I Vescovi francesi, Marine Le Pen, Macron & dintorni


di Raffaele Iannuzzi

I VESCOVI FRANCESI E LA “POSTA” IN GIOCO NELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

I Vescovi francesi si sono pronunciati in occasione delle elezioni presidenziali, e l’hanno fatto con particolare acume pastorale. La premessa è netta: «la posta in gioco è alta».

È quanto si legge in una nota diffusa il 13 aprile dal Consiglio permanente dei vescovi di Francia in vista del secondo turno delle elezioni presidenziali che vedrà oggi al ballottaggio i due sfidanti Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

Non c’è dubbio, la posta in gioco è alta e, per questo, l’episcopato nella sua collegialità si è rivolto «all’intelligenza, alla coscienza e alla libertà» di ciascun elettore. La scelta personale riguarda in effetti la coscienza e qui la grande lezione del Magistero della Chiesa è decisiva. I Pastori non trascurano niente: in gioco c’è il destino della Francia nel più ampio contesto delle «crisi che attraversano il nostro mondo».

Un giudizio puntuale, oggettivo e incisivo quello della Conferenza episcopale francese (CEF). Quali sono i criteri da adottare per scegliere in maniera cristianamente ispirata? Occorre scegliere «in coscienza, alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa», si afferma nella nota.

Lo scenario politico francese vede nuovamente in campo la nazionalista Le Pen e molti osservatori hanno osservato che la Chiesa, in questo caso, non ha demonizzato la grande signora della politica della cosiddetta “estrema destra”. Ma non si tratta soltanto della Chiesa. Perché un intellettuale libertario come Michel Onfray e un filosofo della politica e sociologo come Marcel Gauchet hanno ampiamente “sdoganato” la leader del Rassemblement National (RN) che, al primo turno, ha in effetti ricevuto ben 8 milioni e centomila voti, pari al 23,1%.

Gauchet ha criticato a fondo la posizione di “fusionismo politico”, per così dire, del presidente uscente Macron, orientata a disintegrare la polarizzazione dialettica destra-sinistra a vantaggio di un metodo tecnocratico-centralista di impianto europeista, non sempre attento al “malessere francese”. Marine Le Pen, invece, è il frutto della rappresentanza politica di un certo malessere francese. Una posizione che non sembra sfondare fino in fondo, ma che tuttavia è diventata parte della società transalpina. Quindi, la democrazia liberale non può non tenerne conto, anche in caso di vittoria di Macron.

Ma torniamo ai Vescovi francesi. Essi hanno ripreso la solida dottrina della coscienza, che ha avuto nel card. John Henry Newman (1801-1890) il suo rappresentante più avvertito e raffinato. Un teologo e filosofo inglese, proclamato santo nel 2019, che lasciò l’anglicanesimo per ritornare alle fonti teologiche e dottrinali della Chiesa. E proprio in questo percorso egli si imbatte in una verità, che sintetizza in maniera tanto articolata quanto efficace.

Lunga citazione, che vale la pena riportare: «Strettamente parlando, la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza politica o un partito. Può essere un partito trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito che ha priorità nell’esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed influenza fino alla fine dei tempi. […] Voler frammentare la Chiesa di Cristo è volerla distruggere. Ma mentre la Chiesa di Cristo è – quanto al termine – quello che il mondo chiama un partito, essa è anche qualche cosa di immensamente più alto. Non istituzione di un uomo, non costruzione politica, non creatura dello stato, che respira col respiro dello stato, asservita, fatta e disfatta ad arbitrio della sua volontà. Essa è una società divina, un’opera grande di Dio, una reliquia autentica di Cristo e dei suoi apostoli, il mantello di Elia sopra Eliseo, un legato di Cristo lasciato da Lui a noi, e che noi dobbiamo conservare inalterato, perché noi lo amiamo. È un santo tesoro come già fu l’arca di Israele. Sembra una cosa della terra, e come tale è esposta al disprezzo del mondo, a essere malamente sfruttata. Ma a suo tempo, quando suona l’ora di Dio, oggi, e domani, e nel giorno che verrà, essa spiega il suo miracolo di misericordia e di giustizia» (John Henry Newman, Gli ariani del IV secolo, 1871).

Come insegnavano due pensatori cattolici di diverse nazionalità, estrazione sociale e concezione politica, lo spagnolo Juan Donoso Cortés (1809-1853) e il francese Charles Péguy (1873-1914), dietro ogni questione politica c’è sempre una questione teologica e mistica.

Di qui l’intervento puntuale ed efficace dei vescovi francesi, che suona come la ripresa di quanto sopra descritto da Newman. Se la Chiesa è commistione di qualunque opposto (“complexio oppositorum”), come scrisse Carl Schmitt (1888-1985), in un saggio del 1923, Cattolicesimo romano e forma politica, è anche vero che essa non si perde mai fra gli “opposti”, senza trascurare la complessità.


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