Bombardati dalle news sull’Ucraina non capiamo che carestia e fame sono dietro la porta


di Gian Piero Bonfanti

LA FAME NEL MONDO SARA’ IL PROSSIMO PROBLEMA DA RISOLVERE?

Mentre il mondo è attento a quanto sta accadendo tra Russia ed Ucraina, mentre tutti commentano le affermazioni di Vladimir Putin e di Volodymyr Zelens’kyj, proprio quando tutto sembra girare intorno alla “conta dei morti” ed alle distruzioni causate dalle bombe, proprio quando tutti credono di avere una verità in tasca e cercano a tutti i costi di accaparrarsi la ragione su quanto sta accadendo, una tragedia immane è già in atto sotto i nostri occhi. Ci riferiamo alle conseguenze “indirette” di una guerra che sta coinvolgendo il mondo intero.

Infatti, oltre alle ben note problematiche energetiche legate al gas ed al petrolio, oltre a quelle che afferiscono alla geopolitica ed alla spartizione dei poteri, finalmente qualcuno si sta rendendo conto che le conseguenze legate alla carestia ed alla fame nel mondo saranno molto più catastrofiche rispetto alla condizione attuale.

Si incominciano a delineare scenari apocalittici proprio in considerazione di prossime, e probabilmente non troppo lontane, carestie. È infatti di questi giorni la notizia che il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale dell’Onu David Beasley ha lanciato l’ennesimo appello affinché il grano fermo nei porti in Ucraina venga rilasciato ed esportato. Secondo Beasley questo darebbe la possibilità di sfamare «centinaia di migliaia di persone».

Infatti se nel nostro Paese e nell’Europa siamo vittime di politiche rivolte all’acquisto di prodotti imposti da un mercato globalizzato, a discapito di una produzione interna, e quindi ricattati da aumenti energetici e di generi alimentari, altri paesi non se la passano sicuramente meglio di noi. Ci riferiamo soprattutto ai paesi denominati “in via di sviluppo” dove le conseguenze legate alla crisi economica saranno ben più gravi rispetto al «preferiamo la pace o il condizionatore accesso?» di Mario Draghi…

Molti paesi di questa lista lunghissima dipendono quasi interamente dalle esportazioni di grano e altri cereali dell’Ucraina, da sempre considerata il granaio dell’Europa, che ha nell’agricoltura un punto di forza della sua economia. Il blocco imposto negli interscambi sta già causando vittime e sta ponendo le basi per una situazione che ben presto diverrà ingestibile.

Solo per fare un esempio, in Africa i maggiori importatori dalla Russia e dall’Ucraina, dopo l’Egitto, sono Sudan, Nigeria, Tanzania, Algeria, Kenya e Sudafrica. La lista poi è molto lunga e sicuramente anche gli ultimi fatti di violenza che sono avvenuti in Asia, precisamente nello Sri Lanka, con le registrate 8 vittime, 200 feriti e le dimissioni del primo ministro, sono un primo campanello d’allarme della crisi economica che dovrebbero metterci in guardia per il nostro futuro. Si registrano mobilitazioni in molti paesi del mondo, nonostante noi continuiamo a rimanere nella nostra gabbia dorata, con le nostre mascherine, seduti sopra una polveriera.

Ricordiamo che la crisi economica del 2008 mise le basi di tumulti sfociati in problematiche sfuggite al controllo dei potentati. La crisi alimentare di quegli anni è considerata infatti un fattore co-scatenante della “Primavera araba” del 2010 che fu alimentata dall’aumento dei prezzi, dalla scarsità di materie prime alimentari e, naturalmente, da interessi politico-economici a contorno.

La storia sembra ripetersi ancora una volta, ma la memoria è sempre corta. Che ne sarà delle persone che verseranno nella totale indigenza prossimamente? Alcuni stimano ammonteranno ad un quinto della popolazione mondiale. Ma siamo proprio sicuri che questo conflitto non si possa risolvere su base diplomatica? È proprio necessaria tanta sofferenza?


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