Nel cuore del “libero Occidente” è in corso una feroce guerra civile


di Eugenio Capozzi

UNA PARTE DEGLI OCCIDENTALI DEFINISCE OGNI OPINIONE DIVERSA DALLE PROPRIE COME “DISCORSO DI ODIO” E RIVENDICA ESPLICITAMENTE L’ESCLUSIONE DAL DIBATTITO CIVILE, LA CANCELLAZIONE, LA PUNIZIONE ESEMPLARE DI CHI LE ESPRIME, E SPESSO LEGITTIMA ANCHE LA VIOLENZA CONTRO CHI LE ESPRIME

Le polemiche sull’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk e sulla possibile “riammissione” di Donald Trump nel social network scorrono come fossero la cosa più normale del mondo.

Quasi ormai non ci accorgiamo che da anni nel cuore del “libero Occidente” è in corso una feroce guerra civile, in cui una parte definisce ogni opinione diversa dalle proprie come “discorso di odio” e rivendica esplicitamente l’esclusione dal dibattito civile, la cancellazione, la punizione esemplare di chi le esprime, e spesso legittima anche la violenza contro chi le esprime: fosse pure un leader politico votato da decine di milioni di persone, un accademico di riconosciuto prestigio, un giornalista di indiscussa professionalità.

Ed è SEMPRE, sistematicamente la stessa parte ad agire in questo modo: i “liberal”, i progressisti, i “democratici”, spesso anche ahimè qualche usurpatore del titolo di liberale “classico” (con la “e”).

Questa è ormai l’ordinarietà della vita “civile” nella parte di mondo che vorrebbe insegnare alle altre i principi della convivenza civile.


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