Ecco chi è la beata Carità, Maria Giuseppa Carolina Brader


di Mariella Lentini*

I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Ci sono persone intelligentissime che usano il proprio talento ricevuto in dono alla nascita pensando solo a se stessi oppure per recare il male al prossimo. Ci sono individui intelligentissimi che, invece, si mettono al servizio degli altri, dei più fragili, degli emarginati. Questa è la storia di una bambina nata nel 1860 in Svizzera, a Kaltbrunn, St. Gallen. Si chiama Maria Giuseppa Carolina Braider. È figlia unica di due agricoltori. Il padre parte per l’America in cerca di fortuna, ma in quel Paese lontano trova la morte.

La mamma si accorge dell’eccezionale intelligenza della figlia e così la fa studiare. Diventata una ragazza, Maria non si sente attratta come le sue coetanee dai divertimenti e dal matrimonio. Vuole farsi suora. La madre non è contenta. Ha solo lei, ma non può andare contro la volontà della figlia che entra in convento con il nome di Madre Carità. La religiosa è un’insegnante bravissima e così viene incaricata di educare le bambine. Il Signore, però, destina Madre Carità ad altre grandi missioni. Le propongono di partire per l’America Latina per divulgare il Vangelo tra le povere popolazioni indigene, dove i bambini non vanno a scuola.

Madre Carità accetta con entusiasmo. Arriva in Ecuador (Chone) nel 1888 e, poi, si trasferisce in Colombia (Tùquerres) dove fonda la Congregazione delle Francescane di Maria Immacolata. Sempre allegra e gioiosa, organizza scuole, insegna il catechismo e assiste i più poveri. Attraversa le montagne delle Ande e le foreste, affronta l’oceano e temperature molto fredde, dialetti sconosciuti, condizioni di vita al limite della sopportazione con poco cibo. Madre Carità, come San Francesco, abbraccia la povertà con amore perché vuole essere uguale a coloro che aiuta.

Durante la Guerra dei mille giorni (guerra civile colombiana 18991902) non esita a sospendere le lezioni per accogliere nei collegi i soldati feriti. Madre Carità è instancabile e ogni giorno prega. Per lei preghiera e azione sono indivisibili. Altre religiose svizzere si aggiungono a Madre Carità e in Colombia ragazze del posto rispondono all’appello della suora. Madre Carità muore nel 1943 in Colombia, all’età di 82 anni. Subito dopo avviene un miracolo. Una mamma offre una “novena” (una preghiera recitata per nove giorni) a Madre Carità per chiedere la guarigione della figlioletta malata che non parla e non si muove. Alla fine dei nove giorni la piccola migliora e riprende la sua vita normale.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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