Maschi o femmine, l’Alta Corte britannica dice no alla “X” nei passaporti


di Angelica La Rosa

LA SENTENZA, REDATTA DAL CHIEF JUSTICE ROBERT REED, HA FATTO SEGUITO A UN RICORSO DI CHRISTIE ELAN-CANE, UN’ATTIVISTA “NON SESSISTA”

 

Un collegio di cinque giudici della Corte suprema (The Supreme Court) del Regno Unito ha convenuto all’unanimità che l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo non obbliga un paese a includere un’opzione non sessista (“X”) nei suoi passaporti.

La sentenza, redatta dal Chief Justice Robert Reed, ha fatto seguito a un ricorso di Christie Elan-Cane, un’attivista che ha chiesto al tribunale di rivedere una decisione del 2020 della Corte d’appello per l’Inghilterra e il Galles che era giunta alla stessa conclusione.

Elan-Cane è nata biologicamente come donna e, dopo una doppia mastectomia e isterectomia più di tre decenni fa, ora si identifica come “non sessista”.

L’assurda battaglia legale di Elan-Cane sui passaporti risale al 2017, quando ha affermato che la non inclusione di un’opzione di terzo genere nei passaporti britannici a suo avviso violava gli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Elan-Cane ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Francia) sostenendo che “il governo e il sistema giudiziario del Regno Unito sono dalla parte sbagliata della storia”.

 


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