Riscopriamo il grande e inestimabile dono del battesimo di Gesù e del nostro


di don Giuseppe Agnello

LE MANIFESTAZIONI DI GESÚ, VERO DIO E VERO UOMO SONO STATE MOLTE NEL CORSO DELLA SUA VITA E TUTTE A NOSTRO VANTAGGIO

 

Giovedí scorso, Epifania di Nostro Signore, abbiamo festeggiato la manifestazione sua ai Magi (“Epifania” vuol dire pròprio “manifestazione”); ieri abbiamo fatto un balzo in avanti, a ventisette anni dopo quell’Epifania, quando Gesú ormai adulto e pronto alla missione, non deve piú manifestare la sua umanità perfetta nell’ubbidienza ai genitori, nell’amicízia, nelle relazioni coi concittadini o correligionarî, nel lavoro di falegname; ma deve manifestare il suo rapporto con Dio Padre e il suo ruolo di Messia e di Maestro divino.

Prima dei trent’anni, infatti, Egli ha seminato i “sèmina Verbi” di questa perfezione umana in tutti coloro che sono stati testimoni della sua fanciullezza, adolescenza e giovinezza. Possiamo dire che chiunque lo vedesse e conoscesse, diceva a ragione: «Che meravíglia di bambino!… Che meravíglia di fanciullo!… Che meravíglia di gióvane!…Che dono di Dio!».

Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che ogni incontro con Lui è un incontro con la luce del Verbo e con i semi del Verbo che si è fatto carne; anche se non tutti lo accòlgono con la giòia e l’entusiasmo di Simeone e di Anna nel Tèmpio.

Ieri abbiamo notato La sua manifestazione di úmile penitente che si avvicina a un contesto di purificazione di cui egli non ha bisogno.

Giovanni questo lo sa e dice, infatti: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è piú forte di me, a cui non sono degno di slegare i laccî dei sàndali. Egli vi battezzerà in Spírito Santo e fuoco» (Lc 3, v.16).

Nonostante la superiorità di Gesú su Giovanni il Battista, e del battésimo in Spírito Santo rispetto a quello solo con acqua, Gesú si làscia battezzare dal cugino insieme alla folla dei peccatori in penitenza presso le rive del Giordano.

Questo atto deve ritenersi una giustízia agli occhî di Dio Padre, perché come Adamo aveva perso lo splendore soprannaturale innalzando il pròprio io e rompendo la comunione con Dio Padre, cosí Gesú, Nuovo Adamo, mostra a ogni uomo come lo splendore soprannaturale si manifesta abbassàndosi e restando in comunione con Dio Padre.

Questo battésimo manifesta la volontà del padre di aprire i cieli chiusi dall’uomo disubbidiente, solo per mezzo del fíglio, che si è fatto Uomo ubbidiente fino all’umiliazione.

Dice il Vangelo: «Il cielo si aprí e discese sopra di lui lo Spírito Santo in forma corpòrea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Fíglio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”». Comíncia pubblicamente la missione del Fíglio di Dio, il riconoscimento del Messia, perché il Padre stesso dà conferma a Giovanni Battista e ai presenti che è Lui, inviando stabilmente e visibilmente su di Lui lo Spírito Santo.

D’ora in avanti è a questo battezzatore che si deve fare riferimento, che, come diceva san Pàolo a san Tito: «Ha dato sé stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un pòpolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le òpere buone» (Tt 2, v.14).

Riscopriamo il grande e inestimàbile dono del battésimo di Gesú; del nostro battésimo. «Con l’acqua che rigènera nello Spírito Santo…siamo diventati eredi della vita eterna» (Cfr Tt 2, vv 5 e 7) perché figlî. Solo i figlî, infatti, pòssono ereditare qualcosa che appartiene al Padre. E noi siamo diventati eredi perché Gesú, il Fíglio, innestàndoci in Sé ci ha resi figlî per èssere «un pòpolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le òpere buone».

Egli vuole che la nostra appartenenza alla Santíssima Trinità non sia quella di un momento, ma che sia stàbile come lo Spírito Santo che si è posato su di Lui nel Giordano. Vuole un pòpolo puro nei pensieri, nelle intenzioni, nelle parole, negli sguardi, negli interessi, nelle azioni e nelle relazioni. La purezza dell’abitino battesimale che viene dato al neonato è la stessa purezza delle càndide vesti in cui vèngono descritti i santi dell’Apocalisse. Questa purezza riguarda, dunque, tutta la vita e non solo la cancellazione del peccato originale: riguarda la comunione con Dio Padre e la condivisione della sua volontà. Il battésimo, dunque, è solo l’inízio di questa comunione con Dio e di questa purezza dell’ànima in tutte le sue operazioni; tant’è vero che questo pòpolo deve anche èssere «pieno di zelo per le òpere buone». Un battésimo che non producesse tutto questo sarebbe una porta aperta nella quale non siamo entrati.

Vòglio dire: i cieli si sono aperti per noi e ci hanno anche fatto arrivare il dono della rinàscita dall’alto: il dono di Dio; tuttavia la porta aperta per noi, potrebbe èssere chiusa da noi per superficialità, superstizione, sopravvalutazione delle proposte del mondo. La superficialità potrebbe portarci a considerare il battésimo come un rito di appartenenza ad una religione come ad un’altra: “Visto che sono nato in un paese cristiano, il rito di purificazione che mi tocca è il battésimo”. Ci si dimèntica allora che il Padre della vita di tutti ci vuole fare suoi eredi, e la sua eredità non è per i cristiani in quanto aventi un diritto di nàscita in un determinato territòrio, ma in quanto credenti nell’único mediatore di salvezza che è Gesú. Non c’è uno “ius soli” per il battésimo, ma una “Voluntas Solis” (cioè: una volontà del Sole) che vuole illuminare tutti.

Il battésimo, ancora, potrebbe èssere qualificato dalla superstizione con cui a volte vi si accosta: «Se porta bene, facciàmolo». Si tratta cosí un sacramento come un portafortuna, e il battezzatore come un mago.

Infine, per ignoranza della potenza e dei mèriti di Gesú Cristo, si sopravvalútano le proposte di salvezza del mondo e si rimanda all’età adulta la scelta se battezzare o no un fíglio. Intanto ci si nutre di fàvole, di oròscopi, di alchimie, di dottrine ripescate in pòpoli dai culti pagani (egizî, caldei, africani, asiàtici), per approdare nel culto di sé stessi e di energie, che solo un Ego consapévole può capire. In realtà l’única cosa da capire è che Gesú mi fa erede dell’eternità, e la lontananza da Lui o l’ignoranza di Lui mi fanno erede di ogni falsità e impurità.


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