Una nuova legge LGBT spagnola mette in guardia anche l’Italia…


di Giuseppe Brienza

UN DECALOGO DEGLI ORRORI DI UNA LEGGE PRO GENDER SPAGNOLA DA TENERE IN CONSIDERAZIONE ANCHE PER IL DDL ZAN IN ITALIA…

Un nuovo strumento dell’ideologia gender rischia di danneggiare le donne e violare il diritto/dovere all’educazione dei genitori spagnoli. Il parlamento della Comunità autonoma di Castilla-La Mancha, il cui presidente è dal 2015 il socialista Emiliano García-Page, ha approvato infatti negli scorsi giorni una legge sulla diversità sessuale e sui diritti LGBTI, anche più radicale e autoritaria di quelle imposte dal premier spagnolo Pedro Sánchez, leader dello stesso Partito Socialista (PSOE), animato da decenni da una libido di imposizione ideologica e di sanzioni verso chi non condivide l’ideologia vetero-femminista e genderista.

Un gruppo di cittadini, in modo autonomo, senza il patrocinio di alcuna associazione, si è mobilitato inviando lettere ai deputati regionali spiegando loro i motivi per cui dovrebbero opporsi a leggi di questo tipo che ledono gravemente la dignità della persona e i diritti della famiglia. Precisano che la nuova normativa viola anche i diritti delle donne che, fra l’altro, si troveranno indifese in determinate situazioni e contesti, i diritti dei lavoratori, in primo luogo psicologi, insegnanti o dipendenti pubblici, in quanto non potranno più agire in conformità al loro pensiero a proposito dei temi dell’omosessualità o della transessualità, i diritti dei minori, spinti verso “cure ormonali” irreversibili delle quali non conoscono bene le conseguenze.

I cittadini-obiettori alla legge hanno accompagnato la lettera pubblica con una che ha evidenziato i seguenti 10 aspetti maggiormente criticabili presenti nelle disposizioni della nuova normativa.

  • La legge permette di “scegliere” liberamente la propria identità sessuale senza alcun riferimento al corpo e alla biologia.

È una legge basata sul presupposto che il sesso può essere scelto, che il sesso biologico non determina la persona, che qualsiasi decisione in merito al sesso è valida.

  • Attribuisce alla “inclinazione sessuale” uno status giuridico privilegiato.

Questa legge mira a disciplinare i diritti, già garantiti dalla Costituzione spagnola, di un gruppo specifico minoritario che si chiama LGBTI, che non rappresenta oltretutto tutte le persone con attrazione per lo stesso sesso che ci sono in Spagna.

  • Limita paradossalmente ogni scelta di carattere “riparativo” rispetto a crisi nell’ambito dell’identità personale e sessuale.

Questa legge viola i principi costituzionali spagnoli come il diritto al libero sviluppo della personalità (curiosamente chiunque può scegliere un’opzione sessuale, ma l’art.8 della legge spiega che tutta la pratica di terapie di conversione o di controcondizionamento, in qualsiasi forma, volte a modificare l’orientamento sessuale, l’identità dello sviluppo sessuale o di genere espressione del popolo LGTBI è vietata) e la neutralità dei poteri pubblici (l’art. 10 spiega che le Pubbliche Amministrazioni di Castilla-La Mancha sosterranno le celebrazioni, internazionali, nazionali o regionali, di atti ed eventi “che costituiscono strumenti di visibilità, normalizzazione e consolidamento di piena ed effettiva uguaglianza nella vita delle persone LGBTI“).

  • Annulla i fondamenti dello “Stato di diritto”.

La legge promuove sanzioni fino a 60.000 euro per infrazioni generiche e poco chiare, come la “discriminazione per errore” (art. 4), e ribalta l’onere della prova in cui verrà chiesto all’imputato di provare la propria innocenza (l’art. 55 infatti riporta che corrisponde “al soggetto cui è attribuita la condotta discriminatoria, il contributo di comprovata, oggettiva e ragionevole giustificazione“), che porrà qualsiasi cittadino in una situazione di impossibilità di difesa giurisdizionale.

  • Impedisce alle famiglie di esercitare il diritto/dovere all’educazione dei propri figli in base alla propria cultura e alle proprie scelte, anche religiose.

La legge interviene nella famiglia proponendo programmi di informazione (l’art. 26 stabilisce che il ministero competente in materia di infanzia e famiglia “incorporerà programmi di informazione rivolti alle famiglie con lo scopo di diffondere le diverse realtà affettive e sessuali”)

  • Lede gravemente i diritti costituzionali di alcuni professionisti come ad es. gli psicologi.

L’art. 8 vieta tutte le pratiche di “terapia riparativa” o di conversione e di controcondizionamento che dir si voglia, violando nello stesso tempo la libertà di coscienza di chi, come il personale docente, amministrativo o di servizio delle scuole, sarà obbligato a “rivolgersi agli studenti con il nome scelto in base alla propria identità di genere” oppure dei funzionari pubblici che dovranno ricevere, attraverso il Scuola dell’Amministrazione Regionale (EAR) di Castilla-La Mancha, corsi formazione per “il corretto svolgimento della professione nell’ambito dei servizi dell’Amministrazione che abbiano riferimento all’identità LGTBI“.

  • Promuove un assurdo “revisionismo”.

La normativa intende infatti giudicare e condannare gli atti e accadimenti del passato con le categorie di oggi, attribuendo compiti in merito alle Pubbliche Amministrazioni (l’art. 9 s’intitola orwellianamente: Ricostruzione della memoria storica…).

  • Viola di fatto i diritti ed alcune delle principali conquiste delle donne.

La normativa discrimina infatti chiaramente le donne e le ragazze nelle competizioni sportive (l’art. 41 prescrive che, “negli eventi e nelle competizioni sportive, le persone saranno incoraggiate a partecipare secondo la loro identità di genere“) e stabilisce principi di legge che espongono a pericoli nelle carceri femminili e nell’uso di spazi riservati esclusivamente alle donne.

  • Minaccia seriamente la tutela dell’infanzia.

La legge pretende infatti di inculcare un’ideologia non scientificamente provata, sia nella famiglia che nell’educazione, offrendo presunti diritti come la scelta dell’identità sessuale e del nome, il cambio di sesso attraverso le “cure ormonali”, finalizzate  a “favorire lo sviluppo del proprio corpo in modo che corrisponda a quello delle persone” o la libera scelta dei servizi igienici nelle scuole “abilitando, se necessario, un bagno neutro a tale scopo”.

  • È letteralmente imposta e non voluta dalla società civile.

Una normativa della portata di quella proposta viene imposta senza verificare assolutamente la presenza del necessario consenso sociale o scientifico rispetto alle sue dirompenti previsioni.


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Accetteranno supinamente anche gli Italiani questa Legge non c’è volontà a reagire.