Messico: persecuzione inconcepibile in atto di cardinali, vescovi e preti che incitano all’impegno civico


di Angelica La Rosa

IL TRIBUNALE ELETTORALE FEDERALE DEL MESSICO, SENZA RISPETTARE IL DIRITTO DI TUTTI I CITTADINI DI PROFESSARE LA PROPRIA FEDE ED ESERCITARE LA  LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, HA CONDANNATO DUE CARDINALI, UN VESCOVO E DUE SACERDOTI PERCHÉ SI SONO PRONUNCIATI A FAVORE DELLA DIFESA DELLA VITA ED HANNO INVITATO A RIFLETTERE SUL SIGNIFICATO DEL PROPRIO VOTO

In Messico la libertà religiosa è seriamente a rischio. Il Tribunale Elettorale del Potere Giudiziario Federale (TEPJF), senza rispettare il diritto umano di tutti i cittadini di professare la propria fede ed esercitare la propria libertà di espressione, ha condannato due cardinali, un vescovo e due sacerdoti, solo perché si sono pronunciati a favore della difesa della vita nascente ed hanno invitato a riflettere bene sul significato del proprio voto, invitando a pregare prima di votare.

La Camera Specializzata della TEPJF ha stabilito all’unanimità che i ministri del culto religioso, cattolici, “hanno trasgredito i principi costituzionali di separazione Chiesa-Stato e di equità e uguaglianza per via della diffusione di video nell’ambito del processo elettorale federale 2020-2021, attraverso vari profili e canali su Facebook, Twitter e YouTube».

Le condanne della Corte sono state infllitte al cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo primate del Messico, al cardinale Juan Sandoval Íñiguez Cardenal, arcivescovo emerito di Guadalajara, a monsignor Pedro Pablo Elizondo Cárdenas, Vescovo di Cancún-Chetumal, ai sacerdoti Mario Ángel Flores Ramos – che è stato rettore della Pontificia Università del Messico (UPM) -, e Ángel Espinosa de los Monteros.

Il partito che ha denunciato le presunte irregolarità è stato quello fondato da Andrés Manuel López Obrador (nella foto sopra), il Movimento di Rigenerazione Nazionale (MORENA). La sanzione sarà definita dal ministero dell’Interno e potrebbe andare dall’ammonizione, al dover pagare una multa che può arrivare fino a circa 3 milioni di pesos messicani, vale a dire circa 130.434,7 euro.

Adesso il caso potrebbe essere portato davanti a un organismo internazionale, come la Corte interamericana dei diritti umani (IACHR). “Non è stato rispettato il ruolo della Chiesa, né la libertà di espressione”, ha detto uno dei condannati a “La Gaceta de la Iberosfera“.

Il criterio della corte che allude alla “separazione Chiesa-Stato” è un’antica ermeneutica ufficiale, risalente ai tempi in cui governava il Partito Rivoluzionario Istituzionale, il cui fondatore, il presidente Plutarco Elías Calles, perseguitava sacerdoti e fedeli cattolici, li torturava e li uccideva durante la Guerra contro i Cristeros, avvenuta tra il 1926 e il 1929.

Secondo una tale interpretazione della separazione tra Stato e culti religiosi, i ministri non possono esercitare la loro libertà di espressione e perderebbero anche i loro diritti politici.

Per molti, la risoluzione della TEPJF non è una sorpresa, dal momento che se la più alta istanza del potere giudiziario in Messico, la Corte Suprema di Giustizia della Nazione (SCJN) sostiene con veemenza una difesa intransigente dell’ideologia di genere e considera l’aborto come “giusto”, non ci si può aspettare di meno da altri spazi di “amministrazione della giustizia”.

La TEPJF ha affermato che “coloro che hanno diffuso i messaggi sono persone con un espresso divieto costituzionale, data la loro qualità di ministri del culto religioso, pertanto, avendo un’influenza rilevante su coloro che professano il credo cattolico, è stato loro impedito di pronunciare la loro posizione in merito alle elezioni concorso, nonché per incitare al voto pro o contro qualsiasi forza politica o candidatura“.

La presidente del Ruth Institute statunitense, la dott.ssa Jennifer Roback Morse (nella foto sopra), ha definito la decisione “una farsa“. Ha inoltre aggiunto che “il bigottismo antireligioso di uno dei giudici del tribunale, il magistrato Gabriela Villafuerte Coello, è stato manifestato quando ha detto che ‘i voti non sono cose celesti o spirituali. Si tratta di decidere i voti con conoscenza, con informazione, oltre a riflettere su altre cose, e questo è proprio ciò che deve essere rispettato, perché l’ispirazione celeste non farà sì che le persone migliori siano nelle posizioni elette dal popolo. E’ logico’. In realtà non c’è niente di logico nell’affermare che tutte le persone religiose sono, per definizione, illogiche“, ha detto la Morse.

Il cardinale Sandoval Íñiguez si è sempre distinto per essere stato diretto e chiaro nelle sue dichiarazioni, a differenza di tanti altri, caratterizzati dalla loro tiepidezza. Secondo Aciprensa, la sanzione nei suoi confronti trae origine dal fatto che il 1° giugno scorso aveva fatto appello a “non votare per chi è al potere“, perché può arrivare “la dittatura comunista, un sistema socialista che schiavizza“.

Sandoval Íñiguez aveva anche spiegato che era in gioco la famiglia, “il bene della famiglia e della vita, perché questo governo ha adottato l’ideologia di genere“.

Per quanto riguarda la sanzione contro il cardinale Carlos Aguiar Retes, è stato segnalato per un fatto accaduto addirittura durante il periodo elettorale del 2018 (ma di nuovo nel 2021 il video era circolato sui social network) quando ha semplicemente chiesto ai fedeli di ragionare sul significato del loro voto, cercando il rispetto dei “valori fondamentali della nostra fede, come come è diritto alla vita, diritto a una famiglia stabile, diritto all’istruzione, diritto alla libertà religiosa”. In altre parole, il Cardinale non ha detto nulla che non sia già previsto dalla Dottrina Sociale della Chiesa, e ciò che si dice in qualsiasi messa domenicale, solo che la Corte di fatto ha limitato la libertà di espressione, e di religione, quando si svolgono i processi elettorali in Messico.

Padre Mario Ángel Flores Ramos durante una conferenza dal titolo: “Dottrina sociale della Chiesa e impegno politico nelle elezioni del 6 giugno” aveva detto che non bisogna dare “più potere a chi non ha saputo usarlo per il bene comune” e ha anche affermato di non dare più fiducia “a chi si dedica a dividere“, invece di “unire e sviluppare“. Infine aveva chiesto di prendersi “cura della democrazia, perché è di tutti, e non è di una persona“. Questo tipo di riflessioni, secondo i criteri del Tribunale Elettorale, hanno meritato di essere penalizzati.

Da parte sua il sacerdote Elizondo Cárdenas è stato ritenuto responsabile di aver detto che la Chiesa dice di non votare i candidati che sostengono l’aborto, che sono contro la famiglia, che sono contro i valori, che sono contro il matrimonio, come lo descrive Dio nella Bibbia. “Noi come fedeli credenti, cattolici, non dovremmo votare per ciò che contrasta l’insegnamento biblico”. In altre parole, la Corte ha voluto proibire di citare la Bibbia in prossimità delle elezioni, perché farlo avrebbe fatto male a qualche partito.

Infine, il sacerdote Espinosa de los Monteros, sarà sanzionato per aver detto ai fedeli di chiedere a Dio “la luce” per votare, e non concedere “neanche un voto agli irresponsabili, a coloro che propongono la cultura della morte e della divisione“.

Padre Mark Hodges, sacerdote ortodosso e collaboratore del già citato Ruth Institute, ha spiegato che questi leader cattolici “sono stati condannati per aver svolto il loro dovere cristiano. Hanno semplicemente messo in guardia il loro gregge dagli sforzi del governo per uccidere i bambini nel grembo materno e per danneggiare le famiglie, per distruggere il matrimonio e orientarsi verso un nuovo totalitarismo. Per questa cura pastorale, sono stati etichettati come criminali anche se nessuno degli imputati ha nominato un partito o un individuo”.


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