A cosa serve credere in Gesù se ragioniamo come tutti gli altri?


di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DI SABATO 12 MARZO 2022


Dal vangelo secondo Matteo 5,43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

COMMENTO

Se il nostro modo di ragionare (e quindi, di conseguenza, il nostro modo di vivere) è lo stesso modo di ragionare e di vivere di chi non è cristiano, a cosa serve credere in Gesù? Se sui grandi temi della vita (la difesa della vita dal concepimento al termine naturale, la famiglia, la sessualità, l’economia, eccetera) il pensiero dei cristiani è simile a quello del mondo, non serve a nulla essere cristiani. Se la Chiesa parla come parlano tutti, non si capisce a cosa serva. Il nostro modo di pensare (e quindi di vivere) deve essere quello che ci insegna Dio, non quello che ci propaganda il mondo! Pensare e agire come fanno tutti ci rende inutili e facciamo la fine del sale che perde il sapore e che quindi viene gettato via e calpestato dagli uomini. Ed è proprio quello che oggi spesso succede.


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