Il card. Zuppi: “l’Italia è lacerata per le scelte miopi, l’approssimazione e il velleitarismo”


di Matteo Maria cardinal Zuppi*

IL CARDINALE DI BOLOGNA: “LA RICONCILIAZIONE È SEMPRE POSSIBILE, MA SOLO PARTENDO DALLA CONSAPEVOLEZZA DI QUELLO CHE NON HA FUNZIONATO, SENZA NULLA DI CATARTICO, COSÌ FUNZIONALE A CHE TUTTO CAMBI E NIENTE CAMBI”

Ringrazio Mimmo Nunnari, appassionato e intelligente giornalista, che non ha solo raccontato fatti di cronaca e avvenimenti, ma ha cercato di capirli per aiutare a cambiare la storia, per avere riposto tante considerazioni importanti su un tema che dopo decenni di analisi, scelte, piani, casse, interventi, è ancora drammaticamente aperto.

Ha coinvolto due testimoni qualificati, pastori di due delle principali città del Sud, figli essi stessi del Mezzogiorno: monsignor Battaglia, che nella sua attività di lotta alla schiavitù delle dipendenze, e poi come vescovo, ha ben conosciuto le conseguenze della situazione sui più fragili, e monsignor Lorefice, che unisce una sensibilità storica e teologica all’impegno a fianco dei più poveri. Essi ci aiutano, con le loro riflessioni, a rileggere le pagine di incredibile attualità, ma a questo punto anche di severo giudizio, del cardinal Carlo M. Martini – di cui ricorrono i dieci anni dalla morte – a distanza di trenta anni dalla pubblicazione del libro Nord Sud l’Italia da riconciliare.

Se lo stivale è spezzato, e soprattutto se è rimasto spezzato, non è un caso, ma il frutto di scelte miopi, di interessi che hanno distorto i mezzi, di approssimazione, di velleitarismo. La riconciliazione è sempre possibile, ma solo partendo dalla consapevolezza di quello che non ha funzionato, senza nulla di catartico, così funzionale a che “tutto cambi e niente cambi”.

È necessario un deciso, consapevole, non opportunistico sforzo, capace di connettere le forze buone, le risorse, di creare alternative strutturali per sconfiggere quello che di fatto rappresenta un sistema e chi trae dall’arretratezza vari tipi convenienze. Non si può accettare un’ingiustizia evidente, che arriva addirittura a una diversa speranza di vita tra Nord e Sud e che causa ancora l’abbandono dei giovani della loro terra d’origine.

I vescovi della Sicilia hanno chiesto recentemente di “fare fronte comune nello spronare gli enti e le amministrazioni, nel farsi voce di questa fascia sofferente della popolazione e nell’accompagnare chi può praticare un’economia diversa in Sicilia per rianimare questa terra e rispondere con i fatti all’emorragia di giovani che continuano ad andare via”.

Non è venuta l’ora, in questa stagione in cui siamo aiutati a pensare un piano a lungo termine – con risorse che difficilmente si ripresenteranno a breve e che chiedono una capacità di progettazione e soprattutto di attuazione – di un impegno di tutti per mettere le basi per un sistema virtuoso efficace e duraturo? Non è il momento di una nuova organizzazione e di una creativa promozione della cultura di impresa e della cooperazione per un’ecologia integrale e per lo sviluppo comune? Non accettiamo lo scetticismo o la rassegnazione per cui non si pone nemmeno nell’agenda il problema della frattura Nord Sud e di come riconciliare i due pezzi. Il problema della riconciliazione è una sfida per tutti e in ogni situazione, perché il male divide e crea delle contrapposizioni, e la riconciliazione, anche dal punto di vista sociale e politico, è fondamentale, tanto più nel momento storico che stiamo vivendo.

Abbiamo veramente bisogno di questa riconciliazione che comincia laddove si diventa consapevoli che le difficoltà vanno affrontate assieme e che non esiste soluzione ai vari problemi che si possa trovare da soli. Soltanto grazie a una vera riconciliazione si possono affrontare le grandi sfide che ci attendono. Su questo tema le parole del cardinale Martini mantengono tutta la loro freschezza e attualità, soprattutto nella sua visione del prendere sul serio “la mentalità e gli atteggiamenti etici per i quali sono evidenti e decisivi gli influssi del cristianesimo” perché “occorre fare vedere come essi hanno creato unità tra correnti culturali diverse”.

È certamente l’auspicio e l’impegno di noi tutti. Questo libro ci aiuta a credere che la frattura verrà ricomposta e a scegliere di mettere le basi perché questo avvenga. È la speranza e il desiderio dei giovani, è il testamento affidatoci da tanti che si sono spesi per questo, è il compito di chi ama lo stivale intero e le due singole parti perché siano una cosa sola per davvero.

* Introduzione al libro di Mimmo Nunnari dal titolo
“Lo Stivale Spezzato – Superare la frattura Nord-Sud”
(Edizioni San Paolo 2022, pp. 200, euro 18)


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