Seimila cattolici mettono in guardia Papa Francesco sul “cammino sinodale” tedesco


di Angelica La Rosa

UN MANIFESTO OFFRE UN PIANO ALTERNATIVO, IN NOVE PUNTI, PER LA CHIESA CATTOLICA IN GERMANIA

Papa Francesco ha ricevuto un manifesto, sottoscritto da quasi 6.000 cattolici, in cui si mette in discussione il “cammino sinodale” tedesco.

Il manifesto offre un piano alternativo in nove punti per la Chiesa cattolica in Germania, sostenendo che la via sinodale non produrrà una vera riforma.

Il manifesto, redatto in 11 lingue, è stato pubblicato sul sito dell’ACA (Arbeitskreis Christliche AnthropologieGruppo di lavoro sull’antropologia cristiana) che, nel novembre scorso, aveva organizzato una giornata di studio nella quale il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, aveva accusato gli organizzatori del Cammino sinodale di minimizzare la necessità dell’evangelizzazione.

Il Manifesto non lascia adito a dubbi. A seguire il testo integrale.

Preambolo

Come Cristiani Cattolici, riconosciamo la necessità che avvengano delle riforme fondamentali nella nostra  Chiesa. Tuttavia, non c’è mai  stato un vero e profondo rinnovamento senza pentimento e la riscoperta del Vangelo che cambia la vita. Per  questo motivo il Cammino sinodale fallisce in modo drammatico nell’approccio e nel creare le condizioni per una vera riforma. Fissandosi sulla struttura esterna, esso  aggira il nocciolo della questione; ferisce la pace nelle  congregazioni, abbandona il  cammino di unità con la  Chiesa universale,  danneggia la Chiesa nella sostanza della sua fede, favorendo così uno scisma. Confessiamo la potenza  della Parola viva di Dio,  dove risiedono luce e verità. Questa Parola  ci è testimoniata nella Sacra Scrittura, tramandata  dalla Chiesa  e resa visibile dai credenti con la loro fede vissuta. Questa Parola viva di Dio è resa vincolante nelle sue affermazioni ed è preservata dai  testimoni inviati e incaricati dell’insegnamento nella  Chiesa. La nostra coscienza  ci impedisce di assecondare delle richieste o di  seguire delle iniziative che sciolgono o relativizzano questo nostro legame con la Parola viva di Dio. Piuttosto si tratta di cercare la  volontà di Dio per la sua Chiesa odierna nella sua Parola viva.

Illustriamo qui di seguito nove tesi

1. Legittimazione. Le richieste  e  proposte  nella Chiesa  sono  legittime soltanto  quando  si basano  sul  Vangelo,  quando  fanno  parte  della  fede  di  tutti  i  credenti  e quando vengono sostenute dalla Chiesa cattolica universale. Il  Cammino  sinodale  non  è  un  «sinodo»,  e  non  è  vincolante  secondo  il  diritto canonico.  Respingiamo,  dunque,  la  sua  richiesta  di  parlare  a  nome  di  tutti  i cattolici  in  Germania  e  di  prendere  delle  decisioni  vincolanti  per  loro.  I  laici che  fanno  parte  del  Cammino  sinodale  sono  dei  rappresentanti  di associazioni,  gruppi,  comitati  e  di  terzi  arbitrariamente  associati.  Le  richieste e  proposte  di  questo  movimento,  che  non  è  legittimato  né  per  vocazione  né per  rappresentanza,  dimostrano  una  sfiducia  fondamentale  verso  la  Chiesa sacramentale  e  costituita  dall’autorità  apostolica;  alla  fine,  queste  richieste mirano  a  una  ridistribuzione  «laica»  del  potere  e  a  una  secolarizzazione all’interno  della  Chiesa,  orientandosi  verso  i  comitati  e  restando  formali. 

La concessione  di  maggior  potere  ai  cristiani  battezzati  per  il  discepolato missionario  (Evangelii  gaudium  nn. 119 e ss.)  e,  così,  per  l’indipendenza  spirituale (diventare  un  soggetto  nella  fede)  non  viene  neppure  presa  in  considerazione. Tuttavia,  proprio  questo  dovrebbe  essere al centro di ogni riforma  che meriti il  suo  nome.  Solo  una  Chiesa  che  ha  come  obiettivo  l’indipendenza  spirituale è  in  grado  di  rispondere  in  modo  sostenibile  e  a  lungo  termine  all’esperienza dell’abuso  e  dell’insabbiamento  in  tutte  le  sue  forme.  Siamo  grati  che  Papa Francesco  abbia  convocato  un  Sinodo  «globale»  dove  sarà  trattato  proprio questo  argomento e dove potranno essere prese delle decisioni  generalmente vincolanti. Concetto di riforma

2. La  Chiesa  ha  bisogno  di  una  riforma  che  coinvolga  il  capo  e  le  membra,  ma ogni  vera  riforma  nella  Chiesa  inizia  con  la  conversione  e  il  rinnovamento spirituale.  La  Chiesa  non  ha  mai  recuperato  la  sua  capacità  di  essere  sale  e luce  per  il  mondo  abbassando  i  suoi  standard  e  cercando  di  adeguarsi strutturalmente al mondo. Il  Cammino sinodale  affronta  le  vere questioni  e  preoccupazioni  della  Chiesa, la  sua  strategia  rimane  tuttavia  conservativa  nelle  sue  strutture  e  chiaramente disinteressata  ai  processi  di  pentimento  e  rinnovamento  spirituale.  Per quanto  riguarda  la  forma  sociale  di  base  della  Chiesa,  i  rappresentanti  del Cammino  sinodale  sono  molto  preoccupati  di  mantenere  lo  status  quo,  vale  a dire  di  preservare  e  salvare  il  modello  di  una  Chiesa  altamente istituzionalizzata  che  «assiste  la  sua  clientela»  attraverso  l’adattamento  e  la modernizzazione.  Tuttavia,  ciò  che  non  è  previsto  fin  dall’inizio,  è  una  Chiesa sulla  base  di  una  vita  spirituale  realmente  condivisa,  dove  le  persone  formano una  comunità  di  apprendimento  della  fede,  diventando,  così,  una  comunità  di veri  discepoli  della  fede.  La  forza  trainante  per  dare  una  svolta  alla  Chiesa nasce  però  soltanto  dove  una  vita  nuova  e  buona  è  vissuta  in  modo  umano  e spirituale,  e  dove  è  dunque  condivisa  e  comunicabile.  Tale  rinnovamento conduce,  da  se  stesso,  alla  dinamica  missionaria  e  alla  forza  evangelizzatrice. Il  Cammino  sinodale,  per  contro,  cerca  di  riparare  soltanto  le  funzioni  di  una Chiesa  immaginata  in  modo  statico.

La  discussione  etica,  ad  esempio,  ruota sempre  attorno  allo  spostamento  da  ciò  che  «era  proibito  ieri»  a  ciò  che  «è ora un po’ permesso». In tal modo, ciò che rimane della Chiesa,  è più o meno ancora  conforme  al  mainstream  culturale.  Per  contro,  non  viene  posta seriamente  la  questione  su  come  le  persone  del  nostro  tempo  possano trovare  maggior  guarigione  e  integrazione  alla  luce  del  Vangelo  e  nel  rapporto con  Gesù  Cristo.  Si  cerca  di  mantenere  le  persone  nella  Chiesa,  le  quali  però non  possono  essere  più  raggiunte  perché  non  ci  si  impegna  nemmeno, nascondendo  ciò  che  è  offensivo  al  Vangelo,  relativizzando  le  richieste  e mostrandosi  il  più  «normale»  possibile.  Ma  citando  Dietrich  Bonhoeffer [(1906-1945)] dobbiamo  dire  che  «La  grazia  a  buon  mercato  è  il  nemico  mortale  della nostra Chiesa». 

Già  il  cardinale  Lehmann  ha  messo  in  guardia  dal  rendere  la  Chiesa un’istituzione  borghese  attraverso  l’adattamento  allo  standard  che  la circonda: «La  Chiesa  non  può  agire  come  un’impresa  che  cambia  la  propria offerta  quando  diminuisce  la  domanda».  Il  cardinale  Bergoglio  prima  di  essere eletto  Papa  ha  detto  che  se  la  Chiesa  non  «esce  da  se  stessa  verso l’evangelizzazione,  allora  prende  cura  solo  di  se  stessa  e  si  ammala…  Le malattie  che  si  sono  sviluppate  nel  tempo  nelle  istituzioni  ecclesiali,  hanno  le loro  radici nell’egocentrismo [“autoreferencialidad”]».

Unità con l’intera Chiesa universale

3. Facciamo parte della «Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica». «Che tutti siano una  cosa  unica»,  è  l’ultimo  desiderio  di  Gesù.  Oggi  soffriamo  già abbastanza  per  le  divisioni  nel  corpo  di  Cristo  e  non  vogliamo  di  nuovo  una Chiesa particolare tedesca. Le procedure  del  Cammino  sinodale  non  sono  state  adeguatamente approvate  e  coordinate  con  le  istituzioni  competenti  della  Chiesa  universale  e con  Papa  Francesco.  Tutte  le  obiezioni  che  sono  state  presentate  dal  Papa (Lettera  al  popolo  pellegrino  di  Dio  in  Germania,  dichiarazioni  critiche all’Udienza  Generale  del  25.11.2020:  “come  se  fosse  un  partito  politico.  Ma, tutti  i  discorsi  della  maggioranza,  minoranza,  cosa  ne  pensa  lei  di  questo  e  di quello…  Mi  chiedo:  dov’è  lo  Spirito  Santo  in  tutto  questo? Dov’è  la  preghiera? Dov’è  l’amore  comunitario?  Dov’è  l’Eucaristia?”)  ‐ tutto  questo  non  è semplicemente  stato  preso  in  considerazione.  Allo  stesso  modo  sono  state ignorate  con  arroganza le  istruzioni  del Magistero Pontificio  che si riferiscono a  questioni  fondamentali  sul  Cammino  sinodale.  Lo  stesso  è  successo  con  gli insegnamenti  dottrinali  sulla  guida  di  una  parrocchia  da  parte  di  laici,  sulla possibilità  dell’ordinazione  delle  donne  e  sull’istituzione  di  liturgie  di benedizione  delle  unioni  di  persone  dello  stesso  sesso.  Ci  vergogniamo  che queste  obiezioni  siano  state  ignorate,  relativizzate  e  perfino  ridicolizzate, malgrado  si  trattasse  di  correzioni  vincolanti.  Per  noi  la  Chiesa  cattolica  resta cattolica  finché  è  un’unità  viva,  e  finché  è  in  dialogo  con  la  Chiesa  universale. Non  vogliamo  essere  una  «Chiesa  disobbediente  e  ribelle»  e  respingiamo  ogni tentativo di  stabilire una propria via  ecclesiastica in Germania.

4. Tutto il potere nella Chiesa scaturisce dal Signore. Il  potere  nella  Chiesa  è  sempre  solo  un  potere  preso  in  prestito  e  che  può esistere soltanto nell’umile servizio alla gente. L’esercizio del potere deve essere legittimo e trasparente; l’uso  sbagliato  del  potere  da  parte  dei  pastori  attraverso  il  potere burocratico non può essere la via da seguire per la Chiesa. Il  Cammino  sinodale  ha  strumentalizzato  l’evidente  abuso  sessuale  dei  chierici e  l’insufficiente  risposta  istituzionale  ai  loro  crimini  in  modo  di  porre l’attenzione  su  una  questione  molto  particolare  che  riguarda  il  potere.  Invece di  indagare  sulle  reali  cause  dell’abuso,  è  stata  diffusa  la  teoria  secondo  la quale  l’abuso  sarebbe  unicamente  dovuto  all’ignoranza  clericale,  alla  scarsa partecipazione  e  alla  mancanza  di  democrazia  nella  Chiesa;  per  questo motivo,  secondo  la  teoria,  il  potere  dei  vescovi  e  dei  sacerdoti  deve  essere infranto  e  posto  nelle  mani  dei  laici  (funzionari).  Difatti,  c’è  anche  l’abuso  di potere  nella  Chiesa.  Mancano,  inoltre,  l’apprezzamento  e  la  vera partecipazione  da  parte  di  laici,  in  particolare  delle  donne.  Ma  non  vogliamo una  Chiesa  di  funzionari  e  dipendenti  pubblici,  con  un  apparato  gonfiato  e  con chiacchiere  ripetitive  e  senza  fine.  La  Chiesa  soffre  per  la  mancanza  di  spirito e  per  una  quantità  eccessiva  di  istituzioni.  Nessuno  ha  bisogno  di  una  Chiesa dove  le  vocazioni  vengono  sostituite  da  impieghi,  dove  il  contratto  viene messo  al  posto  della  devozione  e  dove  la  fiducia  è  sostituita  dal  controllo. Vogliamo  una  Chiesa  semplice,  orante  e  al  servizio  e  seguito  di  Cristo. Vogliamo  una Chiesa  in  cui  l’esercizio  del  potere  spirituale  è  orientato  in  modo chiaro  e  trasparente  ai  fini  di  consentire  l’indipendenza  spirituale  e  la maturazione  nella  fede.  Per  questo  è  necessaria  la  Chiesa.  In  ciò  risiede  anche il suo criterio di differenziazione  critica.

5. Donne. Seguendo  l’esempio  di  Gesù,  il  carisma  delle  donne  nella  Chiesa  va riconosciuto  maggiormente  e  in  modo  più  profondo.  È  tuttavia  fuorviante definire  l’affidamento  del  ministero  sacerdotale  agli  uomini  come  una discriminazione verso le donne. Le  donne  non  possono  essere  persone  di  seconda  classe  nella  Chiesa.  Per questo  motivo  ci  vogliamo  impegnare  affinché  le  donne  abbiano  gli  stessi diritti  e  doveri  degli  uomini  a  tutti  i  livelli  nella  Chiesa,  includendo, naturalmente,  le  posizioni  dirigenziali.  Il  Cammino  sinodale  ha  tenuto  conto di  questo,  ‐  tuttavia,  ignorando  purtroppo  la  dichiarazione  dottrinale vincolante,  sostenuta  dai  concili  del  periodo  patristico  e  da  tutti  i  papi  dei tempi  moderni,  dell’Ordinatio  sacerdotalis  «che  riguarda  la  costituzione divina  della  Chiesa  stessa»,  vale  a  dire  che  «la  Chiesa  non  ha  in  alcun  modo  la facoltà  di  conferire  alle  donne  l’ordinazione  sacerdotale  e  che  questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». Questo  insegnamento  finale  non  discrimina  le  donne.  Secondo  la  Sacra Scrittura,  il  popolo  è  la  sposa  di  Dio  e  Cristo  è  lo  sposo.  Il  fatto  che  il  sacerdote che  rappresenta  simbolicamente  Cristo,  debba  essere  un  uomo,  è  solo coerente. Rifiutiamo le affermazioni espresse dal  Cammino sinodale secondo cui si tratta solo di preservare  un bastione maschile e reazionario, e che ci sia una  sorta  di  diritti  di  uguaglianza  per  le  donne  a  quell’incarico.  Per  la  Chiesa sarà certamente  la  prova  del  fuoco  per  dimostrare  un  autentico  rinnovamento nel  riconoscere  la  particolare  vocazione  e  chiamata  delle  donne  nella  Chiesa, nell’accettare  con  gratitudine  la  loro  forza  e  nel  riscoprire  la  bellezza dell’elemento  femminile  nella  Chiesa.  A  proprio  modo,  le  donne  sono  create a immagine  di Dio, e il loro potenziale è tutt’altro che esaurito.

6. Il  sacramento  del  Matrimonio  è  l’alleanza  d’amore  di  una  donna  e  di  un uomo  con  Dio,  e  rappresenta  il  segno  salvifico  incomparabile  della  fedeltà di  Dio  verso  il  suo  popolo;  questo  segno  non  deve  mai  essere  uguagliato  ai rapporti puramente umani di qualsiasi genere. Oggigiorno,  sempre  più  persone  vivono  in  relazioni  di  coppia  che  non corrispondono  all’immagine  prestabilitaci  dalla  Sacra  Scrittura  e  dalla  Chiesa –  sia  che  siano  divorziate  e  risposate,  sia  che  convivano  o  sia  che  abbiano avuto  delle  relazioni  prematrimoniali  di  diverso  tipo.  Nel  tentativo (assolutamente  necessario!)  di  non  guardare  soltanto  alle  carenze  o  alla peccaminosità di queste relazioni, ma anche di capire le difficoltà e il bisogno delle  persone  credenti,  dopotutto,  il  Cammino  sinodale  cade  nella  trappola dell’apprezzamento  eufemistico.  Invece  di  offrire  vie  di  guarigione  e  dare  delle istruzioni  per  una  buona  crescita  nella  vita  di  fede,  esso  si  concentra  solo sull’adattamento  al  mainstream  culturale.  In  questo  modo,  le  persone  ferite e  vulnerabili  non  ricevono  aiuto,  ma,  al  contrario,  viene  loro  negata  sia  la  luce guaritrice  del  Vangelo  che  la  possibilità  di  crescita  umana  e  personale.  Per dirlo  in  termini  più  concreti,  nel  concetto  della  «nuova  moralità  sessuale»  si intende  sostituire  la  nozione  di  «il  matrimonio  di  unica  validità»  con  «il matrimonio  di  massima  validità».  In  tal  modo,  però,  il  sacramento  del Matrimonio  degenera  e  diventa  un’ideale  che  è  lontano  dalla  vita  e  a  cui  mira soltanto  un’élite  discutibile.  Il  matrimonio  cristiano  resta,  tuttora,  il  luogo genuino  e  legittimo  della  sessualità  umana,  e  rappresenta  la  forma  normativa dove  i bambini ricevono l’amore costante da parte della loro madre biologica e  del  loro  padre  biologico.  È  l’unico  luogo  in  cui  la  sessualità  umana  può raggiungere  un’integrazione  sana  e  benefica.  Il  discorso  poco  chiaro  sulla «massima  validità»  implica,  se  visto  sotto  la  luce,  la  frammentazione  della sessualità umana; è dunque, in fin  dei conti, avverso alle persone.

7. Benedizione delle unioni di persone  dello  stesso sesso. La benedizione di Dio non deve essere negata  a  nessun essere umano.  La  Chiesa,  però,  deve  evitare  di  dare  l’impressione  che  concede  una benedizione,  paragonabile  alla  benedizione  nuziale,  ad  altre  forme  di relazioni sessuali come  quella fra persone dello stesso sesso. Nell’Amoris  Laetitia,  Papa  Francesco  dimostra  grande  comprensione  ed empatia  per  le  persone  che  vivono  in  «situazioni  irregolari».  Con  questo  si riferisce a situazioni che, «oggettivamente» parlando, sono  peccaminose, ma in cui le persone in questione  si sentono, sotto certi aspetti,  soggettivamente sopraffatte.  Così  dice  Papa  Francesco:  «Per  questo  non  è  più  possibile  dire  che tutti coloro che si trovano in  qualche situazione  cosiddetta ‘irregolare’ vivano in  stato  di  peccato  mortale,  privi  della  grazia  santificante.  […]  Un  soggetto,  pur conoscendo  bene  la  norma,  può  avere  grande  difficoltà  nel  comprendere valori  insiti  nella  norma  morale  o  si  può  trovare  in  condizioni  concrete  che  non gli  permettano  di  agire  diversamente  e  di  prendere  altre  decisioni  senza  una nuova  colpa».  (n. 301).

Il  Cammino  sinodale  ingrandisce  questa  prospettiva  di misericordia  e  sollecitudine pastorale  per  la  salvezza  di  tutte  le  persone  non mettendo più  in  conto  la  fragilità  della  natura  umana  (e  con  questo  il  peccato). Tendenzialmente  viene  promosso  «un  diritto  all’intimità  sessuale  per  tutti» che  ostacola  la  feconda  complementarità  dei  sessi  nell’ordine  divino  della Creazione di Dio e che compromette  la normatività del matrimonio. 

Laici e sacerdoti

8. Il  servizio  della  Chiesa  al  mondo  è  affidato  in  comune  sia  ai  laici  che  ai sacerdoti, senza distinzione rispetto agli obiettivi e alla dignità. Tuttavia, i laici dovrebbero fare  ciò  che solo i laici possono  fare, e  i  sacerdoti  dovrebbero  prestare  il  servizio  per  il  quale  sono  stati  nominati dalla Chiesa e abilitati attraverso la  consacrazione sacerdotale. La  mancanza  di  vocazioni  al  sacerdozio  è  un  problema  serio  per  la  Chiesa;  allo stesso  modo  rappresenta  una  sfida  per  i  laici  che  devono  svolgere  tutti  i compiti per cui la vocazione sacerdotale non è obbligatoriamente necessaria. Il  Concilio  parla  di  «vera  uguaglianza  riguardo  alla  dignità  e  all’azione  comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo», ma al contempo ci ricorda che, per  volontà  di  Cristo,  c’è  bisogno  di  nominare  «insegnanti,  dispensatori  dei misteri  divini  e  pastori  per  gli  altri».  Con  l’imposizione  delle  mani nell’ordinazione, al sacerdote viene  conferita l’autorità apostolica di agire «in persona  Christi»  come  capo  e  pastore.  Egli  proclama  la  Parola  di  Dio,  è chiamato  da  Dio  e ordinato  dalla  Chiesa,  amministra  i  sacramenti  in rappresentanza  del  Signore  ed  è  il  «pastore  e  vescovo  delle  vostre  anime»  (1 Pt  2,25). 

Il  Cammino  sinodale  oscura  questa  specifica  vocazione  del  sacerdote emarginandolo  sotto  il  punto  di  vista  teologico  e  strategico,  e  cercando sistematicamente  di  promuovere  laici  qualificati  in  teologia  e  senza consacrazione  in  posizioni  che  sostituiscono  i  sacerdoti.  Riteniamo  che  questo sia  un  lobbismo  trasparente,  e  ci  opponiamo  sia  alla  laicizzazione  dei  sacerdoti che alla clericalizzazione  dei laici.

9. L’abuso sessuale è la macina legata al collo della  Chiesa.  I  ministri  della  Chiesa  vanno  misurati  secondo la  trasparenza  in  cui  trattano i  reati  commessi  nel  passato  e  adottano  misure  di prevenzione  per  il  futuro.  Noi, però, ci opponiamo  all’abuso dell’abuso. Niente  abbatte  la  Chiesa  più  profondamente  dell’abuso  sessuale;  nulla trascina  la  Chiesa  più  in  profondità  degli  abusi  sessuali  commessi  da  clero, monaci  e  leader  della  comunità,  e  il  suo  insabbiamento  da  parte  di  coloro  che ricoprono  posizioni  responsabili  e  di  fiducia.  Alcuni  hanno  ostacolato  le indagini  e  la  necessaria  trasparenza  perché  non  volevano  danneggiare  la reputazione  della  Chiesa;  in  questo  modo,  però,  hanno  favorito  un’ulteriore diffusione  di  comportamenti  inappropriati  e  molesti.  Il  Cammino  sinodale  –  la nostra  preoccupazione,  qui,  si  concentra  solo  su  di  esso,  e  non  su  tutti  gli  sforzi seri  che  riguardano  la  prevenzione  e  la  trasparenza  –  è  stato  presentato  come un  progetto  di  riforma  e  di  rinnovamento  che  avrebbe  finalmente  tratto  le conseguenze  necessarie  per  affrontare  l’insabbiamento  e  tutti  gli  abusi commessi  nella  Chiesa.  In  verità,  ciò  che  è  accaduto  è  stata  una strumentalizzazione  della  crisi  degli  abusi  per  poter  attuare  un’agenda politico‐ecclesiastica  che  è  nota  da  tempo.  È  giusto,  dunque,  parlare  qui  di «abuso  dell’abuso»,  perché  l’abuso  sessuale  è  stato  utilizzato  nel  Cammino sinodale  per  affermare,  nella  Chiesa,  obiettivi  e  posizioni  non  pertinenti. 

Ciò, tuttavia,  ha  portato  a  una  distorsione  irresponsabile  in  un  dibattito  che richiede  la  massima  cura  e  cautela.  Fino  ad  oggi  non  si  è  tenuto  conto  del  fatto – come dimostrano le statistiche  internazionali disponibili – che circa l’80  per cento  dei  casi  di  abusi  sessuali  in  ambito  «cattolico»  riguardano  le  persone dello  stesso  sesso.  A  questo  punto,  il fatto  di  negare  i  fatti  sembra  essere  una caratteristica  delle  discussioni  che  si  svolgono  all’interno  del  Cammino sinodale.  Ad  esempio,  non  viene  preso  in  considerazione  che  altri  tipi  di  Chiesa (compresi  i  liberali  teologici  e  quelli  senza  una  struttura  gerarchica)  sono  stati colpiti  da  abusi  sessuali  in  misura  simile,  sebbene  prevalentemente  di  tipo eterosessuale.  La  reazione  all’abuso  si  è  trasformata  in  una guerra  per procura,  servendo,  in  realtà,  le  richieste  di  un’agenda  della  Chiesa  liberale. Tuttavia,  con  questo  viene  impedita  sia  un’adeguata  risposta  ecclesiastica all’abuso  sia  la  possibilità  di  una  profonda  riforma  e  di  un  rinnovamento  della Chiesa.  In  fin  dei  conti,  anche  qui  si  presenta  nuovamente  l’immagine  di  una Chiesa  che  gira  su  se  stessa,  e  la  quale  si  preoccupa  più  della  propria  immagine che  delle  vittime.  È  proprio  in  questo  atteggiamento  che  risiede  lo  sfondo effettivo  e  sistemico  dell’insabbiamento!  Il  Cammino  sinodale  e  le  sue proposte  non  hanno  rotto  questo  atteggiamento,  ma,  anzi,  lo  hanno  piuttosto rafforzato.  La  logica  dell’autoconservazione  ecclesiastica  che  è  tuttora  in vigore  non  porta  alla  riforma,  ma,  in  ultima  analisi,  all’ateismo  ecclesiale  –  vale a  dire  a  un  modo  di agire  come  se non  esistesse  Dio,  il  quale  si  è  rivelato  vivo in Gesù Cristo come amore ed è presente nello Spirito.   L’unico rimedio è il rinnovamento dal profondo del Vangelo – «Fate quello che egli vi dirà!».


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments