La crisi politica nell’attuale panorama cristiano


di Anna Tortora

LA CHIESA NON SI SOSTITUISCE AI MAGISTRATI E AI POLITICI MA PUÒ DARE IL SUO CONTRIBUTO NELLA COSTRUZIONE DELLE FONDAMENTA DELLA SOCIETÀ. SEGUENDO IN ITALIA ANCHE UN INSEGNAMENTO DI UN PADRE DELLA VERA CULTURA LIBERALE COME BENEDETTO CROCE…

La cultura di un popolo è omogenea quando le coscienze di una Nazione sono d’accordo su alcuni valori etici fondamentali.

Quando, invece, questi non sono condivisi, la cultura di un popolo si spappola.

Quelle che noi chiamiamo le evidenze etiche non sono più condivise da milioni di Italiani.

Pensate al matrimonio: ci si sposa, si sta insieme per un po’, poi ci si lascia, ci si risposa. È l’amore a termine.
Come abbiamo potuto perdere, dopo duemila anni di cristianesimo, le evidenze etiche, che ci hanno reso popolo unito nonostante le legittime pluralità culturali?

La risposta sta nella perdita del senso religioso. Se si perde il senso di Dio, il senso dell’assoluto, è chiaro che i valori umani perdono di assolutezza. Si cade in quel relativismo che Papa Francesco sta costantemente denunciando fin dall’inizio del suo pontificato.

Il filosofo liberale Benedetto Croce (1866-1952), il padre della cultura laica, in uno scritto del 1911 afferma un po’ ciò che ho accennato, che poi è l’analisi della dottrina sociale della Chiesa.

Croce, che non era credente, dice che c’è un nesso necessario che lega i programmi politici alla fede morale: la proposta della cultura politica deve basarsi sul senso morale, sul senso religioso.

Ecco le sue parole: “Il rapporto tra i programmi e la fede morale è che questa precede quelli e li genera e quando essa manca, invano si tenta di surrogarla con programmi grandiosi, come un edifizio senza fondamenta non si rafforza coi coronamenti architettonici e con le colorazioni. È da vedere quindi se i tanti che si affaticano a costruire programmi non siano mossi dall’illusione di ottenere dall’esterno quello che sentono di non possedere all’interno. E se la cosa sta così, bisogna innanzitutto provvedere a liberarli da tale illusione e a spingerli a rafforzare in sé e negli altri la fede morale. Prima la fede morale, poi i programmi; prima l’animo pronto, poi il braccio vigoroso“.

Guardate come l’intelligenza laica arriva a capire che un Paese non sta in piedi se non c’è un fondamento etico.

E ancora Croce: “Non sussiste questa unità sui valori morali se manca un habitus religioso. L’abito religioso è immortale. Esso fa duopo coltivare negli animi perché si mantenga salda ed efficace la morale. Ma una disposizione d’animo come questa sarà di pochi. Come facciamo a costruire una società su pochi? Pochi o molti non importa. I programmi di azione seguiranno se c’è una religiosità ed una fede morale che si concretizzano in azioni, altrimenti l’edificio non regge”.

È inutile che si proponga una legge elettorale o una riforma della giustizia, ad esempio. Se manca il fondamento, se non ricominciamo da Dio, dalla cultura e dall’etica, il progetto non sta in piedi.

La Chiesa non si sostituisce ai magistrati e ai politici ma può dare il suo contributo nella costruzione delle fondamenta.

La Chiesa cammina con il mondo e, come dice il Concilio Vaticano II, ne condivide la crisi, la speranza, la sorte.

La Chiesa vive una crisi e vuole aiutare un Paese in crisi. Ma questa è una crisi non mortale, bensì di rinnovamento.

La pandemia ha mostrato anche una valore fondamentale: la solidarietà. Quasi nessuno è rimasto insensibile alla necessità di aiutare l’amico o il vicino di casa in difficoltà.

In questi giorni, si è parlato di legge elettorale proporzionale o di unire le forze di centro.
Ma voler mettere insieme tutte le forze di centro è impossibile perché sono in gioco letture incomponibili degli stessi valori.

L’importante è che gli elettori scelgano liberamente dove vogliono stare. Non c’è più una illegittimità di fondo come avveniva con i vecchi partiti ideologici.

L’importante è trovarsi uniti per fare le giuste battaglie sui valori etici fondamentali.


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