Eugenetica, Hitler e i suoi non inventarono nulla di nuovo. E oggi?


a cura di Angelica La Rosa

LA SCIENZA MODERNA APPARE ESPOSTA COME NEL PASSATO ALLA TENTAZIONE DI UTILIZZARE SCORCIATOIE ETICHE PER RAGGIUNGERE OBIETTIVI DI TIPO UTILITARISTICO

L’Eugenetica non fu un’invenzione della Germania nazista, anche se fu proprio in tale contesto storico, geografico e culturale che una tale visione del mondo e la sopraffazione dei più deboli e indifesi maturarono.

Hitler e i suoi non inventarono nulla di nuovo, ma spinsero alle estreme conseguenze una visione pseudoscientifica del mondo che veniva da lontano. I medici di Auschwitz-Birkenau e di molti altri luoghi dell’orrore erano convinti di dover compiere un lavoro “di pulizia e igiene”, eliminando la parte dell’umanità di “rango inferiore” e per attuare questo abominio non ricorsero solo a giustificazioni di tipo ideologico, ma invocarono il ruolo di garante dello Stato tedesco e gli ordini da quest’ultimo ricevuti.

La scienza moderna appare esposta come nel passato alla tentazione di utilizzare scorciatoie etiche per raggiungere obiettivi di tipo utilitaristico. Il poter disporre di strumenti di enorme potenza di calcolo, di una grande rapidità di spostamento da un luogo a un altro del pianeta e allo stesso tempo di una maggiore velocità di accesso a una mole sterminata di informazioni, ha reso il ricercatore moderno facile preda di un senso di onnipotenza che potrebbe provocare di nuovo danni incalcolabili.

Riflette su questi temi lo storico della medicina e storico medievalista Federico E. Perozziello, medico, docente universitario e autore del sito WEB www.filosofia-medicina.net, nel libro appena uscito dal titolo “Il Male in medicina. Scienza, nazismo, Eugenetica” (Edizioni San Paolo 2022, 370 pagine, euro 25).

Il dottor Perozziello nel prologo scrive che “quando si parla dell’Olocausto e della Shoah si perdono spesso le coordinate razionali del pensiero, che rimane ferito nella sua sensibilità e umanità dai crimini di cui viene a conoscenza. Occorre invece cercare di comprendere da un punto di vista storico e scientifico le cause e i moventi di un simile orrore, sforzandosi di non subire eccessivamente il coinvolgimento emotivo e lo sdegno per le malvagità di cui si viene a conoscenza e di conseguenza di non perdere la lucidità di giudizio”.

Nel testo l’autore cerca di aiutare il lettore a rendersi conto di come si sia potuti arrivare, da parte di molti medici, a commettere tali infamie e soprattutto come si sia storicamente e ideologicamente formato un ambiente sociale e politico che permise e favorì questi crimini.

“L’analisi e lo studio delle distorsioni e delle malvagità commesse in ambito medico durante il nazismo porta con sé la necessità di doversi interrogare intorno a un problema di fondo e importante che attraversa tutta l’esperienza umana. Questa domanda, che rimane quasi sempre inespressa negli studi storici e scientifici, riguarda l’esistenza del Male in Medicina e della sua azione sui comportamenti prima ancora che sulle idee che li generano. Un argomento raramente trattato e investigato eppure ben presente e i cui contorni si perdono in territori scarsamente definiti. Quando parliamo di Male non intendiamo discutere della presenza della malattia e del dolore nella vita dell’uomo, due elementi contrapposti a uno stato di benessere che siamo soliti definire come salute. Con la parola Male intendiamo riflettere sulla scelta compiuta da alcuni medici che praticarono con determinazione azioni malvage sottraendosi al loro dovere di cura e di aiuto e violando deliberatamente il Giuramento di Ippocrate”.

Ed è proprio questa linea rossa il filo conduttore seguito dall’autore in “Il Male in medicina. Scienza, nazismo, Eugenetica”, articolando il testo in sei capitoli (rispettivamente: 1. Evidenza e Compassione, 2. La genesi dell’Orrore, 3. La notte della medicina, 4. I Processi ai Medici, 5. Karl Jaspers: la colpa della Germania, 6. Il Male in Medicina) e numerosi paragrafi che portano a concludere che la Scienza moderna non è immune dal Male.

 


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