Aborto in Francia:  quando ai deputati non importa niente


di Diego Torre

FRANCIA: CONTINUA LA CORSA VERSO I “MAGNIFICI TRAGUARDI E PROGRESSIVI” DELLA CULTURA DI MORTE

Nell’ultimo scorcio del 2021 l’Assemblea Nazionale francese ha spostato da 12 a 14 settimana il “diritto” di abortire, consentendo anche alle ostetriche la facoltà di eseguire aborti chirurgici. La legge andrà ora al senato e l’unica speranza dei pro-life è che non venga approvata entro il termine della legislatura.

Continua così la corsa della nazione d’oltralpe verso i magnifici traguardi della cultura di morte. Infatti, dalla legge Veil del 1975, vari interventi legislativi hanno liberalizzato l’accesso all’aborto. Ma ciò che fa ancora più specie è l’indifferenza dei deputati. Si tratta di una legge da cui dipende la vita di tanti piccoli innocenti francesi. Ebbene: al  momento del voto erano presenti 123 parlamentari su 577 e soltanto 79 di essi hanno espresso parere favorevole, 79 su 577! E solo 36 contrari! E tutti gli altri assenti? Evidentemente erano in tutt’altre faccende affaccendati.

Ma si tratta di vite umane o di noccioline? La banalizzazione dell’omicidio nel grembo materno è avanzata fino a tal punto? Evidentemente sì, se l’ineffabile presidente Macron ha appena finito di chiedere di «aggiornare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea per riconoscere in maniera più esplicita il diritto all’aborto e la protezione dell’ambiente».


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