Vescovo sospende le processioni: lo minacciano con manifesto funebre


di Enzo Vitale

CI SONO GUERRE CHE VANNO AVANTI DA ANNI, MA NON TROVANO SPAZIO NEI MEDIA PERCHÉ TROPPO SCOMODE

Sinceramente mi fa sorridere. Anche se sarebbe il caso di piangere.

Pensavo, in tutta onestà, che l’uso, diffuso soprattutto nel sud Italia e poco praticato nel resto della nostra amata penisola, per annunciare la morte di qualcuno attraverso manifesti funebri, si fosse estinto.

E invece, ad usarlo, sempre più e con effetti ben diversi da quelli di chiedere una prece per l’anima del caro estinto, sono gruppi pseudo malavitosi che vogliono comunicare sì un messaggio, e un messaggio di morte, ma di tipo diverso.

Un messaggio di morte annunciata che, prima di uccidere il corpo, vuole sopprimere la speranza, vuole colpire al cuore il malcapitato di turno, vuole eliminare il futuro, ogni futuro.

Recentemente abbiamo sentito parlare del manifesto funebre fatto pervenire al Comandante dei Vigili Urbani di Arzano, Biagio Chiariello. Obiettivo? Intimidire, fare in modo che la smettesse di portare avanti la sua attività di antiabusivismo, attraverso il censimento delle case occupate e destinate a famiglie povere. Cosa non diceva quel manifesto? Cosa intendeva dire? “Devi farti gli affari tuoi… non devi fare il lavoro per cui ricevi uno stipendio e, soprattutto, non devi disturbare il nostro malaffare”.

Ma non basta! Come non pensare a quanto sta accadendo a Caivano, in provincia di Napoli, dove la criminalità si sente minacciata dalla parola di un parroco di frontiera, don Maurizio Patriciello che, da tanti anni, in un quartiere che porta il nome che ha il sapore della beffa (Parco Verde), fa paura perché invoca una verità per molti scomoda: c’è una guerra che non trova spazio sui giornali e va avanti da decenni, per il silenzio omertoso di tanti! Provoca morte per malattie causate da una campagna, dono di Dio, un tempo definita “felix”. E lui, il parroco definito “anti-camorra” che, in realtà, è solo “proVangelo”, non solo è minacciato da bombe carte e cartelloni ai cancelli della parrocchia, ma costretto alla scorta perché la situazione è pericolosa: per lui e per chi è con lui.

Adesso, con lo stesso mezzo, la stessa logica, viene annunciata la morte di un Pastore della Chiesa, monsignor Giuseppe Giudice. Motivo? Ha sospeso le processioni!

Potremmo essere in disaccordo con la decisione del presule. Senza dubbio condanniamo la modalità della protesta che ha il sapore dell’atteggiamento camorristico.

Potrebbero, da un certo punto di vista, avere ragione coloro che si lamentano perché costretti alla fame per mancanza di lavoro ma, se proprio non vogliamo nascondere la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi, non possiamo non dire come, molti di questi eventi pseudo religiosi, hanno davvero poco (forse niente!) di religioso. Servono sì a far “girare l’economia”, ma troppe volte sono anche i momenti in cui si deve mettere in mostra la propria autorevolezza criminale attraverso pantomime necessarie a chi deve far capire chi comanda.

E, gesti come quelli che condanniamo, ce ne danno conferma.

So per esperienza diretta che molte di queste manifestazioni di fede semplice e devozione, sono accolte e servono a tener caldo il cuore di chi crede davvero in Dio e si aggrappa a questi segni e momenti che sono manifestazione di una tradizione storica che oltrepassa i secoli. Ma, come dicevo prima, non posso non testimoniare che questi eventi servano anche a chi di umiltà, di fede e di carità non ne sa nulla. Di chi fa del crocifisso portato al collo un amuleto, della Bibbia sul comodino uno strumento per inviare ordini di morte e si serve della religione riducendola a superstizione: un Dio che, dopo tanti secoli, è ancora asservito a bassi e meschini intenti umani.

Da parte nostra la vicinanza a coloro che sono oggetto di tali macabre minacce con la certezza che ai piedi di Colui che per primo fu oggetto di ogni tipo di violenza, fisica e verbale, ci sarà anche la nostra “inutile” preghiera. Inutile perché sappiamo bene che Dio ascolta il lamento del Suo Popolo anche quando, il Suo popolo non sa che Lui, come un Padre, si preoccupa di ogni cosa.


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