Colloquio tra un bambino non nato ed il suo angelo custode


di Redazione

CON L’ABORTO “L’UMANITÀ RIMANDA INDIETRO IL DONO DI DIO SENZA NEPPURE SCARTARLO”: IL COLLOQUIO IDEALE TRA UN BAMBINO NON NATO ED IL SUO ANGELO CUSTODE

Un bambino non nato ed il suo angelo passeggiano nel giardino del paradiso e conversano sul destino terreno delle vite umane.

BAMBINO – Caro angelo, ti dispiace se parliamo di me?

ANGELO – Niente affatto. Comincia pure.

B – Purtroppo la tua compagnia sulla terra per me è stata un soffio. Non ho fatto in tempo a vedere nulla, non ho potuto gustare la dolcezza della libertà responsabile, non ho potuto dare il mio affetto a nessuno.

ANGELO – Sono tutte cose che non sono dipese da te.

B – Quando la parola creatrice di Dio mi ha chiamato all’esistenza, io ero un esserino senza pensieri, senza affetti, senza coscienza. Però avevo tutto ciò che serve per vivere: ero una persona integra, capace in seguito di intendere e di amare, e il futuro avrebbe sviluppato le mie capacità come si fa col seme di un albero.

A – C’è di più. Tu facevi il tuo ingresso sulla terra come un dono, come un ulteriore segno dell’amore di Dio per l’umanità.

B – I primi giorni di vita, gli unici concessimi sulla terra, mi trovavo entro la placenta di mia madre come in un nido caldo, accogliente, protettivo. Mia madre mi prestava il suo respiro, il suo sangue. Io ero vulnerabilissimo, senza difese, totalmente nelle mani dei miei custodi. Confidavo nell’affetto materno, nella sua protezione, e crescevo sereno e sicuro senza saperlo.

A – È ciò che il Signore vorrebbe per tutti i bambini.

B – Poi, all’improvviso, la tragedia. Un corpo estraneo entrò nella mia dimora, mi cercò nell’angolo in cui mi ero riparato, ingoiò il mio fragile corpicino nel suo gorgo ed io non fui più sulla terra. Passai alla seconda vita senza sperimentare la prima. Addio a gioie, dolori, affetti, feste, lutti.

A – Purtroppo non sei il solo. Ogni giorno, una moltitudine di bambini raggiunge questo luogo in cui ci troviamo. L’umanità rimanda indietro il dono di Dio senza neppure scartarlo.

B – Ogni tanto penso a mia madre, a mio padre. Perché mi hanno rifiutato il loro affetto, perché hanno respinto l’aspettativa dell’amore riconoscente che io avrei dato loro? Che paura potevano avere di me? Io so che l’avermi rifiutato ha aperto entro la loro anima una ferita non marginabile. Mi dispiace e avrei preferito risparmiare loro simile rimorso. Voglio loro bene, anche se non mi hanno voluto e non mi hanno permesso di dirglielo con parole terrene.

A – Come più volte ci siamo chiariti tra noi, a queste domande può rispondere solo l’onniscienza di Dio. Per la ragione umana diventa incomprensibile come si possa interrompere la nascita di un essere che porta in sé l’immagine di Dio, che è portatore dell’amore di Dio per l’umanità, che entra in punta di piedi chiedendo solo di ricevere e di ricambiare affetto.

 

*Testo pubblicato per gentile concessione della rivista “Charitas. Bollettino rosminiano mensile” [anno XCVI, n. 3, Centro Internazionale di Studi Rosminiani, Stresa (VB) marzo 2022, pp. 57-58].


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