Ucraina, una guerra di distrazione di massa?


di Pietro Licciardi

L’ATTUALE CRISI INTERNAZIONALE NON DEVE FAR PERDERE DI VISTA LA PROGRESSIVA E GRADUALE PERDITA DI LIBERTA’ E INDIPENDENZA DELL’OCCIDENTE IN MANO ALLE ELITES PLUTOCRATICHE E TECNOCRATICHE

Molto interessante e significativo il messaggio diffuso via Twitter il 13 febbraio scorso dall’attuale presidente di El Salvador, Nayib Bukele, il quale ha scritto che «la vera guerra non è in Ucraina ma in Canada, Australia, Francia, Bruxelles, Inghilterra, Germania, Italia. Vogliono solo farvi guardare da un’altra parte».

Al tweet è seguito un breve video in cui si vedono i blindati che a Parigi hanno bloccato la protesta che stava partendo sulla scia di quanto avvenuto in Canada che Bukele ha così commentato: «Questa era Parigi oggi. Immaginate se fosse stata El Salvador. Cosa avrebbero detto la Francia, l’Unione europea oppure la comunità internazionale?» 

Occorre sapere che Bukele in El Salvador ha adottato i bit coin come moneta nazionale in alternativa al dollaro, intravedendo i possibili sviluppi di ciò che le elites tecnocratiche e i poteri forti della finanza e del capitale internazionale e globalista stanno elaborando un po’ in tutto l’Occidente.

Ci riferiamo tra l’altro a quel Great reset in chiave ambientalista annunciato a Davos nel 2021 da Klaus Schwab, presidente del World Economic Found, il quale ha definito la pandemia da Covid-19 «una grande opportunità» per dare forma a radicali cambiamenti economici e sociali, riprendendo quanto già pubblicato per la prima volta nel libro The Great Reset: How the Post-Crash Economy Will Change the Way We Live and Work di Richard Florida, del 2010 in seguito alla crisi economica del 2008.

Un “grande ripristino” che dietro parole e concetti accattivanti come: “costruire un nuovo contratto sociale che onori la dignità di ogni essere umano”, nasconde l’istaurazione di un dirigismo in stile sovietico e la compressione delle libertà individuali assieme alla soppressione della proprietà privata. Qualcosa di molto simile al regime Draghi che stiamo subendo in Italia.

Un assaggio ancor più evidente di questo nuovo “contratto sociale” ce lo ha mostrato in questi giorni Justin Trudeau, primo ministro Canadese che in virtù di un Emergency Act, ha represso con brutalità a Ottawa le pacifiche proteste dei camionisti canadesi e congelato, o per meglio dire sequestrato, i conti correnti e i risparmi di chiunque ha sostenuto le proteste. Un arbitrio assoluto i cui unici precedenti sono nella Unione sovietica di Lenin e Stalin e nella Cina di Mao.

Da qui, per inciso, la lungimirante decisione del Salvador di affidarsi alle criptovalute, molto difficili da bloccare anche in caso di interventi da parte dei governi nazionali o stranieri. E sempre alle criptovalute si stanno affidando i manifestanti canadesi e anche quelli statunitensi per finanziare e sostenere le proteste – che a dispetto dei dittatorelli alla Biden e Trudeau si stanno moltiplicando – rivolte contro lo stato di emergenza, ormai insostenibile dal punto di vista sanitario, ma soprattutto in difesa delle libertà costituzionali che col pretesto del Covid sono state sospese un po’ ovunque, Italia compresa. Misure eccezionali che, è bene ricordare, costituiscono un pericolosissimo precedente, specialmente in contesti come quello italiano in cui l’opinione pubblica sembra essere particolarmente imbambolata, vulnerabile alla disinformazione di regime e poco propensa a difendere la propria libertà.

A proposito della disinformazione di regime viene qui da pensare alle giornaliste che dall’Ucraina ci hanno “informato” sulla guerra con giubbetto antiproiettile ed elmetto in capo, neppure fossero in una trincea del Dombass, mentre dietro di loro i civili ucraini facevano tranquillamente la fila davanti ad un bancomat o passavano con le sporte della spesa in mano. Lo stesso tipo di “informazione” allarmistica e sensazionalistica che le testate di regime hanno dato durante tutti questi anni di pandemia – a questo punto non sappiamo se vera o presunta – per favorire e giustificare stati di emergenza a ripetizione che ci hanno fatto transitare di fatto in un regime dittatoriale, fatto di soprusi, arbitrio giuridico e vessazioni sul piano economico e sociale.

Ecco perché occorre non concentrarsi solo su ciò che sta avvenendo in Ucraina, perché se là è in corso un conflitto in cui sia il popolo ucraino e che la minoranza russa rivendicano la propria libertà la stessa guerra è in corso in casa nostra da due anni. A tirare le fila sono gli stessi burattinai che qui come in Ucraina, Siria, Iraq e altrove pretendono di decidere a tavolino i destini e la vita dei singoli e dei popoli.

E per concludere una citazione di Thomas Jefferson, uno dei padri della nazione e della Costituzione americana: «Nessun programma di sicurezza pubblica può giustificare l’eliminazione delle libertà individuali».

 


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