Su giovani e giovanissimi cala la scure del dopo pandemia. Le preoccupazioni del pediatra Ferrara


di Pietro Licciardi

DEPRESSIONE, PROPENSIONE AL SUICIDIO, DIPENDENZE DA ALCOL, GIOCO E INTERNET. ECCO ALCUNE DELLE CONSEGUENZE DEI LOCKDOWN. PARLA IL PROF. PIETRO FERRARA, SEGRETARIO DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI PEDIATRIA

Tra le molte conseguenze della pandemia nessuno o quasi si è ancora pienamente reso conto di quanto siano stati devastanti per i bambini e gli adolescenti questi due anni di confinamento più o meno prolungato, di restrizioni, di allarmismi, di allentamento dei legami sociali e soprattutto di iter scolastici a singhiozzo, un po’ in presenza, un po’ a casa. Conseguenze di cui solo adesso si stanno delineando in maniera più chiara le proporzioni, ma che si potranno osservare in tutta la loro drammaticità solo a medio e lungo termine.

A lanciare l’allarme è il professore Pietro Ferrara, professore di pediatria al Campus Biomedico di Roma e segretario nazionale della Società italiana di pediatria, il quale fa un lungo elenco di problemi riscontrati in questi lunghissimi mesi in bambini e adolescenti, nella fascia di età che va dagli 11 ai 17-18 anni. «Ciò di cui normalmente si parla», dice il pediatra, «sono i problemi fisici, come ad esempio l’aumento dell’obesità, ma si trascurano, anche perché stanno emergendo solo adesso nella loro drammaticità, i disagi psicologici e comportamentali derivanti dal drastico cambiamento del modo di viere e dall’isolamento». Innanzitutto vi è la riduzione delle ore e della qualità del sonno poiché sono aumentate enormemente le ore trascorse davanti alla tv, al pc e allo smartphone  anche di notte, al punto, dice ancora il professor Ferrara che «é aumentata a dismisura la dipendenza da internet. La Società italiana di pediatria in un suo studio ha rilevato che i ragazzi che si connettono al cellulare nei primi cinque minuti della giornata, ovvero appena alzati da letto, sono raddoppiati mentre sono aumentati del 60% quelli che si connettono la notte per più di tre ore. Ma il dato più impressionante è che rispetto al 2010.-2015 i ragazzi che rimangono connessi alla rete per più di quattro ore sono aumentati di oltre il 60%»

Questa overdose da internet comporta tutta una serie di conseguenze. A cominciare dall’adescamento dei minori, di cui si registra un indiscusso incremento in tutta Europa a danno di bambini e bambine dai 9 anni in su, mentre in Italia la Polizia postale ha segnalato che nel 2020 le probabilità di adescamenti online sono aumentati di oltre il 100%. Ma questo non è il solo problema. Più ore al computer significa più ore trascorse giocando, anche d’azzardo. E infatti, segnala il pediatra del Campus Biomedico, sono aumentati i casi di dipendenza nei ragazzi e adolescenti, assieme al consumo di alcool. Soli per la maggior parte della giornata e chiusi tra le pareti domestiche per molti anche la bottiglia diventa un passatempo.

Ma a dare le reali e preoccupanti dimensioni della vera e propria emergenza che si sta delineando è il seguente dato: in Italia in questi due anni l’accesso ai  pronto soccorso pediatrici è diminuito del 50% rispetto al periodo pre-pandemico ma di questo 50% oltre l’80% dei pazienti ha manifestato problematiche neuropsichiatriche  mentre le tendenze al suicidio hanno avuto un incremento di oltre il 147%, con un aumento del 70% dei casi di depressione negli adolescenti; sempre secondo i dati della Società italiana di pediatria.

Uno tsunami di fronte al quale gli stessi pediatri si sono trovati in spiazzati e a causa delle restrizioni all’accesso imposte da molte strutture sanitarie, in difficoltà nel  dialogare direttamente con i genitori per suggerire le soluzioni e le metodologie di approccio più adeguate.

«Purtroppo gli effetti di tutto questo si cominceranno a vedere solo tra qualche anno», prosegue il professor Pietro Ferrara, «poiché come si è cominciato ad osservare dopo l’attentato dell’11 Settembre 2001, può manifestarsi un vero e proprio “trauma da disastro” che nel tempo può avere conseguenze sulla salute fisica dei soggetti».

Ma il vero problema per il segretario nazionale della Società italiana di pediatria è che ad oggi pochi si rendono conto del grosso problema che hanno davanti; soprattutto in Italia dove il divario tra la domanda di servizi in ambito psichiatrico e l’offerta è sempre stato ampio. Da ben  prima della pandemia.

«Adesso che stiamo vedendo sfumare l’emergenza pandemica sarebbe opportuno cominciare a sensibilizzare innanzitutto i genitori ma anche gli insegnanti e chiunque ha a che fare con i bambini e gli adolescenti per far si che riconoscano subito i sintomi del disagio, come il rinchiudersi in se stessi, l’accentuarsi di comportamenti violenti, l’irascibilità, il farsi la pipì addosso… I genitori da parte loro devono stare molto più attenti a come i figli trascorrono il tempo in casa, avere più dialogo, cercare di far presente i pericoli che si celano nel cosiddetto dark web. Le istituzioni invece dovrebbero cominciare al più presto a rendersi conto che abbiamo un grosso problema e attrezzarsi ad affrontarlo»

Si poteva evitare tutto questo? Col senno di poi si. Negli Stati Uniti là dove vi erano governi repubblicani non ci sono stati, o quasi, lockdown, nelle scuole le lezioni si sono svolte regolarmente e le misure precauzionali non hanno avuto il carattere ossessivo assunto qui da noi. E il numero dei contagi e dei morti non è stato affatto più pesante. Costatati i tanti, troppi errori dei nostri governi di sinistra che almeno si abbia la lungimiranza di prendere adeguati e tempestivi provvedimenti per salvaguardare la salute fisica e mentale dei nostri giovani, già così drammaticamente pochi.

 


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