Profeta e ribelle: Girolamo Savonarola


di Aurelio Porfiri

UNO DEI SIMBOLI DELLA CONTESTAZIONE: IL FRATE DOMENICANO GIROLAMO SAVONAROLA (1452-1498)

Uno degli elementi del modernismo è la contestazione delle gerarchie della Chiesa, una contestazione che ovviamente può prendere direzioni diverse, dalla critica morale a quella teologica. In questo, stranamente, ci sono punti di contatto fra modernisti e tradizionalisti anche se la contestazione ovviamente parte da premesse totalmente diverse in questi due casi specifici.

Se dobbiamo guardare ad uno dei simboli della contestazione, non possiamo che menzionare il frate domenicano Girolamo Savonarola (1452-1498), per molti simbolo dello spirito di rivolta nei confronti delle gerarchie. Egli fu animato da uno spirito di rinnovamento dell’animo cristiano che si ricollegasse ad una ascetica profonda, forse anche troppo esigente: “La riforma savonaroliana, voluta con purezza di intenzioni, con passione sincera, trovava consensi parziali nella società del tempo; l’assunzione di Savonarola a simbolo di libertà repubblicana, e più tardi la sua trasfigurazione a precursore della riforma luterana, o a eroe del neoguelfismo, o a profeta della conciliazione tra religione e scienza, sono interpretazioni unilaterali di una intensa esperienza religiosa, svoltasi nel tentativo di rinnovare la politica fiorentina e italiana, divisa da interessi concreti e quindi provvisoriamente alleata all’escatologia tutta medievale del frate” (treccani.it).

Eppure non è falso che alcuni hanno visto nella predicazione infuocata del frate, contro la Roma dei Borgia e la Firenze dei Medici, un preannuncio di contestazioni a venire, come quella del modernismo. Nel testo Il medioevo dei modernisti di Fulvio de Giorgi, infatti il Savonarola è inquadrato con due termini che ben lo definiscono a partire dalla prospettiva modernista: profeta e ribelle.

Del resto lo storico Valerio Castronovo nel 1986 sul quotidiano La Repubblica ben inquadrava la questione: “Qualcuno, fra i protestanti, ha parlato di Savonarola come di un precursore di Lutero. E c’ è chi l’ha dipinto come un avversario della tirannide e un vindice della repubblica. Altri, ancora, ne hanno fatto un antesignano della democrazia in chiave laico-patriottica (così Pasquale Villari) o della conciliazione fra religione e scienza in una prospettiva neoguelfa e cattolico-modernista (basti pensare a Tommaseo, Joseph Schnitzer e Roberto Ridolfi). Insomma, attorno alla persona di fra’ Girolamo, idealmente trasfigurata da un’ iniqua scomunica papale, e del suo supplizio nel maggio 1498, sono fioriti i miti più diversi”. Certo, c’è un certo disagio che circonda la figura del Savonarola.

Mi sembra interessante riportare quanto dice il domenicano padre Giovanni Cavalcoli, che cerca di inquadrare la questione del Savonarola come precursore del modernismo: “E’ nota l’ammirazione che i modernisti hanno per Lutero. Invece del Savonarola non parlano o lo fanno un precursore di Lutero. E’ noto come essi disprezzino l’autorità del Papa e del Magistero della Chiesa. La loro ammirazione per Lutero è giustificata anche dal fatto che egli si ribellò all’autorità della Chiesa. Non si può dire dunque che i modernisti siano degli estimatori dell’obbedienza. Per questo, il caso Savonarola li mette a disagio, in quanto egli ebbe pieno rispetto per il carisma petrino e la sua ortodossia è ineccepibile, mentre essi preferiscono non entrare nella questione dell’obbedienza o disobbedienza al Papa, sapendo che su questo tema non possono fare da maestri. Ma anche alcuni cattolici, sinceri ma timidi e poco illuminati, decisi avversari di Lutero, si sentono a disagio nel trattare del Savonarola, in quanto, pur non nascondendo la loro ammirazione per lui, ritengono che abbia disobbedito al Papa, sebbene non in modo così grave come Lutero. Per questo, non vedono bene l’idea vecchia di secoli, soprattutto nell’Ordine Domenicano, di promuovere la Causa di Beatificazione di Savonarola. “Siamo in tempi di contestazione al Papa – essi dicono -: non è il caso di presentare un disobbediente come modello di santità”. Il che denota, come vedremo, che non sanno cosa vuol dire obbedire al Papa. Ai modernisti, invece, le Cause bi Beatificazione non interessano, perchè non credono nella santità, almeno in quella ufficialmente canonizzata dalla Chiesa. Il loro ideale di cristiano, infatti, è appunto quello del contestatore, che per loro è l’uomo di Dio, il profeta e il progressista. Sanno benissimo, nella maggioranza, che Lutero non potrà mai essere canonizzato, salvo forse rare eccezioni, come quella di un mio Confratello, negli anni ’80, del quale non faccio il nome, che mi disse candidamente, ma poco prudentemente, che la Chiesa dovrebbe far santo Lutero. Oppure si sforzano di concepire un ideale buonista, socialista, secolaristico e demagogico di santità, promovendo delle Cause, che certamente sono cause perse. In realtà i modernisti insistono molto sull’obbedienza, in quanto, saliti oggi ad alti gradi di autorità, sono molto preoccupati che si obbedisca a loro, anche se obbedire a loro vuol dire in pratica ostacolare la diffusione della sana dottrina, e favorire la diffusione delle eresie. Poco importa a loro se si disobbedisce al Papa; ma a loro si deve obbedire assolutamente e al riguardo sanno produrre i più elevati discorsi mistici di “Cristo obbediente fino alla morte ed alla morte di croce”. Mettono in croce i sudditi, i quali certo possono approfittarne per farsi santi, dimenticando però che si fa santo non chi crocifigge, ma chi è crocifisso” (libertaepersona.org).

Certo sono molto interessanti le riflessioni del padre Cavalcoli sul suo confratello, ma certamente non ci risolvono pienamente quel disagio che lui ben identifica nel trattare la figura del Savonarola.

La sua testimonianza, comunque presente al movimento modernista, ci pone alcune domande importanti: è lecito ribellarsi alle gerarchie? È giusto imporre a tutti un ideale Cristiano stringente? Quali devono essere i rapporti tra autorità civile e autorità religiosa? Certo queste domande se le sono poste anche i modernisti ed alcuni hanno probabilmente visto nella testimonianza di Savonarola una risposta plausibile ai loro dubbi.


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