Aspetti rituali e simbolici del battesimo nell’antichità


di Giuliva di Berardino

LE QUATTRO TAPPE DEL BATTESIMO NELL’ANTICHITA’

Abbiamo cominciato a considerare il rito del Battesimo antico attraverso le catechesi battesimali tenute da San Cirillo, a Gerusalemme nel IV secolo. Tuttavia, in questo articolo cerchiamo di riassumere in 4 tappe, in modo da elencarle, in modo sintetico, ma spero chiaro ed efficace, gli elementi principali di questo antico rito battesimale:

Prima tappa: la rinuncia a Satana, l’unzione e la professione di fede

Un catecumeno, che per due o tre anni aveva fatto un percorso di conoscenza della fede cristiana grazie a catechisti nominati dalla stessa comunità per svolgere questo servizio, nel corso della celebrazione della grande veglia pasquale, durante la notte di Pasqua, per riceve il battesimo doveva prima cosa rinunciare a Satana, a tutte le sue opere e le sue illusioni. San Basilio dice che l’usanza di questa rinuncia precedente il battesimo risale fino ai tempi apostolici. Secondo ciò che emerge dalle catechesi di San Cirillo di Gerusalemme, questa rinuncia si faceva rivolti verso occidente, mentre la professione di fede si faceva rivolti verso oriente. La formula, pronunciata dal battezzando, era la seguente: «Io rinuncio a Satana, alle sue opere, alle sue vanità”, ma poteva essere proposta anche sotto forma di domande e risposte.
Dopo la cerimonia della rinuncia, seguiva una prima unzione del catecumeno che veniva unto con l’olio esorcizzato (detto propriamente “olio dei catecumeni“). In Oriente, l’unzione la si fece dapprima soltanto sulla testa, più tardi fra le scapole e sul petto. Il significato era assai chiaro nell’antichità, perchè l’unzione del corpo era praticata dagli atleti prima del combattimento. Questa prima unzione del corpo, quindi è simbolica e svela il senso della  vita cristiana come una lotta particolare: una lotta in cui si è sempre vincitori, perché l’olio esorcizzato protegge la persona contro ogni presa del nemico, che è il male. S. Ambrogio dice: “Arrivato al fonte, tu sei stato unto … come un atleta di Cristo, come se tu stessi per dedicarti a un combattimento in questo mondo”. 

Solo dopo questa unzione il battezzando compiva la grande professione di fede, detta anche redditio symboli, e, ordinariamente, si procedeva con domande e risposte, tra il sacerdote (o il vescovo) ed il battezzando.

Seconda tappa: la benedizione dell’acqua

In Oriente si dà meno importanza all’esorcismo sull’acqua, perché si riteneva che le acque fossero già santificate dal Battesimo di Gesù nel Giordano. In Occidente, invece, benedire le acque era una pratica molto antica. Tertulliano, scrittore ecclesiastico morto all’inizio del terzo secolo, afferma che le sorgenti e le acque erano particolarmente esposte agli influssi diabolici, pertanto, più che benedizione dell’acqua, ci parla di un esorcismo sull’acqua, che viene purificarla da un angelo che scende, com’è scritto in Gv 5,2, dov’è scritto che un angelo scende nella piscina di Betzaetà per conferire alle acque la virtù di sanare.

Il rito della benedizione non è sempre stato lo stesso. In genere si procedeva per insufflazione, per simboleggiare la discesa dello Spirito Santo, dopo l’allontanamento dello spirito cattivo.
Nei primi secoli i riti della benedizione del fonte battesimale erano molto semplici: l’invocazione del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Trinità, alcuni segni di croce, tutto per attirare su quell’acqua le grazie divine. Le Costituzioni apostoliche (del V sec.) riportano una preghiera specifica per questa benedizione: “Guarda, o Signore, dal cielo, e santifica quest’acqua, dona ad essa una grazia tale e una tal virtù, sicché quanti vi sono immersi, come è stato prescritto da Cristo, siano crocefissi, muoiano, siano sepolti e con lui risorgano all’adozione, ch’egli ha loro meritata, facendoli morire al peccato, e vivere a giustizia”.

Terza tappa: il battesimo propriamente detto, cioè l’immersione

Dopo la benedizione delle acque, il battezzando si immergeva finalmente nelle acque santificatrici, dopo essersi svestiti. Inizialmente si battezzava in genere per immersione perché l’immersione e l’emersione dall’acqua simboleggiava entrare nel mistero, in comunione di vita, con la morte e la risurrezione di Cristo. Gli uomini erano assistiti da uno dei membri del clero, le donne invece erano separatamente aiutate da altre donne o dalle diaconesse. Il modo abituale e normale di conferire il battesimo durante i primi secoli era per immersione, unica o ripetuta tre volte.  Il catecumeno, accompagnato dal padrino, se era un uomo, o dalla madrina, se era una donna, veniva interamente immerso nella piscina battesimale o per lo meno vi scendeva immergendo almeno i piedi quasi fino ai ginocchi, e il sacerdote, prendendo dell’acqua dalla stessa vasca, la versava sulla sua testa, e la faceva scendere su tutto il corpo, recitando la formula indicata nel Vangelo, in cui lo stesso Gesù comandò ai discepoli di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

Tuttavia, negli Atti degli Apostoli è testimoniato che inizialmente si battezzava anche solo “nel nome di Gesù” (At 2,38; 8,16). Del funzionario di Candace si legge che discese con Filippo “nell’acqua” e che “uscì dall’acqua” (At 8,38ss). Nell’immersione Tuttavia uno scritto della fine del primo secolo, la Didaké, richiede che l’acqua sia versata tre volte sulla testa. E dice anche che se c’è poca acqua, è sufficiente la triplice infusione.

Quarta tappa : i riti postbattesimali

All’uscita dal fonte battesimale, i padrini o le madrine accoglievano i loro figliocci e presentavano dei panni per coprire il corpo ed asciugarsi. Subito dopo venivano condotti dal vescovo, il quale faceva loro una seconda unzione, quella con il sacro crisma. I neo-battezzati venivano rivestiti di bianco in segno di gioia per la nascita alla “nuova vita” che li proietta all’eternità, ma anche come simbolo dell’innocenza ritrovata dopo il sacramento del battesimo. I neo-battezzati dovevano portare questi vestiti candidi durante tutta l’ottava di Pasqua, precisamente fino alla domenica in bianco, dominica in albis (depositis), che chiude la grande settimana pasquale. Era pure usanza antica, tanto in Oriente come in Occidente, di mettere in mano al neofita un cero acceso, simbolo della luce divina che rischiara la sua anima.

Dopo l’immersione, quindi, al canto delle litanie, in processione, i neo-battezzati entravano in chiesa con il clero, all’aurora della festa di Pasqua. Per la prima volta i neo-battezzati partecipavano alla liturgia eucaristica sino alla fine e ricevevano la comunione per la prima volta con tutta la comunità cristiana dei battezzati. In questo modo finalmente completavano la loro unione a Cristo e alla sua Chiesa. Tertulliano nel II secolo fa allusione a un’usanza propria dell’Occidente molto curiosa: si usava dare ai nuovi cristiani, dopo la comunione, un pò di latte e di miele, per far loro comprendere che i sacramenti dell’iniziazione cristiana li avevano introdotti nella vera terra promessa, dove, secondo la Sacra Scrittura, “scorre latte e miele“.

Nell’introito della messa della domenica dopo l’ottava di Pasqua si ritrova qualche traccia di quest’uso rituale così curioso per noi, infatti troviamo questa formula “Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale…“. Durante tutta la settimana dopo Pasqua, la Chiesa vegliava particolarmente sui suoi neofiti, al fine di sviluppare in essi la pietà, e portare a compimento la loro istruzione. Ogni giorno si radunavano per ascoltare la catechesi, con la quale venivano spiegati più compiutamente i sacramenti che avevano ricevuto, e così pure i misteri di cui non si poteva parlare che ai fedeli; ed è per questo che i greci le chiamavano catechesi mistagogiche. Le più celebri sono quelle del vescovo Cirillo di Gerusalemme, che sono state già considerate.

Possiamo aggiungere semplicemente altri elementi generali dell’antico battesimo: innanzi tutto il tempo in cui si celebrava il Battesimo era la notte della Pasqua. A questo evento, che era un evento molto sentito da tutta la comunità credente dei battezzati, ci si preparava per tutta la quaresima. Tuttavia, in alcune zone, si conferiva il Battesimo anche in occasione della festa di Pentecoste. San Leone Papa insiste perchè non si battezzi che nelle feste di Pasqua e di Pentecoste, infatti si considerava  un vero e proprio abuso liturgico conferire il Battesimo in altri tempi, salvo che si trattasse di casi eccezionali e di necessità (grave malattia, persecuzione, pericolo di morte). Col tempo, però, si diffuse l’usanza di dare il Battesimo in altre festività, specie all’Epifania, in memoria del Battesimo di Nostro Signore, a Natale, ed anche alla festa di San Giovanni Battista. Venivano battezzati, ovviamente, adulti, ma già Papa Siricio pare facesse eccezione, permettendo il battesimo anche ai bambini che venivano presentati dai genitori, assimilandoli a coloro che erano in pericolo di morte.

Un altro elemento interessante che si può sottolineare è la questione del luogo del battesimo, infatti, mentre nei primissimi secoli veniva conferito ovunque capitasse, come nell’episodio in cui si parla del diacono Filippo, che battezza il funzionario della regina Candace, riportato nel Libro degli Atti degli apostoli (Atti 8, 26-40). Tuttavia, anche quando iniziarono le persecuzioni si riscontrò una libertà nel decidere un luogo preciso in cui amministrare il battesimo. Solo dopo la pace costantiniana la Chiesa cominciò a radunarsi in grandi edifici che permettessero celebrazioni pubbliche, fatto che provocò l’introduzione di nuove usanze, tra le quali la nuova regola che stabiliva come il battesimo dovesse essere amministrato nell’interno delle chiese o meglio nei battisteri, edifici costruiti appositamente per la celebrazione del battesimo.

Si tratta di edifici di forma circolare od ottagonale, generalmente distinto dalla basilica, da cui dipendeva. Spesso il  battistero era dedicato a San Giovanni Battista e consisteva soprattutto in una piscina situata al centro dell’edificio, alla quale si accedeva con dei gradini che permettevano di discendervi da un lato e risalire dall’altro. Un’altra questione interessante che riguardava il battesimo nell’antichità era la presenza e il ruolo dei padrini e delle madrine. I padrini erano coloro che presentavano i catecumeni al battesimo e li accoglievano all’uscita dalla piscina battesimale. Venivano chiamati, secondo queste diverse loro funzioni, patrini o susceptores, od anche sponsores, perchè dovevano rendersi garanti dei loro figliocci. Certamente, quando poi entrò nell’abitudine di battezzare i bambini, si affermò l’abitudine di battezzare i bambini, la Chiesa ci tenne ancor più che avessero dei padrini, per assicurare la loro educazione cristiana.

Per terminare questo approfondimento sugli aspetti rituali e simbolici del battesimo nell’antichità e nello sviluppo fino all’attualità, desidero pregare con voi questa preghiera:

Signore, voglio ringraziarti per il mio Battesimo. Con il Battesimo non sono diventato più bravo, più santo, più intelligente, più religioso, rispetto a chi non l’ha ricevuto. Quante persone non battezzate sono più cristiane di tanta gente che va a messa ogni domenica… Anche a loro, tu, Signore, sei vicino e li ami come ami me. Anche loro sono tue creature, tuoi figli, sono una parte di te, un tuo seme nel mondo. Anche loro respirano la stessa aria che respiro io, affrontano gli stessi miei problemi quotidiani, vorrebbero essere felici e avere la salute, piangono quando muore una persona cara… La differenza tra chi non è battezzato e chi lo è non sta nelle cose della vita, ma nel come si fanno le cose della vita. La differenza non sta nel vivere, ma per chi si vive. Per me che sono battezzato, la vita ha senso se mi spendo per te, se vivo per te, se mi fido di te, riconoscendoti presente in me e negli altri, affrontando ogni giornata pensando che tu ci sei, sentendo la tua presenza amica che guida questo mondo, guardando la realtà e la gente con i tuoi occhi, cercando l’eternità in ogni gesto d’amore che do e che ricevo. Per me che sono battezzato, la vita ha una direzione: la tua, Signore.

Grazie per il mio battesimo!

 


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