Quando le pratiche di pietà non sono legate a uno sforzo serio di vivere in grazia di Dio

di don Ruggero Gorletti

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COMMENTO AL VANGELO DI LUNEDI’ 17 GENNAIO 2022

 

  
Dal vangelo secondo san Marco 2,18-22

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

COMMENTO

Cucire una stoffa nuova su un vestito vecchio, oppure mettere del vino nuovo in otri vecchi significa cercare di far coesistere la vita nuova in Cristo con il peccato, illudersi di vivere in amicizia con Dio senza cercare seriamente di abbandonare le abitudini di peccato. Una religiosità formale, staccata dalla vita, in cui le pratiche di pietà non sono legate a uno sforzo serio di vivere in grazia di Dio è quanto più nocivo possa esservi per una persona, perché genera l’illusione di essere incamminati sulla via della salvezza, quando invece si procede sulla via della perdizione.

 

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