Ecco chi è san Nicola da Longobardi


di Mariella Lentini*

I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

 

In Calabria, a Longobardi (Cosenza), nel 1650 nasce Giovanbattista Saggio. Quando il neonato emette il suo primo vagito una fiamma illumina il tetto della casa: segno di una nascita “luminosa”. La sua famiglia è povera e sopravvive con il duro lavoro dei campi. Giovanbattista è il primo di tre fratelli e, nonostante sia portato per lo studio, non va a scuola perché i suoi genitori non possono permetterselo. Giovanbattista è buono e non si lamenta. Per non essere di peso alla famiglia aiuta il padre nel lavoro dei campi. Però, fin da bambino, invece di giocare, preferisce pregare, frequentare la chiesa del paese e partecipare alla Messa.

Un giorno, il padre gli proibisce di recarsi a Messa e gli ordina di non interrompere il lavoro. Lui finge di stare male ma, invece di rincasare, va in chiesa. Torna in campagna e, con una velocità prodigiosa, porta a compimento la mietitura del grano. Allorché Giovanbattista esprime l’intenzione di diventare frate, i genitori lo ostacolano. La madre si arrabbia moltissimo. Ma quando Giovanbattista diventa improvvisamente cieco, i genitori, pentiti, capiscono che non possono andare contro le aspirazioni del figlio. Giovanbattista riacquista la vista ed entra in convento a Paola (Cosenza) per indossare il povero saio francescano. Sceglie di farsi chiamare Nicola. Si sposta in vari conventi, sempre nel cosentino: Longobardi, San Marco Argentano, Montalto Uffugo, Spezzano della Sila, Paterno Calabro e Cosenza stessa. Il giovane frate è diverso da tutti gli altri.

Compie prodigi, ha il dono dell’ubiquità (si trova in posti diversi nel medesimo tempo) e diventa famoso tra la gente. Nel 1693 il terremoto non dà pace ai calabresi. Una nobile famiglia, i marchesi della Valle, invita Fra Nicola nel proprio feudo a Fiumefreddo (Cosenza) dove le scosse di terremoto sembrano non avere fine. Grazie alle preghiere dell’umile fraticello i movimenti tellurici cessano. Si narra di un altro prodigio quando Fra Nicola chiede in elemosina del pesce a un pescatore. Al suo diniego, il frate parla ai pesci del mare che escono guizzanti dall’acqua e si fanno prendere dal santo con le mani. Nicola trascorre l’ultimo periodo della sua vita a Roma e predice il giorno della sua morte, 2 febbraio 1709.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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