In questi tempi di grande prova e desolazione un uomo giusto a cui guardare


di Maria Bigazzi

UN VERO MODELLO PER CIASCUNO DI NOI, PER LE NOSTRE FAMIGLIE E PER TUTTA LA NOSTRA SOCIETÀ, OGGI TANTO FERITA IN QUANTO LONTANA DA DIO

Il mese di marzo è il mese di san Giuseppe per eccellenza, il cui cuore è proprio la solennità del 19, in cui celebriamo con gioia il nostro santo Patriarca.

Diceva san Gregorio Nazianzeno che “Il Signore ha riunito in Giuseppe, come nel sole, tutta la luce e lo splendore degli altri santi tutti assieme”.

E davvero di san Giuseppe ci sarebbe tanto da dire e scrivere, nonostante venga erroneamente da molti considerato una figura marginale e silenziosa. Egli, infatti, ha ricoperto un ruolo fondamentale nella Redenzione operata dal Salvatore Gesù, che Dio stesso affidò alle sue paterne cure, assieme alla Vergine Maria.

Innanzitutto, è bene soffermarsi sul fatto che Giuseppe non fu un uomo qualsiasi, bensì quell’uomo scelto tra tutti gli uomini, cui Dio volle affidare “la custodia dei suoi tesori più preziosi” (Quaedmodum Deus).

Riconoscendo la grandezza e l’onnipotenza di Dio, possiamo affermare che san Giuseppe era già stato pensato e scelto da Lui per affiancare Colei che fu pensata e preservata dal peccato fin dall’eternità, perché diventasse degna dimora del suo Figlio Unigenito.

San Giuseppe viene chiamato “uomo giusto”, e tale titolo sottolinea sia la sua attenzione alle leggi di Dio e degli uomini, ma soprattutto le grandi virtù che lo distinguevano fra tutti gli uomini del passato, del presente e del futuro.

Egli era chiamato a svolgere quel compito che Dio gli avrebbe affidato quando sarebbe venuta la pienezza del tempo (Gal 4, 4). Quella di Giuseppe è una vocazione, a lui infatti è dato, secondo l’economia della grazia di Dio per noi, di conoscere il mistero dell’incarnazione e di esserne «ministro», e tale ministero ha inizio con la chiamata che Dio gli volge.

Papa Benedetto XV definisce bene il ruolo del santo Patriarca e del valore di una sua devozione sincera da parte nostra: “San Giuseppe ci conduce direttamente a Maria Santissima e, per mezzo di Lei, a Gesù, sorgente di ogni santità”.

Se per mezzo di Maria giungiamo a Gesù, per mezzo di san Giuseppe possiamo imparare ad amare Gesù e Maria come lui li ama, avvicinandoci ai loro Cuori e chiedendo la grazia di unirvi anche il nostro. Il suo Cuore purissimo si unisce al Cuore Immacolato di Maria e al Sacratissimo Cuore di Gesù, formando un cuor solo e un’anima sola, costituendo la Trinità Terrestre a somiglianza di quella Celeste, vero modello per ciascuno di noi, per le nostre famiglie e per tutta la nostra società, oggi tanto ferita in quanto lontana da Dio.

Ed è proprio a san Giuseppe che dobbiamo guardare in questi tempi di grande prova e di grande desolazione.

Egli fu pronto ad accettare la volontà di Dio, nella certezza che tutto ciò che si compiva aveva un suo progetto ben definito e di cui era chiamato a far parte. L’umiltà è una virtù che caratterizza il nostro caro santo, che fin dal principio si ritiene indegno di essere scelto per affiancare la Vergine Maria, scelta per essere la Madre di Dio, di cui lui sarebbe diventato il padre sulla Terra, il custode e insegnante.

Ma come era possibile che due creature potessero diventare i genitori dello stesso Creatore? Per il mistero dell’onnipotenza di Dio, che per la nostra salvezza decise di umiliarsi, fino a diventare in tutto simile a noi, tranne nel peccato, e redimerci attraverso la via del dolore. L’umiltà e la purezza di Maria Santissima, concepita senza peccato, e quella di san Giuseppe, vergine e giusto, si uniscono in modo perfetto nel Figlio di Dio, divenendo così cooperatori attivi nella Redenzione del genere umano.

Per un effetto della potenza divina, spiega il vescovo francese Bossuet, “Giuseppe ha un cuore di padre e, se la natura non lo dà, Dio gliene fa uno con le sue stesse mani”. Infatti, “avendo scelto il divin Giuseppe per fare da padre nella pienezza dei tempi al suo Figlio unigenito, ha […] riversato nel suo seno qualche raggio o qualche scintilla di quell’amore infinito che ha per il suo Figlio; ed è ciò che gli cambia il cuore, ciò che gli dà un amore di padre”.

Una vocazione unica, che assieme alle “singolari grazie e celesti carismi” egli ricevette “abbondantemente” (Decr. Inclytus Patriarcha) da Dio, per portare avanti il ruolo di padre dello stesso suo Creatore, autorità che esercita in tutta l’infanzia di Gesù per volontà del Padre Celeste, che lo volle già sposo e custode della Vergine Maria, come afferma la scrittura per mezzo dell’angelo. La sua paternità è sancita da Dio in modo unico, come insegna sant’Agostino: “Il Signore non viene dal seme di Davide, benché fosse così ritenuto, e tuttavia alla pietà e carità di Giuseppe è nato da Maria Vergine il figlio, parimenti Figlio di Dio”, e quindi realmente padre per volontà di Dio, in quanto “tanto più sicuramente padre, quanto più castamente padre”.

Come spiega il compianto josefologo padre Tarcisio Stramare, di cui ricordiamo i due anni dalla morte domani, “La paternità è un’esigenza dell’Incarnazione, la cui “realtà” richiede non solo che il Figlio di Dio, concepito “per opera dello Spirito Santo” (Mt 1,18), “nato da donna” (Gal 4,4), ma anche che la sua crescita “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52) avvenga in sintonia con le leggi dello sviluppo umano scolpite nell’istituzione della famiglia. Di qui l’indispensabile presenza della figura paterna, richiesta dal perfetto equilibrio naturale sia nella madre che del figlio”. […]

“Come si deduce dai testi evangelici, il matrimonio con Maria è il fondamento giuridico della paternità di Giuseppe. È per assicurare la protezione paterna a Gesù che Dio sceglie Giuseppe come sposo di Maria. Ne segue che la paternità di Giuseppe – una relazione che lo colloca il più vicino possibile a Cristo, termine di ogni elezione e predestinazione (cfr. Rm 8,28-29) – passa attraverso il matrimonio con Maria, cioè attraverso la famiglia. Gli evangelisti, pur affermando chiaramente che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che in quel matrimonio è stata conservata la verginità (cfr. Mt 1,18-25; Le 1,16-38), chiamano Giuseppe sposo di Maria e Maria sposa di Giuseppe”.

San Giuseppe è vero modello di santità, uomo “giusto” e virtuoso, umile, obbediente, attento a ogni comando di Dio, esempio di virilità e di padre buono, di lavoratore che offre tutto nel silenzio innalzando una continua lode a Dio, che ha compiuto meraviglie di cui lui stesso è testimone.

Non lasciamo spazio a false teorie e mormorazioni sul suo ruolo, palesi insinuazioni del demonio di cui san Giuseppe è il Terrore, ma mettiamoci in ascolto alla sua scuola, implorando il suo aiuto e la sua protezione in questo momento di grave abbandono della Fede e della morale, dove la famiglia naturale è continuamente attaccata, il matrimonio lacerato, la figura del padre svilita, la santa Chiesa sofferente e assalita dalle forze del male, la castità e purezza derise, le virtù della giustizia, fortezza, obbedienza, fedeltà, pazienza e umiltà disprezzate ed eliminate dal vivere comune…

Facciamo nostra l’invocazione di san Francesco di Sales: “Glorioso San Giuseppe, la cui potenza si estende a tutte le nostre necessità, e sai rendere possibili le cose più impossibili, rivolgi i tuoi occhi di padre buono sugli interessi dei tuoi figli! Negli affanni e nelle pene che ci opprimono, ricorriamo con fiducia a Te!”.


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