Obbediente al Papa ma anche correttrice profetica e fraterna


di Giuseppe Brienza

SANTA CATERINA, CON I MEZZI DI COMUNICAZIONE DEL TEMPO, HA SEMPRE DETTO, CON ARDENTE AMORE E CHIAREZZA, LA VERITÀ ANCHE ALLE PIÙ ALTE PERSONALITÀ, SENZA PREOCCUPARSI DELLE RICADUTE TEMPORALI CHE POTEVANO CONSEGUIRNE PER LEI O LA SUA FAMIGLIA SPIRITUALE

Santa Caterina da Siena (1347-1380), elevata all’onore degli altari da Pio II nel 1461 e designata patrona d’Italia da Pio XII (è anche dottore della Chiesa e co-patrona d’Europa), ha rappresentato per il fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975), un modello di apostolato dell’opinione pubblica perché, con l’infaticabile dedizione alla carità ed il suo carisma nella trasmissione della Fede, indusse moltissime persone, rappresentanti di tutti i ceti della società del tempo, a convertirsi nel più profondo dell’anima.

E’ nota la sua consuetudine di scrivere lettere – in effetti dettate -, dirette non solo a laici e religiosi delle terre a lei vicine ma anche a vescovi, abati, cardinali e papi dell’epoca il cui stile, annota il prof. Grohe, appare del tutto sorprendente perché, «pur esprimendosi con grande forza e tenacia, Caterina riesce nel contempo a condurre il destinatario della lettera, usando parole dolci e convincenti, a ciò che ella − che “scrive nel sangue di Cristo” e termina molte delle sue lettere con l’esclamazione “Gesù dolce, Gesù amore” − ritiene essere la volontà del Signore» (Johannes Grohe, Santa Caterina da Siena, san Josemaría Escrivá e l’“apostolato dell’opinione pubblica”, in Studia et Documenta, n. 8-2014, p. 127).

In particolare dal suo carteggio con i pontefici emerge come la santa riesca ad unire all’amore filiale ed obbediente per il successore di Pietro − è caratteristica la sua espressione «il dolce Cristo in terra» – l’affermazione ferma e decisa delle istanze che crede necessarie nella Chiesa dell’epoca, dall’esigenza di una vita personale esemplare da parte di tutto il clero, all’urgenza di una riforma dei costumi nella Curia, per finire con la ricerca di rapporti di pace ed armonia nel governo degli Stati Pontifici e di un comune sforzo per liberare i cristiani ed i Luoghi Santi.

Il capolavoro di Caterina è il Dialogo della divina Provvidenza, opera dettata ai discepoli sulle visioni della santa negli ultimi anni della sua vita, che mons. Escrivà lesse e meditò più volte. Anche per questo san Josemaría usava chiamare Catalinas (Caterine) i suoi Appunti personali, nei quali metteva per iscritto delle considerazioni che meditava poi nell’orazione. In una lettera indirizzata ai membri dell’Opus Dei del 1932, egli così descriveva una regola fondamentale per santificare la comunicazione pubblica: «I santi sono sempre delle persone scomode, uomini o donne – la mia santa Caterina da Siena! −, perché con il loro esempio e la loro parola sono un continuo motivo di disagio per le coscienze che sono immerse nel peccato».

San Josemaría ammirava la franchezza con cui Caterina difendeva la verità, per sua indole e perché considerava questa sincerità una virtù fondamentale: «Sono sicuro − scriveva in un’altra lettera diretta nel 1957 ai suoi figli spirituali − che ci saranno alcuni che non mi perdoneranno facilmente il mio parlar chiaro, ma devo farlo in coscienza e davanti a Dio, per amore verso la Chiesa, per lealtà verso la Chiesa Santa e per l’affetto che ho per voi. Nutro una particolare devozione per Santa Caterina − quella ‘grande brontolona’! − che diceva grandi verità per amore di Gesù Cristo, della Chiesa di Dio e del Romano Pontefice».

In uno scritto del 1964, il fondatore dell’Opus Dei torna a trattare il tema della verità che bisogna affermare senza timore, soprattutto quando c’è in ballo il retto discernimento della coscienza: «le controversie, gli errori, gli eccessi o gli atteggiamenti esaltati sono sempre esistiti in tutte le epoche: e la voce che ha superato queste barriere è sempre stata la voce della verità unta dalla carità. La voce dei sapienti, la voce del Magistero; la voce, figli miei, dei santi, che hanno saputo parlare in tutti i modi per chiarire, per esortare, per richiamare ad un autentico rinnovamento».

L’invito di san Josemaría agli “apostoli dell’opinione pubblica”, quindi, è quello ad innamorarsi come lui della fortezza di Santa Caterina che, con i mezzi di comunicazione del tempo, ha sempre detto la verità anche alle più alte personalità con ardente amore e chiarezza senza preoccuparsi delle ricadute temporali che potevano conseguirne per lei o la sua famiglia spirituale.

 

Estratto da Corriere del Sud n. 8
anno XXII/14, p. 3

 

 


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