Il Battesimo del Signore: nei Vangeli e nella Liturgia


di Giuliva di Berardino

“INNESTATI” NELLA VITA DI CRISTO, RESI FIGLI DELLA CHIESA, GENERATI ALLA FEDE

 

Il Battesimo del Signore è l’evento vissuto da Cristo che mostra alla nostra vita di credenti quanto ciascun battezzato è  “innestato” nella vita di Cristo, per dirla con un’espressione di San Paolo, reso figlio della Chiesa, che ci ha generati alla fede.

L’evento del Battesimo di Cristo dovette essere fondamentale per i primi credenti in Gesù, in quanto i Vangeli, quelli sinottici, si soffermano a raccontare lo stesso episodio che, in tutte le versioni in cui ci è giunto, rivela sempre la presenza della Trinità: Gesù al centro, come vero Dio e vero uomo, riconosciuto Figlio di Dio dalla stessa voce del Padre, che attesta come Gesù sia “il Figlio amato”. È in questo riconoscimento d’amore supremo, che si manifesta  lo Spirito Santo, come colomba.

Nei Vangeli sinottici, infatti, lo riscontriamo in modo evidente, il racconto di questo evento è descritto come un vero e proprio passaggio iniziatico che offre l’opportunità di qualificare Gesù come Messia.

Non è così nel quarto vangelo, il Vangelo secondo Giovanni, in cui viene presentata solo la testimonianza  di Giovanni Battista circa la discesa dello Spirito Santo su Gesù sotto forma di colomba, senza raccontare l’episodio del suo battesimo come invece fanno gli altri evangelisti. Eppure Giovanni, come gli altri evangelisti, parla del profeta Giovanni, il Battista precursore, e riporta la testimonianza che questi rende a Gesù dicendo che colui sul quale avrebbe visto scendere lo Spirito per rimanervi sarebbe stato il Messia e poi aggiunge: “io vi battezzo con acqua, ma verrà colui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

Le implicazioni che riguardano il battesimo di Cristo in rapporto al battesimo di Giovanni, sono strettissime, dato che sia Giovanni che Gesù sono concordi nel simboleggiare l’atto dell’emersione dalle acque come una nuova vita, una vita purificata dal peccato e quindi pronta a lasciarsi guidare da Dio nella vita di ogni giorno. Quello di Giovanni è detto “battesimo di conversione”, proprio perché aveva come funzione quella di segnare un passaggio nella vita di chi lo ascoltava, in modo da decidersi a cambiare vita.

Interessante è cogliere l’importanza che i Vangeli canonici attribuiscono a Giovanni Battista. Tutti e quattro i vangeli canonici attribuiscono alla testimonianza del Battista un ruolo primario: è una presenza ricorrente nei quattro vangeli, e non solo in occasione del racconto del Battesimo di Cristo. Non solo! Tutti e quattro i vangeli ci informano del fatto che il profeta precursore predicasse la venuta del  Messia con le parole, con la sua vita ascetica, con la sua forza carismatica, ma anche con un gesto rituale specifico, col quale permetteva la purificazione del popolo di Dio, per preparare le strade al Signore. Così, chiunque andava ad ascoltare il profeta Giovanni, fosse ricco o povero, anziano o giovane, era sempre invitato a vivere nell’esperienza del  battesimo la professione della sua conversione, immergendosi nelle acque del Giordano.

Si trattava, quindi di una professione pubblica di conversione, in vista della venuta del Messia, fatta non fatta solo a parole, ma con un’esperienza di emersione dalle acque: una nuova rinascita.

Il Battesimo di Giovanni era, quindi, un’immersione di purificazione che permetteva effettivamente una rinascita alla vita di grazia. Questo atto aveva quindi una forza incisiva indissolubile nella persona che seguiva il profeta Giovanni e per questo fu ricondotto all’iniziativa carismatica della predicazione specifica di Giovanni il Precursore. Ora, nonostante Giovanni fosse morto decapitato quando il ministero pubblico di Gesù era già avviato, sappiamo che il suo battesimo restò come “eredità spirituale” tra i credenti, anche dopo la risurrezione di Gesù. Se leggiamo infatti negli Atti degli apostoli, troviamo una testimonianza interessante proprio in merito al battesimo di Giovanni a proposito dell’evangelizzazione compiuta da Paolo a Efeso.

Leggiamo in Atti 19, 1-7: “Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Erano in tutto circa dodici uomini”.

Ora, il Vangelo ci attesta che questo gesto rituale specifico, proprio nel senso in cui lo intendeva Giovanni, lo ha compiuto lo stesso Gesù, sebbene Egli non avesse bisogno di purificazione, come hanno giustamente sottolineato i Padri della Chiesa, evidenziando così l’umiltà di Cristo e la sua solidarietà col genere umano, che invece ha sempre bisogno di purificarsi per entrare in relazione con Dio.

È soprattutto il Vangelo secondo Matteo, che sappiamo essere indirizzato alle comunità cristiane provenienti dall’Ebraismo, che tende ad evidenziare questo aspetto. Non solo infatti racconta l’evento del Battesimo come evento epifanico e teofanico, ma aggiunge un dialogo tra Gesù e Giovanni in cui il profeta precursore cerca di tirarsi indietro davanti a Gesù e gli dice: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”, ma Gesù lo convince rispondendogli: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Il Vangelo secondo Marco, più sintetico, descrive comunque l’evento del Battesimo di Cristo riportando tutti i particolari presenti anche in Matteo, e, a suo modo, in Luca: i cieli aperti,  lo Spirito di Dio sotto forma di colomba, la voce dal cielo.

Il racconto di Luca, in particolare, aggiunge due elementi interessanti: la menzione della manifestazione dello Spirito Santo “in forma corporea, come una colomba”, che sappiamo essere un animale simbolico nel mondo giudaico. Mi soffermo un attimo su questo simbolo, perché ci fa cogliere l’azione dello Spirito Santo che consiste sempre nel rivelarci il Figlio Amato nella verità di quello che è, perché lo Spirito dà testimonianza del Figlio e attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio, eredi in Cristo Gesù.

La colomba, dunque, è simbolo della nuova alleanza, della nuova Creazione nell’amore, poiché Noè, dopo il diluvio, vide una colomba tornare all’arca con un piccolo ramo di ulivo, segno della fine del diluvio e dell’inizio di una nuova creazione, di una nuova umanità. Ma la colomba, nel mondo giudaico, è anche simbolo del sacrificio compiuto dai poveri per il riscatto del primo figlio maschio.

Lo leggiamo sempre nel Vangelo secondo Luca, al capitolo 2, ai versetti 22-39, quando Giuseppe porta al tempio due giovani colombe per il sacrificio. Le colombe prescritte dalla leggere erano due perché una serviva per l’olocausto, l’altra per il sacrificio espiatorio, in quell’occasione è interessante quello che avviene: Maria doveva eseguire il rito di purificazione che eseguono le puerpere all’ottavo giorno, il  piccolo Gesù doveva eseguire il rito di  circoncisione per il suo inserimento nel popolo ebraico, al quale apparteneva. E Giuseppe, essendo il padre, doveva presentare le colombe per riscattare Gesù, riconoscendolo come figlio.  Ecco dunque che, nel racconto che ci offre Luca, la colomba che compare sul capo di Gesù al momento del suo battesimo, è lo Spirito Santo che si presenta per indicare che Dio Padre offre all’umanità per mezzo del Suo Unico Figlio, l’Amato il riscatto dei nostri peccati.

Lo Spirito Santo si manifesta per testimoniare la verità sul Messia, sul ministero messianico di Gesù di Nazareth, Figlio Amato di Dio che non è venuto per dominare il mondo, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. Il Vangelo secondo Luca, inoltre, specifica che durante questa epifania divina della Trinità, avvenuta nel momento del suo battesimo, Gesù era raccolto in preghiera.

Un particolare da non sottovalutare, dato che il Vangelo di Luca è un testo destinato ai credenti che provenivano anche dal paganesimo e l’immagine di Gesù che prega ricorre in molti episodi che questo Vangelo ci racconta, a dire che la preghiera permette la comunicazione immediata nella nostra vita quotidiana della potenza di Dio-Trinità.

Il ricordo del Battesimo di Cristo è celebrato come una festa in quasi tutte le Chiese cristiane.

Nella Chiesa Cattolica di rito romano il Battesimo del Signore è attualmente celebrato nel corso dell’anno liturgico esattamente nella domenica dopo l’Epifania e conclude il Tempo di Natale, in quanto si tratta di una festa epifanica, perché, come abbiamo già considerato dai racconti dei Vangeli, questo evento manifesta la divinità di Gesù, oltre a confermare la sua chiamata messianica per i piccoli e i poveri che attendevano, ieri come oggi, la Salvezza.  La presenza di questa festa liturgica nel calendario liturgico di rito romano, tuttavia, risale solo in epoca recente, grazie all’impegno operato  dalla riforma liturgica che portò all’elaborazione del Messale del 1962, prima di questa data, infatti, non esisteva una festa del Battesimo del Signore, ma si leggeva il Vangelo del Battesimo del Signore nel giorno dell’ottava dell’Epifania.

Nelle Chiese Ortodosse, il Battesimo del Signore è festeggiato il 6 gennaio, dalle chiese che seguono il nuovo calendario ortodosso, il 19 gennaio da quelle che seguono il calendario giuliano.

Nelle Chiese protestanti che celebrano questa festa, come ad esempio la chiesa luterana, essa cade generalmente la domenica dopo l’Epifania.

Nella Chiesa anglicana il Battesimo del Signore cade la domenica dopo l’Epifania quando questa è il 6 gennaio (la maggioranza dei casi) oppure una domenica non oltre il 6 gennaio; dove l’Epifania si celebra in domenica e questa cade il 7 o l’8 gennaio, il Battesimo del Signore si celebra il lunedì seguente.

In ogni caso la liturgia della festa del Battesimo del Signore ci permette di penetrare il mistero che segna la vita pubblica di Gesù, il suo ministero che rivela il Regno di Dio su questa terra e che ancora continua oggi grazie all’azione della Chiesa, come di ciascun credente, battezzato nella fede in Gesù.

È per questo che i testi della liturgia ci fanno contemplare Gesù come il Figlio che, generato dal Padre nello Spirito Santo, ci comunica la grazia della sua identità e ci insegna a essere veri figli del Padre, restando in unione con Lui, con la sua umanità.  Mi soffermo in particolare su una frase che si recita come antifona nella liturgia delle ore, “Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato”.

Questa semplice frase sembra essere molto antica, dato che è attestata in diverse tradizioni antiche ed è molto citato anche dai Padri della Chiesa che commentano questo passo del Vangelo nell’antichità. Alcuni studiosi pensano che sia questa la frase più autentica e originaria e non quella riportata nei Vangeli, in particolare nella versione originale di Luca: “Tu sei mio figlio amato, in te ho posto il mio compiacimento”.

Senza perdersi nelle questioni esegetiche, potremmo certamente cogliere il fatto che, se pure la frase evangelica fosse un adattamento successivo, sicuramente si tratta di un adattamento avvenuto già in epoca  molto vicina all’epoca in cui veniva scritto il Vangelo. Potrebbe infatti essere un adattamento voluto in quanto, già da quel tempo, vi erano diverse tendenze eretiche in merito alla persona di Gesù, tra cui quella degli adozionisti che credevano  in un Gesù prima figlio di Giuseppe e Maria, e poi adottato da Dio Padre al momento del Battesimo. Ora, poiché la fede cristiana, fin dagli inizi, crede che Gesù è Figlio di Dio fin dal suo concepimento, i Vangeli  hanno volutamente scelto di non inserire la frase “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” , per una correttezza di tipo testimoniale, ma la bellezza di questa frase, che richiama all’oggi eterno della liturgia, e che quindi identifica Gesù come Figlio di Dio per sempre,  rimane nella liturgia, come prova di una fede antica, celebrata e creduta, fino ad oggi.

Un altro testo liturgico profondo e interessante, che ci fa penetrare nella grazia del Battesimo di Cristo e del nostro Battesimo in Cristo, è il corpo del prefazio della Messa di Rito Romano, che prega così: “Nel battesimo di Cristo al Giordano tu hai operato segni prodigiosi per manifestare il mistero del nuovo lavacro: dal cielo hai fatto udire la tua voce, perché il mondo credesse che il tuo Verbo era in mezzo a noi; con lo Spirito che si posava su di lui come colomba hai consacrato il tuo Servo con unzione sacerdotale, profetica e regale, perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio.”

Notiamo come questa preghiera coglie profondamente il senso della teofania e anche il simbolo corporeo dello Spirito Santo nella colomba, come è stato detto. Questa preghiera liturgica ci mostra bene che lo Spirito Santo manifesta il Messia come Servo di Dio, colui che introdurrà tutti noi nella sua diaconia, nel suo servizio, quello di portare il lieto annunzio, cioè il Vangelo, cominciando dai più poveri e i più lontani.

Termino questo studio sul Battesimo del Signore con la preghiera che la liturgia ci fa pregare alle Lodi della festa del Battesimo del Signore, perché su tutti noi possa risplendere il dono di Cristo che il Vangelo ci racconta e che la liturgia ci fa celebrare con fede: “Unico Figlio del Padre, tu vieni a noi dal cielo, primo tra molti fratelli. Nelle acque del Battesimo tu purifichi e consacri coloro che in te credono. La tua vittoria pasquale riscatta le creature, infonde la vita nuova. O redentore degli uomini, spezza i sigilli del male, concedi al mondo la pace. Rimani sempre con noi, irradia nei nostri cuori il dono della tua luce”. Amen.

 


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