Il Sillabo, questo sconosciuto!


di Diego Torre

IL SILLABO DI PIO IX, UN TESTO CHE IRRITA NON SOLO I NEMICI DELLA CHIESA MA ANCHE LE ANIME PALLIDE DELLO STESSO MONDO CATTOLICO SEMPRE IN CERCA DI COMPROMESSI

Il Sillabo (Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores), è una raccolta di 80 proposizioni contenenti gli errori principali dell’epoca moderna,  condannate dal beato Papa Pio IX. Ognuna di esse richiama i documenti pontifici (encicliche, brevi, allocuzioni) in cui ciascuno degli “errori” è stato analizzato. Non ricordarlo nel tempo della festa dell’Immacolata sarebbe un’omissione che non ci permetterebbe di cogliere in pieno la valenza di questo dogma.

Il Sillabo infatti nella volontà del Papa era un tutt’uno con la verità sull’immacolato concepimento di Maria SS., tanto che fu posta al lavoro per la sua elaborazione la stessa commissione che aveva operato per la definizione del dogma. 

L’8 dicembre del 1864 ricorreva il decennale della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, e venne promulgata l’enciclica Quanta cura, dedicata agli errori della civiltà moderna, con allegato questo elenco degli errori moderni, che colpiva le ideologie scaturite dalla Rivoluzione francese,  specialmente il liberalismo, il socialismo ed il laicismo.

La semplice impostazione di condanna è una sintesi ed un manuale di brevi proposizioni, secche e precise, il cui approfondimento era rinviato ai documenti citati in ciascuna proposizione. Questo stile scarno e perentorio irritò non solo i nemici della Chiesa, ma anche le anime pallide dello stesso mondo cattolico sempre in cerca di compromessi; ancor più della stessa enciclica che lo accompagnava ed argomentava. Entrambi  furono osteggiati e censurati , particolarmente in Italia, Francia e Russia.

Era chiaro nella mente di Pio IX che non era tempo di discorsi melliflui ed equivoci; la verità andava detta senza sconti. E lo scenario storico di una Chiesa sotto assedio confermava in pieno la necessità dell’intervento papale. Si stava realizzando la cosiddetta unità d’Italia, in durissima contrapposizione, anche ideologica, con la Chiesa stessa.  Beni ecclesiastici confiscati, ordini religiosi soppressi, invase ed annesse le provincie settentrionali dello stato pontificio, Romagna, Marche ed Umbria. 3 anni dopo (1867) Garibaldi tenterà invano di marciare su Roma e 6 anni dopo (1870) ci sarebbe stata la breccia di Porta Pia, l’interruzione del Concilio Vaticano I e il Papa prigioniero in Vaticano. Roma in quegli anni traboccava di esuli e di giovani volontari, provenienti da tutta Europa che volevano raggiungere le bande borboniche nel meridione d’Italia o che si arruolavano nell’esercito del Papa-Re, comandato da mons. De Merode, un aristocratico fiammingo già  ufficiale nella Legione Straniera, che meritò la Legion d’Onore nelle guerre d’Algeria. Ordinato poi sacerdote, raggiunse Roma dove divenne Pro-Ministro delle Armi, ovvero ministro della difesa. 

Nel testamento Pio IX indicò come luogo definitivo della sua sepoltura la basilica di San Lorenzo al Verano. Morì nel 1878 e 3 anni dopo la morte si tentò la traslazione della salma che era in Vaticano… a mezzanotte. Migliaia di romani accorsero, ma la feccia liberal-massonica in agguato aggredì i fedeli con  bastoni, sassi e torce per impossessarsi della salma e, al grido di «al fiume il papa porco», tentare di gettarla nel Tevere. Il progetto non riuscì ma esso ci fa capire quale fosse il clima di quegli anni in Italia.

Viviamo oggi nell’epoca post-moderna. Dopo oltre centosettanta anni,  va riconosciuta la visione lungimirante del grande Papa sui pericoli che ci toccano da vicino. In Pio IX, spiega mons. Negri, è “la capacità di leggere i propri tempi, secondo una prospettiva capace d’intravederne gli sviluppi, è certamente ravvisabile nella sua polemica con lo Stato moderno, vale a dire con il suo porsi come Stato totalitario. Gli sviluppi della storia hanno appunto confermato come tutto quanto preoccupava Pio IX, ovvero che lo Stato non avesse limiti e che fosse concepito quale fonte di ogni diritto, si è affermato come concezione socio-politica prevalente nel secolo XX” (Pio IX–Attualità & Profezia, 2006).

E secolo XXI, mi permetto di aggiungere.


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