Ma quanti “Occidente” ci sono?

di Diego Torre

I FAUTORI DEL GLOBALISMO MASSONICO E IL CONCETTO DI “OCCIDENTE”

La chiacchera geopolitica corrente, innescata dalla guerra in Ucraina, fra le sue false premesse annovera l’equivoco concetto di Occidente. A sentire esperti e giornalisti, che riprendono gli stereotipi della guerra fredda, avremmo un’autocrazia tenebrosa proveniente dall’est che aggredisce una liberaldemocrazia occidentale. Passa così il messaggio implicito che Occidente sia liberal-democrazia, parlamenti, partiti e quant’altro ci governa; ed ancora libero mercato, consumismo, “nuovi diritti”, libero aborto, utero in affitto e cultura gender. Ciò può stare bene per i fautori del globalismo massonico ma non per i cristiani che nel magistero della Chiesa e nella civiltà europea trovano ben altre indicazioni.

La storia stessa ci indica nelle radici cristiane la vera sorgente della civiltà occidentale, nata dalla sintesi del pensiero greco , del diritto romano e soprattutto dal Vangelo di Nostro Signore e dalla dottrina sociale che ne è derivata. Si tratta di una sintesi provvidenziale che ha prodotto nella società occidentale “un tale ordinamento [di] frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare” (Leone XIII, Immortale Dei).

L’Occidente non è quindi un’espressione geografica, ma una civiltà i cui resti sopravvivono anche fuori dall’Europa; nel continente americano, nell’Oceania, in talune parti di Africa e Medio Oriente.  La pretesa della liberaldemocrazia, massonica e gnostica, di rappresentarlo, realizza in realtà il travisamento dei suoi valori fondamentali. Tale autentica usurpazione è un processo ormai plurisecolare che trova nel globalismo e nel relativismo la propria sintesi finale.

Ma del passato glorioso dell’Occidente cosa rimane? Il processo plurisecolare di secolarizzazione che lo ha investito ne ha sconvolto i principi fondamentali, la sua antropologia naturale e cristiana, le sue visioni di famiglia, lavoro, economia, politica….. L’Occidente che vogliono spacciarci per vero  è dominato dalla modernità ideologica; una manovra scorretta che continua a chiamare alle armi i popoli per sostenere le guerre delle elitè globaliste angloamericane. E’ un film già visto altre volte e che viene replicato oggi in Ucraina.

E la Russia? Estesa su due continenti, per quello che ha espresso culturalmente e civilmente, è Europa anch’essa. Quando in tempi lontani S. Giovanni Paolo II parlava di Europa “dall’Atlantico agli Urali” si riferiva più ad un retaggio culturale che ad una realtà geografica. L’apporto di quella nazione, spirituale e liturgico, artistico e letterario, musicale e teatrale, al comune patrimonio è ampio e profondo. Anche la convinzione delle sue classi dirigenti di proteggere i cristiani nei secoli e di essere trampolino di lancio e ponte verso l’Asia dei valori civili europei  lo dimostrano. Come dimenticare il soccorso nel tempo a greci, serbi ed armeni, la lotta contro la tirannide napoleonica e hitleriana, fino all’attuale opposizione all’integralismo islamico in Medio Oriente ed Africa? Ma anche il popolo russo, sfigurato nella sua anima da 70 di comunismo, subisce oggi le stesse influenze negative del resto del mondo una volta cristiano.

Il laicismo “peste dell’età nostra” (Pio XI, Quas primas), con il suo secolarismo totalitario, riduce l’uomo ad un atomo, isolato e senza spirito, in una società priva di relazioni autentiche. No, per questo occidente non si può morire! Lo sforzo che, ancora una volta, va realizzato e per il quale conviene impegnare la vita, è la costruzione di una società a misura d’uomo secondo il piano di Dio (cf S. Giovanni Paolo II). E «… non si deve inventare la civiltà, né si deve costruire la nuova società tra le nuvole. Essa è esistita ed esiste; è la civiltà cristiana, è la società cattolica. Non si tratta che di instaurarla, ristabilirla incessantemente sulle sue naturali e divine fondamenta contro i rinascenti attacchi della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà: “Omnia instaurare in Christo”» (S. Pio X, Notre charge apostolique).

Anche, soprattutto, nell’attuale contingenza storica, questo è l’obbiettivo a cui puntare. Questa è l’unica seria premessa per una vera pace fra i popoli.

 

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