Ecco chi è san Luca Casali


di Mariella Lentini*

I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

 

Anche da uno scherzo organizzato per burlarsi di un superiore ritenuto un po’ troppo severo, si può imparare una lezione di vita. Questa è la storia di San Luca Casali, nato in Sicilia, a Nicosia (Enna) nel IX secolo. Il piccolo Luca studia con buona volontà, guidato da un maestro suo vicino di casa. Luca, fin da ragazzino, dimostra di volersi dedicare a Dio. Viene, quindi, condotto nel vicino Monastero di Agira (Enna) per diventare monaco e qui cresce buono nell’animo. Una volta indossato il saio, si fa crescere la barba lunga lunga e la sua fama si estende sempre di più. I fedeli vanno a trovarlo per chiedere un consiglio, una benedizione, una parola di conforto. Egli è molto umile e per questo motivo non vuole accettare la nomina di abate del convento. Acconsente solo dopo aver ricevuto l’ordine dal papa in persona.

Il buon Luca guida il convento con autorevolezza e, nonostante sia diventato anziano e cieco, spesso continua ad intrattenere all’aperto i fedeli con lunghe, efficaci e acclamate prediche. Tuttavia, a volte, le sue regole vengono interpretate dai confratelli come dure imposizioni. Forse per questo motivo essi ordiscono una burla a discapito dell’abate. Un giorno lo conducono in un luogo isolato e gli fanno credere che dovrà tenere una predica. L’abate, essendo cieco, non si accorge che non c’è nessuno ad ascoltarlo se non delle pietre. Così, su una sommità, comincia con fervore a parlare di Gesù e del Vangelo, e si affatica, si sbraccia, mentre i confratelli se la ridono alla grande. Infine, ancora ignaro della burla, tracciando il segno della croce, Luca dà la benedizione ai presenti. Immediatamente, con grande stupore dei monaci, dal nulla una voce solenne risponde: «Amen».

Il “miracolo dei sassi” causa nei monaci un sentimento di rimorso per aver ingannato l’abate. Pentiti chiedono perdono a Luca raccontandogli tutto. L’abate, per niente adirato, si dimostra contento perché il sermone è servito a dare una lezione ai confratelli dispettosi che, da quel momento, gli vorranno ancora più bene, lo stimeranno e lo ascolteranno sempre, ubbidienti, fino alla sua morte avvenuta in età avanzata, ad Agira, nell’890 circa.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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