Ecco perché Gesù ha avuto bisogno di un seguito femminile


di Giuliva Di Berardino

LE DONNE NELLA RISURREZIONE

Dalla lettura dei Vangeli, emerge un legame unico e particolare non solo tra Gesù e gli apostoli, ma anche tra Gesù e le donne. Già l’ebraismo ha da sempre attribuito alla donna il massimo ruolo spirituale, perché la donna è considerata come collaboratrice di Dio per la trasmissione della vita. Secondo gli insegnamenti del Talmud la donna incinta è portatrice della shekinà, cioè della presenza divina. La stessa identità ebraica di una persona viene trasmessa per via materna, quindi una persona si potrà definire ebrea se ha la madre ebrea. Gesù non solo conferma alla donna la sua identità spirituale, ma osa perfino riconoscere alla donna un ruolo specifico nel suo seguito: il ruolo di discepola e, come emerge soprattutto in questo contesto della Pasqua, di apostola.

Dalla testimonianza dei vangeli, sia canonici che apocrifi, impariamo che Gesù ha inserito nel suo seguito anche le donne, oltre agli uomini. Il suo messaggio rivolto agli ultimi si concretizzava nell’inclusione degli ultimi, tra cui le donne, nel dialogo con Dio e con la società, che al tempo era molto più improntata di oggi sui valori religiosi. Alcune donne, secondo la testimonianza dell’evangelista Luca, sono presenti già agli albori del ministero itinerante di Gesù: “C’erano con Gesù i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni” (Lc 8,1-3).

Alcune di esse si mettono al seguito del Rabbi Nazareno dopo un’esperienza di salvezza e di profonda guarigione, come Maria Maddalena, dalla quale, ci racconta Luca, uscirono ben sette demoni. Ed è interessante la testimonianza di Giovanni sul mandato che Gesù fa a questa donna in particolare, interessante perché ci porta a pensare che proprio questa donna doveva rappresentare un riferimento importante all’interno del seguito di Cristo. Se non altro in tutti i racconti di Risurrezione è presente Maria Maddalena, tanto che essa diventa poi come un simbolo dell’intero seguito femminile di Gesù.

Fermiamoci a riflettere: perché Gesù ha avuto bisogno di avere un seguito femminile? E perché affidare alle donne l’annuncio della sua Risurrezione? Le donne, come gli apostoli, intuiscono che il Rabbi Yeshua sa amare veramente di un amore puro, ma intenso, appassionato, ma libero e liberante. Come per gli apostoli, anche per le donne quest’uomo diventa il senso ultimo della loro esistenza. Ma le donne, come dicevo all’inizio, hanno un rapporto specifico con Gesù: lo cercano e lo amano con la passione e il desiderio proprio del mondo femminile, una dedizione fedele, impavida, osando senza timore, come la sposa del Cantico dei cantici che cerca il suo amato: “«Avete visto l’amore dell’anima mia?». (…) Trovai l’amore dell’anima mia. Lo strinsi forte e non lo lascerò” (Ct 3, 3-4).

Gesù ha avuto bisogno di un seguito femminile perché tutti noi avessimo un modello di come ogni essere umano è chiamato ad amare Dio: come una donna innamorata segue colui che l’ha affascinata. Non solo, la donna porta dentro di sé biologicamente il mistero della vita e della morte, collabora con Dio nella sua carne, che diventa “casa” di una vita nuova, casa in cui l’essere umano cresce, viene alimentato, viene formato, e, elemento ancora più importante, conosce la realtà entrando in relazione con essa. La donna è il luogo umano in cui avviene l’integrazione e la sintesi tra conoscenza ed emozione, intuizione e progettazione.

Per tutte queste ragioni non ci stupisce il fatto che, se consideriamo la densità dei racconti in cui viene indicata la presenza del seguito femminile di Cristo, risultano essere soprattutto gli eventi della Passione, Morte e Risurrezione che vedono maggiormente come protagoniste le donne, rispetto agli apostoli, accanto a Gesù.

Le donne accompagnano Gesù: gli sono compagne lungo la via della croce, verso il Calvario, sono presenti alla crocifissione, con la Madre e il discepolo prediletto, nonostante i Dodici se ne siano andati in preda alla paura e l’abbiano lasciato solo. Sono loro ad accogliere il suo ultimo respiro sulla croce e ad osservare dove era stato deposto il corpo morto di Gesù, oppure, secondo il racconto che ci offre di questo episodio Giovanni, ad accompagnare Giuseppe d’Arimatea nel compiere il pietoso ufficio della sepoltura. Sono le donne, infatti, sempre secondo il Vangelo di Giovanni, a preparare gli aromi e gli oli per la sepoltura in segno di pietà, cura e tenerezza, gesti che ricordano quelli di qualche giorno prima, compiuti profeticamente da Maria, a Betania, dove il profumo, scrive Giovanni, riempì tutta la casa in cui era stata vissuta la risurrezione di Lazzaro.

Le donne sanno onorare la Risurrezione con la tenerezza che fa risorgere nei cuori la vita di Dio. Il Vangelo secondo Marco ci informa addirittura dell’ acquisto di oli aromatici, da parte di queste donne, mentre il Vangelo secondo Matteo, come anche lo stesso Giovanni, non parlano dell’acquisto degli di oli da parte delle donne dopo il sabato, dato che, secondo le loro versioni dei fatti, le discepole si recano alla tomba di Gesù semplicemente per vedere il suo corpo. In ogni caso, tutte, anche le tre citate da Giovanni, Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo, avevano il desiderio di “imbalsamare”, come è scritto nel Vangelo di Marco, il corpo di Gesù: volevano continuare ad occuparsi di lui come avevano fatto in vita. Camminano pensando: Chi ci rotolerà via il masso dal sepolcro? Ma, arrivate, vedono che la pietra era già stata ribaltata. Così, sempre le donne, ricevono l’annuncio della Pasqua dagli angeli: “perché cercate tra i morti Colui che è vivo? È risorto, non è quì”.

L’evangelista Matteo (Mt.28), parlando delle apparizioni del Risorto, riferisce che Gesù in persona “venne loro incontro dicendo: ‘Salute a voi’. Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.” Questi gesti dicono cura, tenerezza, passione, attenzione, proprio gli atteggiamenti che scaturiscono da un itinerario interiore che le donne hanno vissuto al seguito di Cristo. Un itinerario che tutti noi siamo chiamati a vivere, amando e adorando il Risorto che cammina con noi.

“La Chiesa è donna”, dice papa Francesco. Infatti non solo i Vangeli, ma anche i racconti della Chiesa primitiva pullulano di donne attive: Tabità, la prima volontaria, le quattro figlie di Filippo, profetesse, cioè capaci di parlare delle verità cristiane in modo ispirato, Lidia, la prima benefattrice, Damaris, la prima convertita di Paolo, Prisca, sua collaboratrice a Roma, Febe, che Paolo chiama «sorella », Maria, «che ha faticato molto” per i cristiani di Roma, e ancora Evodia e Sintiche, «che hanno combattuto per il Vangelo» con Paolo e hanno problemi ad andare d’accordo: perché sono donne cristiane, cioè personalità libere. A Roma emergono donne che insegnano la fede, che accompagnano spiritualmente intere comunità cristiane come ad esempio la nobile Cecilia, martire romana, la cui casa fu, se non proprio la prima, sicuramente una delle prime domus ecclesiae della capitale, uno dei primi luoghi in cui venivano amministrati i battesimi nella zona di Trastevere a Roma.

Anche oggi le donne credenti sono chiamate a portare la gioia della Risurrezione nel mondo, proclamare che la vita è un dono e va donata, che la vita di Dio è potenza d’amore che fa risorgere dalla morte, perché tocca la nostra esistenza e la trasforma, cambia la paura in audacia e la tristezza in gioia. La vita di Dio mette in movimento, spinge a partire, ad incontrare gli altri, i diversi, ad annunciare la pace, per dire a tutti che Cristo è risorto. È veramente risorto. E noi, con Lui, siamo vivi per sempre!

Scrive il Cardinal Carlo Maria Martini: “Le donne sono apostole degli apostoli; sono loro a dare inizio a quell’unica vera novità comunicativa della storia che cambia il mondo. La storia è un tessuto comunicativo, un ordito di comunicazioni che si ripetono, si accavallano, rimbalzano, si richiamano. E, nell’immenso fiume comunicativo della storia, accade a un certo punto un evento inedito – la risurrezione di Cristo – che muta il significato di tutto. Le donne annunciano tale evento; alle donne viene affidata questa assoluta, totale, determinante novità della storia che è il messaggio della risurrezione. Credo si fondi qui il significato e l’importanza della donna nella Chiesa e nella società; a lei è consegnato l’annuncio della vita nuova, non perché lo tenga per sé o ne faccia un monopolio, una questione di potere, ma perché sia il primo impulso di trasmissione della nuova vita e aiuti l’umanità intera a recepirla”.

 


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