La voglia di entrare in guerra oggi supera la ricerca della pace


di Gian Piero Bonfanti

UCRAINA: CERCHIAMO DI INFORMARCI BENE PRIMA DI ESPRIMERE GIUDIZI “FACILI”

Si sente spesso affermare che sia giusto entrare in guerra contro la Russia, che sia naturale auspicare che vengano applicate sanzioni al paese “nemico” e che sia normale discriminare chi è nato in un paese non allineato agli interessi della NATO. Oggi abbiamo meno paura di una potenziale guerra nucleare rispetto ad un virus oramai debellato e sembra sia normale sviluppare un profondo sentimento di rancore verso un paese ed i suoi abitanti senza conoscerne la storia e le condizioni di vita. Infine il nostro Governo rilascia dichiarazioni ed intraprende azioni politiche basate tutte su una narrazione ufficiale che molte volte non rispecchia la realtà dei fatti.

La cosa importante oggi è identificare un nemico, avere qualcuno da odiare. Si pensa infatti che sia giusto l’invio di armamenti in Ucraina, un paese vessato da una guerra che persiste da otto anni, mascherando questo intervento come necessario per la ricerca della pace, parola che oramai ha perso il suo significato in questo luogo dove la guerra fratricida sta mietendo innumerevoli vittime.

Oggi per molti è auspicabile una corsa agli armamenti e quanto deliberato dalla Camera Il 17 marzo scorso conferma il sentimento oramai diffuso dell’italiano medio continuamente influenzato da messaggi propagandistici.

La Camera ha infatti approvato il cosiddetto “decreto Ucraina” con 367 voti favorevoli, 25 contrari e cinque astenuti. Gli assenti erano 231 in totale, di cui appena 78 “in missione”, quindi giustificati perché impegnati in altre attività istituzionali.

Tra i vari provvedimenti con questo decreto vengono stanziati fondi per l’accoglienza dei profughi, prevedendo circa 15 mila posti in più, tra centri straordinari e ordinari. Viene concordata inoltre la creazione di un fondo da mezzo milione di euro per sostenere studenti e ricercatori ucraini. Ma ciò che ci allarma maggiormente è l’ordine del giorno allegato al decreto, che impegna il governo ad aumentare le spese militari per arrivare ad un investimento nell’industria bellica pari al 2% del Pil nazionale (si fa presente che oggi l’investimento si attesta all’1,54%).

Oggi il testo approderà al Senato e capiremo realmente quale sarà la direzione che il nostro Governo intraprenderà in questa corsa frenetica agli armamenti. Sembra che sia maggiore la voglia di entrare in un conflitto mondiale rispetto alla ricerca di una soluzione diplomatica che possa risolvere la tragedia che si sta consumando in questo paese segnato indelebilmente da quanto sta accadendo quotidianamente sotto una coltre di censura oramai neanche più tanto velata.

È come se questi due anni di cattività dovuti al Covid-19 abbiano aumentato in noi la voglia di identificare un nemico, qualcuno su cui sfogare la propria frustrazione, qualcuno da combattere. Poiché la propaganda ci impone di non ribellarci a quello che è stato costruito intorno all’immagine di “bene comune”, ora ci viene proposto il “cattivo di turno”.

Ci viene dipinto Putin come una copia di Hitler, ed il suo paese con tutti i suoi abitanti ed i russi in giro per il mondo come delle persone da discriminare. Apparentemente si procede verso una inevitabile guerra, pensando che le sorti di questa potranno essere determinanti per stabilire una pace nel mondo, per stabilire un equilibrio globale.

Sappiamo tutti che i conflitti spesso hanno scopi ben diversi rispetto a quelli che ci vengono presentati dal mainstream, la storia ne è piena di esempi. Cerchiamo di informarci bene prima di esprimere giudizi “facili”. Noi come InFormazione Cattolica cercheremo ancora di farlo, così come è stato il nostro impegno in questi due anni di attività informativa.


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