La Russia blocca il prezzo del gas ma il costo aumenta per le imprese e i consumatori


di Vincenzo Silvestrelli

IL PREZZO DELL’ENERGIA RISENTE DI MOLTI FATTORI CHE VANNO DALLA GEOPOLITICA AI PROCESSI CONNESSI ALLA C.D. “TRANSIZIONE ECOLOGICA”. OCCORREREBBE QUINDI CONTRIBUIRE A CREARE IN ITALIA UN SISTEMA DI IMPRESE DEL CAMPO ENERGETICO CHE SAPPIA GUARDARE PIÙ ALL’ECONOMIA REALE CHE ALLE DINAMICHE FINANZIARIE

Nel recente incontro con i manager di alcune grandi imprese italiane il presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha confermato che la Russia è disponibile a fornire gas al nostro Paese ai prezzi concordati per i contratti di lungo periodo, confermando quanto affermato nell’ottobre 2021.

Di fronte a queste dichiarazioni dobbiamo quindi chiederci perché il prezzo del gas al consumo stia aumentando in continuazione negli ultimi mesi. Certamente il ruolo del gas, specialmente nella fase di transizione verso le energie rinnovabili, è centrale in Italia ed in Germania mentre è meno decisivo in Francia grazie all’energia nucleare che è la base del sistema subalpino. Il mercato dell’energia è complesso e intersecato. Per esempio, il costo della energia nucleare è crescente nel tempo a causa del costo di gestione molto elevato delle scorie.

Il prezzo segue teoricamente il mercato e si compone di molti elementi fra loro connessi che tengono conto sia della situazione attuale che di quella attesa (future). È comunque un prezzo amministrato e, in Italia, il controllo in merito è nelle competenze dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA). Lo scorso 25 gennaio è stata ad esempio assunta una deliberazione da parte di questo Ente per la determinazione dei nuovi prezzi nazionali di riferimento.

La questione energetica è molto complessa e risente anche di problematiche geopolitiche. Dare quindi risposte semplicistiche o momentanee al problema appare quindi un metodo demagogico o inefficace. Per affrontare temi come quello attuale del caro bollette si richiedono politiche di lungo periodo e, a tal fine, occorrerebbe anche chiedersi se una regolamentazione troppo “liberistica” sia opportuna per l’interesse nazionale.

È evidente che le società energetiche hanno interesse a massimizzare gli utili giocando anche sulle differenze temporali degli aumenti e rivendendo gas comprato a prezzo concordato a cifre più alte stabilite dal cosiddetto “mercato”. Forse però sarebbe opportuno ricordare la funzione pubblica di società come l’ENI che sono nate per fornire all’economia nazionale energia a prezzi bassi per garantirne la competitività e non per fare esclusivamente utili. Il costo dell’energia, infatti, incide sulla capacità delle aziende italiane di competere e sulla capacità di acquisto del mercato interno. In ogni caso è fondamentale per garantire la ripresa economica.

Ci auguriamo che il Governo Draghi sia sensibile a queste esigenze e non alle richieste dei gruppi energetici interessati esclusivamente ad aumentare le proprie rendite a scapito degli utenti e delle imprese. In un sistema di prezzo amministrato le lobbies inducono le politiche di prezzo che, solo teoricamente o parzialmente sono determinate dal cosiddetto “mercato”. Il ruolo del Governo è dunque centrale e, se quest’ultimo si trasformasse in esecutore dei piani delle lobbies finanziarie anziché espressione delle esigenze del popolo sovrano, si porrebbero dei seri problemi anche per la tenuta democratica.


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