La guerra continua. I democratici Usa contro la vita


di Diego Torre

NEGLI STATI UNITI DAL 1973 AD OGGI SESSANTA MILIONI DI INNOCENTI SONO STATI UCCISI CON L’ABORTO. ORA CHE SEMBRA ARRIVATA FINALMENTE L’ORA DI CAMBIARE ROTTA  I COSIDDETTI PROGRESSISTI SONO SUL PIEDE DI GUERRA…

Ai democratici americani non basta la guerra in Ucraina, dove contano di seppellire (politicamente) Putin anche se in compagnia (fisicamente) di decine o centinaia di migliaia di persone, in uniforme e non; russi o ucraini poco importa. Ma è iniziata un’altra guerra, tutta interna (perora) alla società americana, che sollecita ancor più gli istinti bellicosi della sinistra yankee.

E’ infatti “misteriosamente” fuoriuscita dalla Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, una bozza di sentenza che annullerebbe la precedente Roe vs Wade, che ha legalizzato l’aborto nel 1973. Tale “diritto” sarebbe in palese contraddizione con la Costituzione, sul rispetto alla quale, appunto, la Corte è chiamata a vigilare. Se ciò avvenisse ogni decisione legislativa in materia toccherebbe ai singoli stati e, guardando le colorazioni politiche di ciascuno di essi, è facile prevedere che una buona metà stringerebbe i freni o arriverebbe addirittura alla totale proibizione.

La “misteriosa” fuga di notizie, chiaramente finalizzata ad intimidire i giudici, ha già dato i risultati cercati. Femministe, LGBT, Antifa e folklore sinistroso vario sono subito scesi in piazza in difesa di quel “diritto” di aborto che ritengono ovviamente fondamentale alla loro “scelta di civiltà”. Sono state rese pubbliche le residenze dei magistrati stessi, che ora vengono assediati a casa loro dai manifestanti (attività che in USA è reato, ma che il Dipartimento di Giustizia si guarda bene dal perseguire), oltre che dalla stampa progressista. In alcune chiese la celebrazione delle Messe è stata interrotta con l’inevitabile codazzo di atti vandalici, insulti e blasfemie. Inoltre gli attivisti pro-aborto hanno attaccato i centri pro-life e dato fuoco con bombe molotov alla sede di una associazione, la Wisconsin Family Action, a Madison nel Wisconsin. Qui su un muro hanno lasciato una scritta minacciosa: “Se gli aborti non sono sicuri, non lo siete nemmeno voi”. In Oregon è stato incendiata la sede dell’Oregon Right to Life, un’altra associazione pro-vita.

Nel cuore di New York, i cattolici, armati di rosario, hanno dovuto difendere la basilica di S. Patrizio, dai difensori dei “diritti “ che gridavano “Grazie a Dio per l’aborto”, e “Dio ha ucciso il suo bambino, perché io non posso uccidere il mio? Aiutatemi ad abortire i miei bambini”.  E l’amministrazione del “cattolico” Biden?

Esplicitamente schierata a favore dell’aborto, con un comunicato ufficiale della Casa Bianca! Il presidente si dissocia dai disordini in corso, ma la portavoce uscente Jen Psaki ha voluto chiarire che Biden sostiene i manifestanti “pacifici”. La Psaki è stata appena sostituita nel ruolo dalla sua vice, Karine Jean-Pierre, apertamente omosessuale, che diventa così il volto ufficiale della Casa Bianca.

Il presidente, che crolla sempre più nei sondaggi, difende i suoi “valori”, sperando di non subire una sonora sconfitta a novembre alle elezioni di midterm, ritrovandosi così in minoranza al senato e al congresso. Lo stesso spera di ottenere facendo il duro con la Russia sul fronte ucraino.

Le ragioni di tanta opposizione sono riassumibili nella dichiarazione della vicepresidente Kamala Harris, la quale, come riporta Il Foglio del 16 maggio, ha rivolto un messaggio ai leader repubblicani: “Come osano? Come osano dire a una donna cosa può e cosa non può fare con il proprio corpo? Come osano? Come osano provare a impedirle di determinare il proprio futuro? Come osano negare alle donne i propri diritti e le proprie libertà?”. Ovviamente ha dimenticato il diritto ad esistere del concepito: quisquilie, l’unico corpo che conta è quello della donna. E i democratici hanno subito tentato al senato di calendarizzare una legge federale per difendere l’aborto senza limiti, vietando ai singoli Stati di porre qualsiasi vincolo, Il tentativo è fallito per la compatta resistenza dei senatori repubblicani a cui si è aggiunto il democratico Joe Manchin.

La stampa progressista fa la sua parte, aizzando alla protesta infinita i sostenitori della cultura di morte; il sindaco democratico di Chicago, Lori Lightfoot, notoriamente omosessuale, ha chiesto sui social di “imbracciare le armi”. Non manca un discreto codazzo di modelle, attrici e cantanti. Quelle ci sono sempre.

Tanta determinazione si spiega soprattutto con l’odio demoniaco alla vita che anima i sostenitori del “diritto” di una madre di uccidere il proprio figlio, ed il 13maggio, nel primo anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima, i vescovi americani hanno indetto una giornata di preghiera e digiuno per la fine dell’aborto.

Negli Stati Uniti dal 1973 ad oggi 60.000.000 (sessanta milioni) di innocenti sono stati uccisi, ma è arrivata finalmente l’ora di cambiare rotta; ed è ovvio ricordare quanto, ciò che avviene in quel grande paese, condizioni poi il mondo intero. Dal 1974 si marcia per la vita ogni anno in una imponente manifestazione a Washington, si prega dinnanzi alle cliniche dove si praticano gli aborti, si mantiene un intenso dibattito sul tema. Le chiese evangeliche, ma anche quella cattolica, tengono una netta e decisa posizione di condanna. Quanto sta avvenendo è una lezione per tutti. Forse si profila all’orizzonte l’alba del giorno in cui dare la morte agli innocenti negli USA non sarà più un diritto.

 


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