Cosa infastidisce degli sfollati ucraini? Il fatto che siano cristiani credenti e praticanti?


di Andrea Rossi

“SOLIDARIETA’ ARIANA” E ALTRE SCIOCCHEZZE

L’esempio di solidarietà incondizionata che in questo momento fornisce la Polonia nei confronti dei civili ucraini dovrebbe essere lodato in modo unanime da quelle istituzioni europee che hanno attenzionato per anni la nazione del presidente Andrzej Duda, rea di aver difeso, con immenso consenso popolare, i valori cristiani tradizionali.

Invece si osserva un mutismo imbarazzato delle cosiddette “forze progressiste” di tutto il continente, e, ovviamente di quelle italiane. Anzi, nel nostro paese siamo stati capaci di andare oltre, e con la consueta spocchia radical chic la sinistra estrema ha parlato di “solidarietà ariana” nei confronti degli ucraini da parte dei polacchi, allargando poi il campo di questa stupefacente bestialità anche ai privati e alle associazioni che, nel nostro paese, stanno offrendo assistenza a donne e bambini.

Si leggono sempre più spesso sui social media opinioni incommentabili come: “vi piacciono solo perché sono biondi con gli occhi azzurri”, oppure “li volete perché poi votano a destra”, le quali dimostrano come, per una parte della sinistra italiana, il tema dei profughi non è frutto di umanesimo civile, ma (molto più prosaicamente) una sorta di clava da utilizzare per zittire le forze politiche contrarie all’immigrazione senza regole.

Ora, fino a che lo sciocchezzaio sopra citato resta confinato nell’ambito della rissosa sinistra alternativa, poco male: da mezzo secolo si tratta di un universo autoreferenziale le cui dinamiche sono confinate ai margini del dibattito pubblico. Diverso, e in qualche modo spiazzante, è ascoltare ragionamenti simili all’interno del mondo cattolico, come è accaduto a Bologna, dove qualcuno si è sentito in dovere di puntare il dito verso la città, in quanto “le case sfitte che non venivano date ai migranti africani, si offrono oggi in abbondanza ai profughi ucraini”.

Fermo restando che da sempre la Chiesa ha associato la carità alla prudenza e al buonsenso, c’è da sbalordire all’ascolto di pastori, i quali, invece di lodare la generosità della gente comune, si sentono in dovere di fare polemiche su come questa venga espressa. O puntano il dito accusatore, invece di ringraziare il Signore perché in tempi di crisi economica, politica e pandemica, il comune sentire di tanti italiani è quello di abbracciare i bambini ucraini e le loro madri, offrire case, pasti, accoglienza.

C’è da chiedersi cosa infastidisca di questi sfollati (perché tali sono: quasi tutti desiderano solo tornare a casa quanto prima): il fatto che siano cristiani credenti e praticanti? La loro scolarizzazione? La conoscenza delle lingue? Le competenze tecniche e scientifiche (talvolta migliori di quelle dei nostri figli dopo mesi di lockdown, supplenze e altri disastri della scuola pubblica)? Il loro porsi in modo educato e civile? Francamente non lo sappiamo. Di certo questo disprezzo ideologico sarebbe bene che restasse fuori dal mondo cattolico, e ci fosse maggiore riconoscenza per lo sforzo di tanti, di tutti, senza imbarazzanti “ma anche” e “ma però”.


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