A Roma la rivolta degli studenti contro gli esami di maturità


di Vincenzo Silvestrelli

DECINE DI MIGLIAIA DI STUDENTI IN PIAZZA IERI A ROMA CONTRO L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E IL RITORNO AGLI SCRITTI NEGLI ESAMI DI MATURITÀ. GIUSTO MANIFESTARE MA ATTENZIONE A VISIONI UNILATERALI E GENERALIZZATE CHE RISCHIANO DI ESSERE STRUMENTALIZZATE DA CHI, INVECE DI PENSARE AL FUTURO DEI GIOVANI, CERCA DI OTTENERE CONSENSO PARTENDO DALLA PIGRIZIA E DALL’IGNORANZA PEGGIORATA DAGLI ULTIMI DUE ANNI DI “GESTIONE PANDEMICA” DELLA SCUOLA

Gli scioperi degli studenti medi per avere esami più facili, comunicati quotidianamente dai media con serietà e sostenuti dalle organizzazioni giovanili di sinistra, indicano come in questi ultimi due anni abbiamo permesso la formazione di un “cancro” che opera per distruggere i fondamenti stessi della società. Sarebbe gravissimo se i sindacati responsabili della scuola guardassero favorevolmente a queste manifestazioni! Anche perché appare chiaro che chi le sta promuovendo: la CGIL.

Le manifestazioni di piazza avvengono dopo che per due anni abbiamo sentito ossessivamente parlare di “ritorno alla normalità”. Sulla base di questa necessità si sono introdotti strumenti come il Green Pass e la vaccinazione obbligatoria, lesivi della libertà personale. Una volta che si sta conseguendo il risultato, però, arriva chi vuole mantenere la “anormalità” degli esami di maturità. Nonostante la buona intenzione di alcuni dei ragazzi che partecipano, va detto che le manifestazioni di questi giorni sono una espressione di nichilismo ideologico e distruttivo. La formazione dei giovani è alla base della “riproduzione sociale” e indebolirla mina le basi stesse della civiltà. Sono temi che oggi dobbiamo argomentare e dimostrare mentre sono stati sempre scontati come dato di fatto.

La rinuncia al senso comune non è senza conseguenze: la qualità della scuola è un elemento di grande rilevanza politica, intendendo il termine “politica” nel suo senso più alto, cioè di capacità di costruire delle comunità responsabili e aperte al futuro. La Cina comunista, per esempio, dà un grande rilievo alla qualità della formazione. I nostri giovani dovranno competere con i cinesi nel futuro e non potranno farlo se saranno ignoranti. Gli esami di maturità andrebbero invece resi più seri, tornando alla loro funzione originaria. Il cosiddetto miracolo economico italiano del secondo dopoguerra nacque anche come frutto di una scuola di grande qualità.

Ma purtroppo c’è chi, per interessi di fazione immediati, non tutela la intangibilità di questi valori e gioca sul futuro dei giovani, immaturi e non pienamente consapevoli in conseguenza della loro età.

Vero è che fra le riforme di cui abbiamo più bisogno c’è quella della scuola. Riforma che non deve riguardare i cicli ma la valorizzazione (anche economica) dei docenti, la qualità dell’insegnamento e la serietà della preparazione. Oggi la scuola è caratterizzata da troppa burocrazia, da attività “ideologica” non orientata al bene degli studenti e da poca attenzione alla famiglia. La formazione da sempre nasce da un rapporto positivo tra scuola e famiglia e fra docente e discente, sempre mantenendo ogni soggetto nel proprio ruolo specifico. Il giovanilismo e l’emotivismo non possono essere la base per un corretto rapporto formativo.


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