Quei docenti trattati come “delinquenti” e bersagli da colpire

di Maria Bigazzi

UN REGIME CRIMINALE E LA SUA POLITICA DI RICATTO

Forse per conoscere il dolore e la sofferenza bisogna prima passarci o venirci a contatto tutti i giorni, perché altrimenti non si spiegherebbe tanta indifferenza nei confronti di chi quotidianamente vive ingiustizie e soprusi, non si spiegherebbe la rabbia ideologica di parte della popolazione e neanche l’appoggio a un regime criminale che continua la sua politica di ricatto e ora di punizione per chi non si è voluto vaccinare, trovandosi ora trattato come un delinquente.

Si, lo sappiamo, c’è chi ancora leggendo queste righe alzerà le spalle, dimenticando che se esiste una ingiustizia e invece di combatterla la si appoggia, si diventa in qualche modo complici.

Lo abbiamo visto bene in questi due anni, con tutte i soprusi nei confronti di una parte degli italiani, e ora dopo che il sistema adottato dal Governo si è dimostrato un mero strumento politico, sanitariamente inutile, si continua a persistere nell’errore colpendo famiglie, ragazzi e lavoratori onesti che per vari motivi hanno rifiutato di cedere al ricatto di una campagna vaccinale che, peraltro, non si sta dimostrando così risolutiva come era stata presentata.

Ma se errare è umano, perseverare, lo sappiamo, è diabolico. E infatti, l’ostinazione del “sistema” nel voler continuare a colpire le persone, ha in sé un qualcosa di spaventoso.

Lo vediamo ora con la situazione che stanno vivendo migliaia di insegnanti e anche di sanitari non vaccinati che sopportano ormai da mesi e mesi le eccessive conseguenze della loro scelta.

Se ben pensiamo, prima, quando allo Stato erano utili, non si stava a distinguere tra medici, insegnanti e Forze dell’ordine vaccinati e non. Improvvisamente tutto è cambiato, da un giorno all’altro non essere vaccinati è diventato sinonimo di pericolo. Così la maestra che fino a un’ora prima era in aula con gli alunni diventa un soggetto rischioso mentre il lavoratore che si fa tamponi ogni 72 ore è un irresponsabile infetto visto come fumo negli occhi.

Che si tratti di una questione di principio e di punizione verso chi si è opposto a uno Stato ormai orwelliano, che ha fallito su tutti i fronti ma che continua a detenere il potere, non fa nutrire più alcun dubbio.

Se qualcuno si fosse perso le parole del ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, riportiamo parte della sua “candida” confessione per comprendere in cosa consista la punizione inflitta ai docenti che dal 1° aprile sono tornati a scuola ma senza poter insegnare, e che continuamente si trovano vessati da superiori il cui operato è occhiutamente controllato dal Ministero dell’istruzione.

Sono storie vere, spesso taciute, quelle di insegnanti rinchiusi in stanze da soli, impossibilitati a insegnare, abbandonati dai dirigenti, addirittura fatti entrare da ingressi separati, destinati a lavori non di loro competenza, come bibliotecari, segretari, sostituti del personale Ata, etc. Lavoratori pubblici che vedono calpestato il diritto ad esercitare la propria professione.

Ma per il ministro D’Inca la decisione di punire gli insegnanti è “un messaggio forte e coerente, che si è voluto dare ai nostri giovani. Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fondano le comunità nelle quali sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo; per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio tra il diritto dei docenti non vaccinati di sostenersi e il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio“.

Il corretto esempio di insegnare ai giovani a non ragionare mai con la propria testa, ma secondo il Pensiero unico, a mettere alla gogna chi difende i propri diritti ed esercita la propria professione, a calpestare la Costituzione di cui hanno dato esempio i nostri governanti, a raggirare e utilizzare a proprio piacimento le leggi, a favorire le ingiustizie e i soprusi…

Invece per la maggioranza, il segnale diseducativo lo danno gli insegnanti che hanno dimostrato senso del sacrificio e che si sono battuti per la difesa dei propri diritti e della libertà di non sottoporsi con la massa a una “cura” ordinata da un ente politico, facendo valere la loro scelta; ma anche nel contrastare un sistema perverso che oggi chiede la vaccinazione obbligatoria senza obbligo di legge e domani la conformazione ai vari standard decisi dall’agenda mondiale.

In questi due anni ci siamo ben resi conto di come funzioni il “sistema”. Quando la verità irrompe e svela il muro della menzogna, allora gli attacchi si moltiplicano, le falsità cercano di infangare la realtà mostrandone una alterata che però si mostra convincente e riesce a fare sempre più adepti, aizzando ancora più odio e divisione.

In tutto questo non manca certamente una buona dose di ideologia e l’incapacità di ammettere di essere stati beffati sulla propria salute, consapevolezza che comporta un atteggiamento di rabbia da riversare sugli altri.

E’ inaccettabile obbligare una persona a compiere un’azione contro la propria volontà e resta uno scandalo aver costretto molti lavoratori a vaccinarsi per non perdere il posto, in diversi casi anche per mestieri in cui non era assolutamente previsto.

Abbiamo sentito chiamare l’imposizione di vaccinarsi “dovere morale”, quando viviamo in una società che di doveri e di morale non ha più nulla. Ma l’ipocrisia è diventata il pane quotidiano di molti, troppi, che continuano a discettare mentre magari hanno il vicino di casa che ha perso il lavoro o che viene vessato solo perché ha fatto valere i propri diritti, indipendentemente dalla motivazione.

E duole veramente dover osservare come tutto ciò si stia consumando nell’indifferenza di tanti, anche e soprattutto dei giovani, molti dei quali saranno gli insegnanti di domani o anche i futuri difensori della legge…ma con quali valori? Con quelli del “vivi e lascia vivere”?

Triste presente, triste avvenire.

Il sostegno va a tutti quegli insegnanti, ma anche sanitari e Forze dell’ordine, che hanno resistito al “sistema” senza scendere a compromessi, sacrificando tutto pur di opporsi all’ingiustizia. Loro, assieme a tanti altri, sono quelli che hanno dimostrato che il “tanto non ci si può fare nulla” non è una scusa valida per lavarsi la coscienza.

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