Narcisismo, livore e superiorità morale (ingiustificata) nella sinistra progressista


a cura di Angelica La Rosa

ECCO LA PSICOPATOLOGIA DEL RADICAL CHIC CON PREFAZIONE DI FRANCESCO BORGONOVO

 

Nel 1970, per la prima volta, il giornalista Tom Wolfe definì i “radical-chic”: erano la casta dei ricchi borghesi che – per moda o per noia – sostenevano apertamente le posizioni del marxismo-leninismo.

Questi “rivoluzionari da salotto”, animatori della “sinistra al caviale” che va a braccetto con il capitalismo, sono oggi la più influente lobby ideologica dell’Occidente: dominano i grandi media internazionali, presidiano le Università, la Magistratura e i gangli vitali dello Stato, orientano il linguaggio, emettono sentenze e stilano i pressanti speech codes del “politicamente corretto”.

Chi non si allinea ai loro dogmi, come dimostra il grottesco teatrino mediatico che invade i nostri schermi, è tacciato di razzismo, fascismo, sessismo e xenofobia.

Il loro credo, divenuto il verbo laico del globalismo, è fondato sulla narrazione sradicante e liberal della “società aperta”, tesa a distruggere ogni residua forma di identità in nome di una fantomatica uguaglianza che trova riscontro nelle esigenze predatorie del mercato: dal cosmopolitismo “no border” all’immigrazionismo multiculturale, dal progressismo individualista alle rivendicazioni omosessualiste, dalle teorie “gender fluid” alla destrutturazione della famiglia, passando per il superamento dei popoli, delle tradizioni, delle spiritualità e delle Civiltà.

Una marcia inarrestabile, oggi identificabile nella furia iconoclasta della “cancel culture” e nella riconfigurazione green e digitale del “grande reset”: un processo di sovversione che coinvolge – con curiose convergenze – le frange militanti della sinistra radicale e le grandi holding multinazionali, le presunte “minoranze” e i colossi della Silicon Valley.

Ma chi sono, realmente, i radical chic? Quali sono i loro valori, i loro fini e le loro strategie? Cosa si cela dietro le scomuniche del loro “pensiero unico”? Roberto Giacomelli – psichiatra e scrittore – ne traccia un profilo inedito in “PSICOPATOLOGIA DEL RADICAL CHIC, Narcisismo, livore e superiorità morale nella sinistra progressista” (Edizioni Passaggio al bosco 2021, 116 pagine, €15), dai primi “figli dei fiori” alle attuali élite mondialiste.

Attingendo alla storia, all’analisi politica e alla psicologia, l’autore giunge ad una conclusione impietosa: arroganza, isteria, dissimulazione, inganno e manipolazione – senza dubbio – sono i loro tratti distintivi. Si tratta di masochisti che amano sottomettersi a carnefici immaginari, nevrotici in preda ai sensi di colpa per i loro immeritati privilegi, odiatori seriali che invidiano e denigrano le vite altrui, menti deboli che proiettano sul prossimo le proprie paranoie, i propri disagi e le proprie paure.

Questo testo – libero e controcorrente – rappresenta allo stesso un’invettiva sincera, uno studio attualissimo ed una voce fuori dal coro.


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