Quanto sono affidabili i tamponi antigenici?


di Raffaele Cerbini

L’INSIPIENZA DEL GOVERNO HA MESSO A RISCHIO LA SALUTE DI TANTI CHE PUR AVENDO GLI ANTICORPI SONO STATI COSTRETTI A VACCINARSI

Il New England Journal of Medicine di questa settimana pubblica un articolo che illustra i tempi secondo i quali sono diagnosticabili l’antigene virale, l’RNA virale e le risposte anticorpali, sia IgM di tipo rapido post-infezione che IgG che permangono a lungo termine.

Da un semplicissimo grafico appare estremamente chiaro come la capacità di riscontrare una infezione virale mediante i famigerati test rapidi antigenici, i quali diagnosticano esclusivamente la presenza di proteine virali, sia ristretta ad un arco temporale limitatissimo e pertanto molte diagnosi sono saltate. Questi sono purtroppo i test che gli incompetenti al soldo del governo italiano hanno raccomandato di eseguire in via esclusiva a partire dal 27 Dicembre 2021.

Al contrario, i tamponi molecolari (RT-PCR test) servono a diagnosticare l’infezione anche a distanza di oltre tre settimane perché raccolgono materiale genetico che poi viene analizzato in laboratorio e questo permette una enorme accuratezza nel diagnosticare i soggetti che hanno contratto il virus.

La diagnosi di certezza dovrebbe tuttavia essere effettuata attraverso le determinazioni delle risposte anticorpali sopra ricordate, che possono persistere per mesi, probabilmente anni, garantendo anche una immunità permanente ed in ogni caso molto superiore a quella conferita dai vaccini nella stragrande maggioranza dei casi, come ben riportato in numerosi articoli in letteratura.

La tabella riporta invece le linee guida dei quattro maggiori organi preposti alla salute dei cittadini (WHO, CDC, ECDC ed IDSA) e tutte raccomandano l’esecuzione di test di conferma molecolari. Per di più la società americana di malattie infettive (IDSA) addirittura raccomanda esclusivamente i test molecolari per la diagnosi. Infine, l’articolo ricorda nel testo che i test antigenici possono determinare sia falsi negativi, sia falsi positivi, sbugiardando ancora una volta le politiche sanitarie del nostro governo.

Alla luce di quanto riportato dal New England Journal of Medicine possiamo dire che il governo italiano si è trovato impreparato a gestire l’ondata Omicron e per colpa di una diagnostica totalmente inadeguata ha gravemente sottostimato il numero di persone che si sono infettate con la suddetta variante. Inoltre le tantissime persone che non hanno avuto la possibilità di diagnosticare la propria positività nei 5-6 giorni di validità dei test antigenici hanno completamente perso la possibilità di dimostrare di essere stati infettati dalla variante Omicron.

A posteriori, proprio questi soggetti non possono in alcun modo utilizzare i titoli anticorpali per far riconoscere una pregressa diagnosi di malattia da parte del medico di base poiché le circolari ministeriali vietano espressamente di utilizzare le determinazioni anticorpali per ottenere sacrosante esenzioni vaccinali. In questo modo però recenti positività al virus mettono a rischio di gravi reazioni avverse i soggetti che si vaccinano alla cieca a breve distanza da una infezione conclamata. Infatti le linee guida mondiali raccomandano di attendere come minimo quattro mesi post-infezione.

Proprio le vaccinazioni alla cieca e l’impossibilità di utilizzare le precedenti risposte anticorpali dovrebbero per me costituire motivo di insopportabile vergogna in chi prende decisioni immotivate dal punto di vista scientifico. Oltretutto tanti falsi positivi non hanno avuto alcuna prova di appello e pertanto molte quarantene sono risultate veri e propri sequestri di persona immotivati.

A questo punto non posso che invitare gli italiani a meditare ancora una volta sulle scandalose decisioni governative, assunte in aperto e totale contrasto con quanto raccomandato dalle linee guida internazionali.

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