Il tifo da stadio (pro Russia o pro Ucraina) ci mette a nudo, senza sconti


di don Antonello Iapicca

GUERRA IN UCRAINA: L’INFORMAZIONE “DROGATA” (PERCHÉ IDEOLOGICAMENTE SCHIERATA) CI STA ALIENANDO…

Un altro, subdolo, inganno del demonio che appare in questo tempo è quello che ci spinge a stilare classifiche di malvagità, efferatezza e ogni altra cattiveria.

Come, di contro, a redigere classifiche di bontà, probità, onestà e ogni altra qualità morale.

Nel fondo perché la guerra, da qualunque parti la si guardi, ci coglie in fragrante peccato, e vorremmo sfuggire all’eco che di essa risuona in noi.

Proprio quello che il demonio vorrebbe nasconderci, riuscendoci quasi sempre con astuzia proverbiale. E proprio questa corsa a incasellare gli altri, chiunque essi siano, rivela in modo semplice, elementare, evidente, il virus del cuore e delle mente che origina ogni sorta di guerra e di orrore.

Guardiamo bene Putin, Zelensky e Biden. Fissiamoli, e chiediamoci: “mi sento migliore di loro?“. Il tifo da stadio a cui partecipiamo illudendoci di stare nella curva giusta, come accaduto per il Covid, ci mette a nudo senza sconti. La superbia sguazza in noi, e ci acceca con uno strabismo perverso.

Sintomatico l’orrore per le immagini delle stragi capace di convivere con la più piatta delle indifferenze per le linee guida dell’Oms che incitano all’aborto sino e “dopo” la nascita.

Mentre sentiamo salire i brividi dell’indignazione per i crimini della guerra (non importa commessi da chi, non è questo l’oggetto di queste riflessioni), per le immagini raccapriccianti che scorrono sugli schermi, non battiamo ciglio per i bimbi, cioè per le persone, dilaniate, sventrate, risucchiate e polverizzate dagli aborti che infestano oggi, ora, in questo preciso momento, le cliniche a cento metri da casa nostra.

È evidente come attraverso un’informazione drogata perché ideologicamente schierata, il demonio ci conduce nella più letale delle alienazioni; ma ciò è possibile perché un inganno ancora più subdolo ci ha già reso vulnerabili di fronte al bombardamento di notizie, immagini e parole avvelenate.

Nulla potrebbero i media, i potenti e le loro strategie se fossimo immunizzati dalla Verità. Se fossimo cioè davvero di Cristo. Se, come scrive San Paolo, fossimo crocifissi con Lui e non fossimo più noi a vivere ma Cristo in noi.

Nulla potrebbe danneggiarci, nessun veleno ideologico, nessuna menzogna, nessun sofisma. Ma se cadiamo così facilmente nella trappola del giudizio, orientato verso chicchessia e, soprattutto, esplicitato in qualsiasi forma, vuol dire che siamo preda della “fake” originale, abbiamo abboccato all’amo del demonio e ci crediamo Dio.

Anche se le nostre analisi sono lucide, e sappiamo riconoscere il marcio satanico travestito di luce che la maggioranza crede fermamente essere la verità e la giustizia.

E lo stesso sdegno in fondo è rivolto contro di noi, contro l’uomo vecchio guerrafondaio e incapace di amare e perdonare. Potessimo capirlo, e desiderare di essere il figlio che Dio ha pensato creandoci.

Perché siamo cristiani, e il nostro sguardo è chiamato a trascendere, e di molto, le analisi geopolitiche, al punto che quando i nostri occhi si posano sulle vicende del mondo sanno discernere tutto alla luce della fede.

Alla luce cioè del destino celeste verso cui Dio conduce la storia e la vita di ciascuno, rispettando sino in fondo la libertà di tutti. Per questo non possiamo accomodarci in alcuna curva, non possiamo far parte di alcuna fazione. Soprattutto perché sappiamo di non essere migliori di nessuno, né di Putin, né di Zelensky, né di Biden.

Solo da questa consapevolezza scaturisce l’umiltà, unica madre della pace autentica, perché la guerra cova, inizia ed esplode sempre quando cerchiamo il primo posto, proprio come sta accadendo ora.

In famiglia anzitutto, e poi in ogni altra relazione, sino alle guerre nucleari. Solo chi si sente l’ultimo e vive nella verità che è l’ultimo posto che merita, e lì sperimenta l’amore gratuito e immeritato di Dio in Cristo crocifisso per lui, può generare pace intorno a sé.

E quindi sguardi, parole, gesti di pace e riconciliazioni autentiche, incarnazioni dell’amore che sa già di Cielo.


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