Per una sovranità energetica nazionale


di Matteo Castagna

UNO DEI FATTORI DETERMINANTI DELLA GUERRA RUSSO-UCRAINA È LA PRODUZIONE CON LA GESTIONE DELL’ENERGIA

La parola che si sente più spesso, in questo difficile periodo, è energia. Alexis de Toqueville diceva che “il mondo appartiene a quelli che hanno la maggior energia”. Se guardiamo alla guerra, attualmente in corso in Ucraina, assieme alle ricadute che coinvolgeranno tutto l’Occidente, è chiaro che uno dei fattori determinanti è la produzione con la gestione dell’energia.

Il mondo cattolico pare anestetizzato a subire le circostanze, ad attendere la realtà in maniera passiva, quasi remissiva. Il cattolico d’oggi non pare più disposto a mettersi in gioco e a fare proposte conformi alla Dottrina Sociale della Chiesa, finalizzate al bene comune. Il cattolico medio non ha più voglia di cavalcare la tigre, come avveniva in passato. Un pugno di intellettuali d’area cattolica è rimasto, e ringraziamo la Provvidenza, ma in una società atea, ove ha prevalso la logica dell’uomo che si fa Dio contro il Dio che si fa Uomo, questi uomini coraggiosi e ancora pieni del sano entusiasmo apostolico, vengono attaccati o marginalizzati, persino da quella che dovrebbe essere la parte che li valorizza.

La soluzione alla questione energetica non si risolve con la bacchetta magica, così come i conflitti geopolitici. Halford John Mackinder (1861 – 1947) è conosciuto per la sua celebre teoria geopolitica dell’Heartland, cioè un’area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare l’intero mondo. La zona in questione era individuata al centro del supercontinente Eurasiatico. Individuò nella zona della Russia tra Europa ed Asia, il nuovo fulcro geopolitico mondiale. Si tratta della pianura che si estende dall’Europa centrale sino alla Siberia occidentale, che ha una posizione strategica su Mar Mediterraneo, Medio Oriente, Asia meridionale e Cina. Mackinder chiamò questa zona Heartland (zona centrale, cuore della terra), perché, da allora in avanti, chi l’avesse controllata, avrebbe guadagnato il dominio della intero Continente Antico, ossia l’unione di Eurasia ed Africa, da lui chiamato “Isola mondiale”; chi avesse dominato quest’area strategica, avrebbe poi potuto dominare l’intero pianeta.

In questo modo riecheggiano nelle idee di Mackinder le parole di Sir Walter Raleigh, che si era espresso così: «Chi possiede il mare, possiede il commercio mondiale; chi possiede il commercio, possiede la ricchezza; chi possiede la ricchezza del mondo possiede il mondo stesso».

Possiamo dire, senza timor di smentita, che è fattuale che gli Stati Uniti, soprattutto grazie al suo potente ed immortale Richelieu, Henry Kissinger, perseguano le teorie di Mackinder di allargamento ad est per arrivare al controllo unipolare dell’energia presente nell’Heartland e, così, dominare il mondo. Vogliamo davvero questo?

L’alternativa potrebbe essere una strategia energetica sovrana, mirata a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a sviluppare il settore industriale nazionale, che si basi su tre fronti: a) il rafforzamento del posizionamento strategico nel fronte delle fonti fossili, in particolare del gas, b) lo sviluppo delle rinnovabili elettriche, c) lo sviluppo del nucleare con almeno tre centrali: una al nord, una al centro ed una al sud italia.

Gian Piero Joime, nel suo testo “La guerra dell’energia – tutto ciò che Greta Thunberg non ti racconterà” (Ed. Altaforte, 2020) sostiene che le rinnovabili sono la nuova frontiera: “ad esempio la dismissione delle 23 vecchie centrali elettriche dell’Enel potrebbe trasformarsi in una grande opportunità per la realizzazione di centrali solari, gigafactory, laboratori per innovazione nel settore della transizione energetica”. Per quanto riguarda il gas, l’Italia è in difficoltà perché, nonostante il colosso Eni, la partita se la stanno giocando USA, Russia e Cina. Per quanto concerne la luce, Enel è molto indietro quanto ai processi di transizione tecnologica e, quindi, “data la struttura competitiva dei mercati internazionali, quelle aree/paesi che non sono riuscite a tenere il passo con l’innovazione si trovano presto a fronteggiare un gap tecnologico difficile da superare” (Latouche, 1991).

“La convergenza di diversi fattori di sviluppo – le radici culturali della città italiana e del distretto produttivo locale, la dotazione di fonti di energia rinnovabile, l’infrastruttura di rete broad band, gli investimenti in ecoinnovazione – può contribuire al rafforzamento di alcuni modelli di sviluppo locali, con la nascita di aree ad alto potenziale di sviluppo; che corrispondono alle specializzazioni produttive derivanti dalla storia dei distretti industriali delle nostre macro aree regionali e che potrebbero, se concorreranno capacità private e forze pubbliche, trainare la rinascita economica italiana”.

 


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