religiose che in pochissimi erano a conoscenza ( io compreso!)