Si è compiuta la trasformazione della Walt Disney in senso “arcobaleno”


di Gianmaria Spagnoletti

ADDIO, TOPOLINO: PER IL DIVERTIMENTO DEI NOSTRI BAMBINI TOCCHERÀ RIVOLGERCI ALTROVE, ALMENO PER IL MOMENTO

Pochi giorni fa, Karey Burke, la Presidente della Walt Disney General Entertainment Content, parlando in qualità di “madre di un bambino transgender e di uno pansessuale”, si è dichiarata a favore di “molti, molti, molti personaggi LGBTQIA nelle nostre storie“, auspicando che “almeno il 50% dei personaggi sia LGBTQIA o rappresentante di una minoranza razziale”.

In sintesi, la trasformazione in senso liberal del gigante USA dei cartoni animati è ormai compiuta. Dimenticate quei grandi classici come “Dumbo”, “La Spada nella roccia”, “Robin Hood” o “Bambi”, che oltre a far divertire trasmettevano qualche insegnamento di tipo morale e persino dei bei brani di musica classica.

Tutti film di qualità, che avete visto voi da piccoli e che avete fatto vedere ai vostri figli, un po’ per intrattenerli, un po’ anche per rivivere la vostra infanzia. Ormai è tutta roba vecchia, demodé, e magari anche offensiva per gli standard di oggi: per esempio, come si permette il Principe azzurro di svegliare la Bella Addormentata? Non potrebbe lasciarla dormire un altro po’? E per giunta, con un bacio! Siete sicuri che lei sia consenziente? Beh, ad ogni modo, i tempi sono cambiati: quindi, sia i personaggi che i baci sono già stati adeguati al nuovo corso.

Poco importa se il fronte “baby” LGBTQIA mostra già le prime crepe, con due istituti come il Karolinska di Stoccolma e il Tavistock di Londra, all’avanguardia rispettivamente nel campo delle neuroscienze e della psicologia, hanno fatto marcia indietro sulla somministrazione dei bloccanti puberali ai bambini che mostravano disforia di genere. Ma il mondo nato dalla matita di Walt Disney, che già da tempo non pareva più immacolato (per le accuse di messaggi subliminali nei suoi film) ha imboccato a tutta manetta la strada del progresso e ora il suo scintillio ricorda più la mela offerta dalla strega che il castello nato dalla magia delle fate.

Il dado è tratto, e per il divertimento dei pargoli ai genitori toccherà rivolgersi altrove. Addio Biancaneve, sette nani, Cenerentola, Principe azzurro: vi vedo già con la valigia in mano. Ai bei tempi, il vostro mondo ha stregato generazioni di bambini, facendo la fortuna di letterati come Charles Perrault (1628-1703), del nostro Collodi (autore di “Pinocchio”) e soprattutto dei Fratelli Grimm (o forse è il contrario: sono stati questi autori a fare la fortuna di Walt Disney, con la loro inestimabile opera di trascrizione di fiabe, fino ad allora tramandate oralmente, in quanto “memoria” millenaria di un popolo e della sua “anima”).

Addio Topolino, Paperino, Zio Paperone, Qui, Quo, Qua e compagnia bella: dispenserete ancora pillole di buonsenso nei vostri fumetti, o vi faranno adeguare al grigiore del “nuovo corso”? Chissà se ci rivedremo mai più. Ma spero sempre che, in un sussulto di realismo (magari indotto da qualche annata deludente) il vostro “capo” si veda costretto a tornare alle “vecchie maniere” richiamandovi precipitosamente in servizio. Quindi non “addio”, ma forse “arrivederci”.


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