Il “dukhovnik” del presidente russo Vladimir Putin


di Angelica La Rosa

IL VESCOVO TIKHON SEMBRA NAVIGARE CON ASTUZIA NEI LABIRINTI DEL CREMLINO, DELLA GERARCHIA ORTODOSSA E DELL’OPINIONE PUBBLICA RUSSA E STA METTENDO IN GIOCO SEMPRE PIÙ LE SUE CREDENZIALI ULTRACONSERVATRICI

Il metropolita Tikhon (al secolo Georgiy Alexandrovich Shevkunov), è un vescovo della Chiesa ortodossa russa e uno scrittore popolare. Ma, ancor di più, è spesso indicato come il confessore personale e il consigliere spirituale (dukhovnik) del presidente russo Vladimir Putin che, sostengono in molti, non prende nessuna decisione importante senza consultarlo.

Sebbene entrambi gli uomini non lo confermino né lo smentiscano, qualche tempo fa, intervistato sui suoi rapporti con Putin, Tikhon ha risposto: “puoi credere a quelle voci se vuoi, ma di certo non sono diffuse da me”, aggiungendo “Non sono il cardinale Richelieu!”. Tuttavia diversi analisti scrivono che i due siano molto legati, con Putin che porta spesso Tikhon nei suoi viaggi internazionali, un Rasputin del nostro tempo, non demoniaco ma “angelico” e telegenico, perfetto per la comunicazione: occhi chiari, lunghi capelli chiari raccolti in una coda di cavallo, un malizioso sorriso.

La conoscenza tra Putin e Tikhon risale alla fine degli anni ’90 e sarebbe stato il controverso banchiere russo Sergei Pugachev a presentarlo a Putin. Oggi gli stretti legami di Tikhon con l’entourage di Putin, e la sua capacità di raccogliere fondi da società statali come Gazprom o Rosneft, per diversi progetti, sono fenomenali. Questi progetti – mostre, proiezioni di film e libri – mescolano orgoglio imperiale russo, temi anti-occidentali e ortodossia in un amalgama patriottico favorito dallo “Zar” Putin.

Nei primi anni della Perestrojka pubblicò alcuni articoli polemici tra cui “Ne uchastvuyte v delakh t’my” (“Non partecipare agli affari delle tenebre”) originariamente pubblicato sullo Zhurnal Moskovskoy Patrirakhii e ripubblicato più di cento volte da editori diversi. Un suo successivo articolo, dal titolo, “La Chiesa e lo Stato”, è stato pubblicato da Literaturnaya Rossiya nel novembre 1990 e nel testo ha affermato che una emergente democrazia russa avrebbe sicuramente agito contro la Chiesa ortodossa russa.

Nato il 2 luglio 1958 a Mosca, Tikhon attualmente è il metropolita di Pskov e Porkhov, dopo essere stato nel 2015–2018 a capo del vicariato occidentale della città di Mosca e prima ancora (dal 1995 al 2018) superiore del Monastero di Sretensky a Mosca. Considerato un ultraconservatore, sostiene l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa ed è membro del Consiglio consultivo di esperti della Crimea. Si dice che sia contrario all’ecumenismo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa, ripetendo il detto, blasfemo, che “i cattolici non sono nemmeno una chiesa e di conseguenza nemmeno cristiani”.

Non è un caso che spesso Tikhon è messo in contrapposizione al patriarca Kirill. Se quest’ultimo all’estero sembra uno dei più fedeli alleati di Putin e un ultra-conservatore, in realtà una parte significativa dei fedeli ortodossi russi lo considera un traditore che sarebbe “in combutta con papa Francesco per vendere i russi ai cattolici”. Il suo incontro con il Papa, avvenuto all’Avana nel 2016, aveva anche prodotto un’ondata di voci su una “liturgia congiunta segreta” e persino su una “comunione reciproca” con Roma.

Il patriarca, inoltre, è stato criticato per aver parlato con i capi delle altre Chiese cristiane (che sono tutte “eretiche”, secondo gli ortodossi russi) e le relazione che Kirill intrattiene con le grandi imprese nazionali, secondo i suoi detrattori, dimostrerebbero la sua “schiavitù dai miliardari ebrei”.

Forse è anche per queste accuse che, secondo Konstantin von Eggert, un commentatore e conduttore di TV Dozhd, un canale televisivo indipendente russo, il vescovo Tikhon nutrirebbe speranze ancora più alte, che in qualche modo sono legate al suo nome da monaco. Infatti, il suo omonimo, San Tikhon (Vassily Bellavin), fu eletto primo patriarca di Mosca dopo che Pietro il Grande aveva abolito la carica quasi 200 anni prima. Accadde nell’anno rivoluzionario del 1917.

Il vescovo Tikhon, sembra navigare con astuzia nei labirinti del Cremlino, della gerarchia ortodossa e dell’opinione pubblica russa e sta mettendo in gioco sempre più le sue credenziali ultraconservatrici.

“La Chiesa russa non partecipa all’attività dei partiti, né in politica interna né in politica estera”, dichiarò Tikhon nel lontano 3 novembre 2015 alla giornalista de La Repubblica Silvia Ronchey. Sarà vero?

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments