Ecco chi è san Servolo, il Paralitico


di Mariella Lentini*

I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

 

Quanta differenza c’è tra il buon Servolo che, nonostante la sofferenza e la sua infermità è sereno, gentile con tutti, non si spazientisce e, sempre di buonumore, canta le lodi al Signore, e quelli che hanno la fortuna di avere la salute e la ricchezza e non pensano ad aiutare gli altri, anzi, si lamentano sempre, anche di fronte alla più piccola e banale contrarietà! Servolo vive a Roma nel VI secolo. È paralizzato fin dall’infanzia. Non può camminare, né stare in piedi. La madre e un fratello lo aiutano per ogni minima incombenza e per trasportarlo da un luogo ad un altro. L’unica attività che gli è consentita è chiedere l’elemosina. I famigliari lo accompagnano ogni giorno fino al portico dell’antica Chiesa di San Clemente. Qui il paralitico, accovacciato e immobile, raccoglie le offerte di chi, impietosito dalla sua condizione, offre qualche moneta. Servolo, però, non si lamenta. Non maledice il Signore per la sua sventura, anzi Lo prega e Lo ama, con fervore. Il povero mendicante divide la raccolta delle offerte in tre parti: una è per fare fronte alle proprie umili necessità; l’altra e per i più poveri di lui, soprattutto per coloro che imprecano, odiano tutti e tutto, incapaci di sopportare le proprie sventure e la terza la utilizza per comprarsi libri religiosi come la Bibbia.

Servolo non sa né leggere, né scrivere, però quando incontra un sacerdote o qualche letterato, con gentilezza chiede di leggergli alcune pagine dei suoi libri. Anno dopo anno Servolo diventa, così, molto istruito e spesso ripete a memoria passi dell’Antico e Nuovo Testamento. La sua modesta casa diventa un posto accogliente, dove spesso vengono ospitati pellegrini e poveri. Il paralitico non è mai solo e le preghiere e i canti rivolti al Signore lo confortano, gli danno gioia e lo aiutano a sopportare serenamente le sofferenze del corpo. Quando muore a Roma, nel 590, gli viene costruita una cappella vicino alla Basilica di San Clemente. Si narra di tanti miracoli di guarigione avvenuti dopo la sua morte, grazie alle preghiere a lui rivolte. San Servolo è protettore dei paralitici.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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