Il Signore vuole benedire e custodire la nostra vita. Perché lo rifiutiamo?


di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DI SABATO 1 GENNAIO 2022

Divina Maternità della Vergine Maria

Dal Vangelo secondo san Luca 2, 16-21

In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

COMMENTO

Le letture di questa Messa ci danno grande consolazione: il Signore ha intenzioni buone con noi. La prima lettura ci dice che il Signore vuole benedire e custodire la nostra vita. Quella riportata nella prima lettura è una benedizione molto solenne, il nome del Signore viene ripetuto tre volte. Questa benedizione veniva fatta dal sacerdote sul popolo all’inizio del nuovo anno, ed è molto pregnante: ricordiamo che nella mentalità semitica la benedizione di Dio non si limita a dire qualcosa, ad enunciare un principio, un’idea, non si limita ad invocare il nome del Signore, ma produce, per forza propria, benessere e salvezza, così come la maledizione procura disgrazia e rovina. L’efficacia della benedizione si concretizza poi, più specificamente, da parte di Dio nel proteggerci (v. 24), nell’esserci propizio (v. 25) e nel donarci la pace, cioè, in altri termini, nell’offrirci l’abbondanza della felicità.

Il Signore benedice e custodisce la nostra vita. Da cosa vuole custodirla? Innanzitutto ci vuole custodire dal rischio di buttarla via, di mancare l’obiettivo, lo scopo principale per il quale siamo stati creati. Dio ci ha creati, dice il catechismo, per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e poi goderlo per sempre in Paradiso. Per questo Dio ci custodisce. Per questo ci assicura la sua vicinanza e la sua grazia.  Dio vuole questo per noi, e vuole tutto questo (che lo conosciamo, lo amiamo e lo serviamo in questa vita, e giungiamo a goderlo pienamente nella gloria del Paradiso) perché questo è veramente il bene per noi, qui risiede la nostra felicità, qui sta la nostra vera pace.

È un augurio di pace e di bene quello che il Signore comanda a Mosè di trasmettere agli israeliti. Può sembrare curioso che Dio comandi a Mosè di invocare la benedizione di Dio stesso. Verrebbe quasi da chiedersi come mai Dio non doni la sua benedizione senza bisogno di essere invocato, non custodisca il suo popolo senza che qualcuno glielo chieda. La risposta, a mio avviso, è abbastanza semplice: il Signore non vuole darci ciò che noi non vogliamo. Essere partecipi della vita divina richiede il nostro consenso, la nostra collaborazione, il nostro sforzo. Il Signore, come quasi sempre fa, propone e non si impone.

In questa liturgia siamo ancora immersi nel mistero del Natale. In particolare  contempliamo Maria, la madre di Gesù, e quindi, visto che con l’Incarnazione la natura umana creata di Gesù si è inseparabilmente legata alla Persona divina del Figlio, la madre di Gesù non può non essere la madre di Dio. Il brano di Vangelo di oggi ci fa contemplare la pace interiore di Maria durante i giorni in cui «diede alla luce il suo figlio primogenito». Tanti gli avvenimenti imprevisti: non solo la nascita del Figlio, ma prima il faticoso viaggio da Nazaret a Betlemme, il non trovare posto in albergo, la ricerca di un rifugio di fortuna nella notte, poi il canto degli angeli, la visita inaspettata dei pastori. In tutto ciò Maria non si scompone, non si agita, non è sconvolta da fatti più grandi di lei: semplicemente considera, in silenzio, quanto accade, lo custodisce nella sua memoria e nel suo cuore, riflettendovi con calma e serenità. È questa la pace interiore che vorremmo avere in mezzo agli eventi spesso tumultuosi e confusi della nostra vita e della storia, eventi di cui spesso non cogliamo il senso e ci sconcertano.

Mettiamoci alla scuola di Maria. Custodiamo nel nostro cuore la memoria degli avvenimenti che ci sono accaduti, non lasciamoci sopraffare dall’ansia e dall’angoscia per il domani: il domani è nelle mani di Dio, e il desiderio di Dio è quello di benedirci e di darci la sua pace. Fidiamoci di Lui, sforzandoci di compiere la sua volontà, senza lasciarci demoralizzare se spesso non ci riusciamo. Accogliamo la sua benedizione e il desiderio di custodirci.

L’inizio dell’anno civile è una circostanza importante, ci mostra quanto sia vitale il tempo che ci viene donato. È il Signore che ci dona questo nuovo tempo, che la scadenza dell’anno ci rende più evidente. Questo nuovo spazio di tempo è un’altra preziosa occasione che ci viene donata per fare il bene. Cerchiamo di non sciuparla.


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